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Il ‘Servo di Dio’ Rosario Livatino: ucciso per difendere la giustizia, la libertà e la legalità

21 marzo: Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie


di Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Il giudice Rosario Livatino aveva 38 anni quando è stato ucciso dalla Mafia, il 21 settembre 1990, nei campi tra Canicattì e Agrigento. Ho visto quei campi, già segnati dal dolore e dalla fatica e oggi anche dal sangue. Una morte tra le tante, che ha colpito uomini di legge, di polizia, preti, giornalisti, amministratori. Il 21 marzo di ogni anno vogliamo ricordare insieme questi uomini e donne che hanno amato la giustizia, difeso la libertà, preteso la legalità fino a dare la vita: vittime della criminalità mafiosa. Il giudice Livatino assume un significato particolare per la Chiesa, perché la sua testimonianza contro la Mafia fino a dare la sua vita è stata anche una testimonianza di fede, un martirio. Livatino è ‘Servo di Dio’, perché ha messo la sua vita al servizio dell’amore a Dio e al prossimo con tutto se stesso, anima e corpo, e come se stesso: lo spiega anche la sigla che il giudice poneva al termine di alcuni suoi scritti e che significa “nelle mani di Dio”. Livatino è stato ucciso anche in odio alla fede, perché riteneva che “il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio”. Impegnato nell’Azione Cattolica, il giudice Livatino ha fatto della storia il luogo della sua testimonianza laicale, nella quotidianità di un lavoro appassionato, nella fedeltà alla preghiera – prima di iniziare il lavoro ogni giorno nella chiesa di S. Giuseppe, l’uomo ‘giusto’– e alla partecipazione all’Eucaristia domenicale, nella ricerca della giustizia aperta anche alla carità. Tra carità e giustizia c’è un rapporto biunivoco: non si può fare per carità ciò che è dovuto per giustizia; ma anche la giustizia trova nella carità la sua realizzazione più alta. In questo giorno dedicato ai martiri della legalità, alle vittime della mafia il volto di un giovane magistrato ci viene incontro e ci ricorda che la salita al Paradiso passa dall’impegno di tutti per la ricerca della giustizia e dall’esercizio della carità. Sempre.

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