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Il Padre conservi l’unità e ci accompagni ogni giorno

XVII Tempo Ordinario

Il Padre conservi l’unità e ci accompagni ogni giorno

(Lido delle Nazioni, 50° di consacrazione della Chiesa, 24.7.2022)

S.E.Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, cari turisti, come ogni anno ci ritroviamo attorno alla mensa eucaristica per pregare insieme il Signore, affidare le nostre famiglie, in questo tempo di riposo e di vacanza, che è anche tempo di grazia.  Quest’anno ricordiamo anche un anniversario: cinquant’anni fa, il 9 luglio 1972, l’Arcivescovo Natale Mosconi, cremonese come me e amato Pastore, consacrava questa chiesa del Lido delle Nazioni, costruita su progetto dell’ingegner Vittorio Mastellari , affidandola all’intercessione di S. Guido, Abate di Pomposa, e creando poi una comunità parrocchiale autonoma rispetto alla parrocchia di S. Giuseppe. La struttura della chiesa, che si ispira a una tenda, richiama anzitutto il cammino dell’Esodo del popolo d’Israele, ma oggi richiama a noi anche il cammino sinodale che stiamo vivendo. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio che ha nutre ogni domenica la nostra fede. La pagina della Genesi ci ricorda il peccato di Sodoma e Gomorra, ma soprattutto ci richiama il tentativo esemplare di Abramo di salvare le città, confidando nella misericordia di Dio. Il rischio di allontanarsi dal Signore è un rischio che corrono anche le nostre città di oggi, nelle quali sembra che il Signore è lontano e dimenticato. Ma il rischio di allontanarsi dal Signore avviene talora anche nella Chiesa, nella quale le divisioni, il rischio di rompere l’unità della Chiesa ritorna anche oggi come in ogni stagione della storia, con forme sempre rinnovate. Servire l’unità, costruire l’unità è un compito permanente nella vita della Chiesa locale e universale. “Fuori da questo corpo, da questa unità della Chiesa in Cristo – ha scritto papa Francesco nell’enciclica Lumen fidei -, da questa Chiesa che — secondo le parole di Romano Guardini — «è la portatrice storica dello sguardo plenario di Cristo sul mondo», la fede perde la sua “misura”, non trova più il suo equilibrio, lo spazio necessario per sorreggersi. La fede ha una forma necessariamente ecclesiale, si confessa dall’interno del corpo di Cristo, come comunione concreta dei credenti. È da questo luogo ecclesiale che essa apre il singolo cristiano verso tutti gli uomini” (L.F. 22). Il Concilio Vaticano II, che illumina e guida la vita della Chiesa di oggi, unitamente ai Sinodi dei Vescovi celebrati dopo il Concilio e ai cammini sinodali delle diverse Chiese sono strumenti di partecipazione alla vita della Chiesa e di unità. Purtroppo, talora, il riferimento alla Tradizione, è usato in contrapposizione al cammino conciliare e sinodale e crea confusione e rompe l’unità. Non lasciamoci ingannare da profeti del momento che dividono e rompono l’unità. La Tradizione non è ripetizione semplice, ma sempre unita alla Scrittura e al Magistero, è una fonte dell’attualità della nostra fede e del cammino di vita cristiana, come ci ricorda la Costituzione conciliare Dei Verbum: “La sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime” (D.V. 10). L’unità della Chiesa, nel tempo e nello spazio, è collegata all’unità della fede. “Se il Concilio non tratta espressamente della fede, ne parla ad ogni pagina, ne riconosce il carattere vitale e soprannaturale, la suppone integra e forte, e costruisce su di essa le sue dottrine. Basterebbe ricordare le affermazioni conciliari […] per rendersi conto dell’essenziale importanza che il Concilio, coerente con la tradizione dottrinale della Chiesa, attribuisce alla fede, alla vera fede, quella che ha per sorgente Cristo e per canale il magistero della Chiesa”, ha ricordato san Paolo VI, nell’Udienza generale 8 marzo 1967. La nostra fede poggia sul mistero della morte e risurrezione di Gesù, sul mistero pasquale, come ci ricorda l’apostolo Paolo nelle parole rivolte ai Colossesi che abbiamo ascoltato, che ci ha resi liberi dal peccato, regalandoci il perdono, ma anche ci ha resi liberi da ogni prescrizione. La libertà è uno dei doni della nostra fede. Maria e i Santi sono persone libere a cui ispirarci anche per il nostro cammino di santità. La pagina evangelica di Luca ci regala la preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli e anche a noi: il Padre nostro. Di più: Gesù ci ricorda l’insistenza della preghiera, non perché il Signore ha un cuore duro, ma perché noi ci dimentichiamo spesso del Signore. Il Padre nostro è la preghiera del quotidiano, in cui dopo aver ricordato Dio Creatore e il suo santo nome, gli chiediamo il pane, il perdono e di farci superare le tentazioni della vita, della città. Non è facile pregare. Questa difficoltà è segnalata anche nei Detti dei Padri del deserto: “I fratelli chiesero a padre Agatone: “Padre, nella vita spirituale quale virtù richiede maggior fatica? Dice loro: “Perdonatemi, ma penso che non vi sia fatica così grande come pregare Dio. Infatti, quando l’uomo vuole pregare, i nemici cercano di impedirlo, ben sapendo che da nulla sono così ostacolati come dalla preghiera…La preghiera richiede lotta fino all’ultimo respiro” (Vita e detti dei Padri del deserto, Roma, Città nuova, vol. I, 1975, p. 117). Cari fratelli e sorelle, la Parola Dio che abbiamo ascoltato ci aiuti ad amare la Chiesa e una delle sue note fondamentali, l’unità, in questo tempo di cammino sinodale. Al tempo stesso l’amore alla Scrittura e  alla preghiera personale e comunitaria, con al centro l’Eucaristia, dono di vita, aiuti a rinnovare l’annuncio del Vangelo e lo stile di vita cristiano. Così sia.