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Il ricordo dei martiri Sebasteni e dei confratelli defunti: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Casa di riposo "Betlem", 14 novembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, celebriamo oggi il tradizionale ricordo dei 40 Martiri Sebasteni. Papa Francesco ha ricordato come il cammino dei martiri nella fede non è concluso, ma anche la Chiesa di oggi è Chiesa di martiri: “Anche oggi ci sono tanti cristiani uccisi e perseguitati per amore di Cristo. Danno la vita nel silenzio, perché il loro martirio non fa notizia: ma oggi ci sono più martiri cristiani che nei primi secoli”. Il ricordo dei martiri Sebasteni si unisce alla preghiera di suffragio per i nostri confratelli arcivescovi e presbiteri defunti. Ci lasciamo guidare dalla Parola di Dio che oggi ci ricorda come la sapienza, dono di Dio, è “intelligente, santa, unica, molteplice, sottile, agile, penetrante, senza macchia, schietta, inoffensiva, amante del bene, pronta, libera, cerca il bene, amica dell’uomo, stabile, sicura, tranquilla, tutto può e tutto controlla”. L’elenco rimanda immediatamente alle caratteristiche della carità dell’inno di S. Paolo ai Corinzi, quasi a dire che sapienza e carità sono i volti del nostro Dio, “immagini della sua bontà” a cui ogni stile di vita cristiano, ogni “amico di Dio” – per riprendere le parole sapienziali - guarda. Il Regno di Dio che viene – a cui fanno riferimento le parole di Gesù nel brano del Vangelo di Luca – si riconosce non da segni di potenza e di dominio, ma da segni di dono, di sofferenza. Sono questi segni che noi riconosciamo nei testimoni del Vangelo e che il Signore chiede a ciascuno di noi. “I santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione” (G.E. 4) e i martiri intercedono per noi, ci ha ricordato Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exsultate. E ha aggiunto: “La loro testimonianza ci ricorda che la Chiesa non ha bisogno di tanti burocrati e funzionari, ma di missionari appassionati, divorati dall’entusiasmo di comunicare la vera vita. I santi sorprendono, spiazzano, perché la loro vita ci chiama a uscire dalla mediocrità tranquilla e anestetizzante” (G.E.138). Celebrare l’Eucaristia a suffragio dei nostri defunti, Vescovi e presbiteri, significa inserirsi in questi legami di amore e di comunione che loro hanno testimoniato e che oggi vivono in pienezza con Dio. I martiri, i santi, per usare le parole dell’evangelista Luca nel brano evangelico che abbiamo ascoltato, non si sono lasciati ingannare da falsi profeti, da false strade, ma hanno seguito il Signore, nella sua umiltà e semplicità. Ricordare oggi i nostri Vescovi e presbiteri defunti significa ricordare le guide della nostra vita e della nostra Chiesa che, anche nella povertà e nei limiti di ogni persona, hanno saputo indicare la strada e lo stile del Vangelo, aiutandoci a camminare nella carità. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, mentre affidiamo al Signore l’anima dei nostri confratelli defunti che oggi riposano in Dio, vedono il Signore, chiediamo al Signore di prenderci per mano nel nostro ministero, perché abbiamo il coraggio della verità e della carità, segni della sapienza di Dio che ci raggiunge nella nostra quotidianità. Infatti, come ci ricorda Papa Francesco, “senza la sapienza del discernimento possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento” (G.E. 167) e perdere di vista il Regno di Dio che inizia oggi e ci attende alla fine della nostra vita. Così sia.

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