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Il muro di ieri e i muri di oggi

Aggiornato il: 23 dic 2019

Per i 30 anni dalla caduta del muro di Berlino

S. E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Quel giovedì 9 novembre 1989, prete da cinque anni, ero a Milano, perché frequentavo il corso di Licenza in teologia sistematica alla Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale e lavoravo in Segreteria del Vescovo di Cremona, Mons. Enrico Assi, molto attento ai temi sociali e politici. La notizia della possibilità di attraversare liberamente il muro di Berlino arrivò improvvisa, anche se preparata immediatamente dalle elezioni in Polonia del giugno 1989, con la vittoria di Solidarnosc, ma da dieci anni dal pontificato di San Giovanni Paolo II, che sempre più oggi comprendiamo essere stato il vero protagonista della caduta del muro. La visita e l'incontro, poi, il 1° dicembre 1989, tra Gorbaciov e San Giovanni Paolo II ci diede la certezza che nulla poteva più tornare come prima. Era la fine di un'epoca, che avveniva non con la guerra, ma con la non violenza e la pace. Era la vittoria dei martiri dell'Est, del Samizdat, che durante gli anni del Seminario a Cremona ci avevano accompagnato nei racconti e negli scritti soprattutto della rivista 'Russia cristiana' e di padre Scalfi, di 'Arcipelago Gulag' di Solzenicyn, ma anche nei ricchi resoconti del settimanale 'Il Sabato' e di 'Avvenire'. La stampa italiana – spesso silente su ciò che avveniva oltrecortina – finalmente si risvegliò improvvisamente. Da allora si comprese come la caduta, nella pace e nella non violenza, del muro di Berlino era avvenuta grazie alle lotte, alla preghiera, alla sofferenza e al martirio di molte persone: "Guardando con gli occhi della fede cerchiamo di scoprire in questi avvenimenti i 'segni dei tempi', cioè il 'kairós' biblico che si manifesta nella storia umana", disse San Giovanni Paolo II, chiudendo il primo Sinodo sull'Europa del 1991. San Giovanni Paolo II, poi, ci ha fatto comprendere come la caduta del muro e la fine di uno scontro ideologico doveva essere accompagnata da nuovi modelli politici, economici e sociali, dalla costruzione di un'altra Europa, "casa comune", da una Chiesa che imparasse a respirare a due polmoni – Orientale e Occidentale -, ricca di due tradizioni che da troppi anni erano distanti, lontane: impegni e cammini ancora importanti oggi. Al tempo stesso, il ricordo della caduta del muro di Berlino, 30 anni dopo, si libera da alcuni sogni e desideri, non facendoci dimenticare i muri di separazione, di rifiuto che ancora si costruiscono nel mondo – alla fine della seconda Guerra mondiale erano 7 oggi sono 70 - e i muri di pregiudizi, di indifferenza, di insofferenza che rischiano di ritornare a crescere nei nostri cuori e nella nostra mente e che indeboliscono i cammini di una nuova Europa, di una nuova cittadinanza globale. E' un ricordo che diventa impegno, testimonianza di libertà e di solidarietà.

(pubblicato su “La Nuova Ferrara" del 9 novembre 2019)

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