• Redazione

Il dono di Maria alla Chiesa: omelia di mons. Perego

Santuario del Poggetto, 8 settembre 2020


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, la festa della Natività di Maria ci ricorda il dono di Maria da parte di Dio: attraverso di Lei, la sua accoglienza del Figlio, infatti, ha avuto inizio della nostra salvezza.

Un inizio, una nuova pagina della storia della salvezza che – ci ricorda la profezia del profeta Michea - avviene in un piccolo paese, Betlemme. Una venuta del Figlio di Dio che vedrà Maria partorire nella semplicità e nell’umiltà di una povera casa durante il viaggio. Un dono di un Figlio che ridarà sicurezza e pace al mondo. Il dono di Maria al mondo e alla Chiesa, la sua nascita sono strettamente legati al dono di un Figlio, alla nascita del Salvatore. In questi tempi di incertezza, che si trasforma anche in violenza, in mancanza di rispetto delle regole e delle persone, in rifiuto, in nuove povertà, sentiamo ancora più forte la presenza e il dono di Maria. La sentiamo con suo Figlio accanto a noi, come madre. La vediamo vicina alle nuove madri come a Elisabetta. La incontriamo con volti diversi e storie di presenza rinnovata in questo Santuario del Poggetto come in ogni altro santuario al mondo: luoghi di grazia e di benedizione, di consolazione. Il Santuario del Poggetto, da secoli, come ogni Santuario è un luogo sacro che distribuisce le carezze di Maria bambina e di Maria, Madre di Dio, ad ogni pellegrino che con fede viene ai suoi piedi.

La genealogia di Gesù – ricordata dalla pagina evangelica – se da una parte indica l’umanità del Figlio che nasce da Maria, dall’altra ricorda come da sempre Dio ha amato il mondo fino a dare suo Figlio. Maria e Giuseppe sono parte di questo progetto d’amore di Dio non improvvisato. Un progetto che vede i dubbi di Maria e le preoccupazioni di Giuseppe, ma che alla fine accolgono la Parola di Dio e il dono dello Spirito. I dubbi e le incertezze di Maria e Giuseppe somigliano ai nostri dubbi e alle nostre incertezze di fronte alla vita che nasce, alla sofferenza innocente, alla malattia incurabile, alla morte improvvisa. La fede di Maria e il senso della giustizia di Giuseppe ci ricordano che anche le situazioni più difficili trovano un senso nell’affidarci al Signore. La fede di Maria, infatti, ci ricorda come un giovane donna non si sente sola nella sua maternità, ma accompagnata da Dio e amata da Giuseppe. Come vorremmo che le donne che oggi aspettano un figlio si sentano accompagnate da Dio, amate in famiglia, sostenute dalla società e non lasciate sole a decidere della vita che nasce. Una vita che nasce ha bisogno di relazioni attorno, di condivisione e non di solitudine e abbandono. La natività di Maria, rinnovata oggi dalla natività di tanti nuovi figli chiede un investimento di amore, di cura e non una superficiale banalizzazione della vita che nasce da parte della politica, della cultura delle nostre città e dei nostri paesi. La Natività di Maria diventa oggi nella Chiesa che prega e che celebra un forte appello a difendere e accompagnare la vita che nasce, a rinnovare un movimento per la vita nelle nostre parrocchie, con protagonisti – come nel 1978 - ancora i giovani, le giovani coppie, il nostro mondo associativo ed ecclesiale. Difendere la vita non può che essere interesse di tutti, perché tutti vogliamo dare un futuro alle nostre città.

Dobbiamo aiutare a non avere paura della vita, a non lasciare sole le donne madri. Tutte. Le giovani donne madri delle nostre comunità, le donne madri che fuggono da guerra e povertà, le donne madri che sbarcano nei nostri porti. Dobbiamo costruire casa attorno a queste madri del nostro tempo, come è stato capace Giuseppe, che per questo è un uomo giusto. Dobbiamo sostenere il Consultorio, ii Centri e i Servizi di aiuto alla vita nelle nostre città e nei nostri paesi, i progetti di accoglienza delle madri migranti e rifugiate della Caritas: sono luoghi di grazia, luoghi di vita, luoghi di giustizia. La giustizia di Giuseppe, poi, ci ricorda che difronte alla vita che nasce cadono tutti gli interessi personali, le precomprensioni culturali e ideologiche, le paure. Papa Francesco, nell’esortazione Evangelii Gaudium, ci ha ricordato che nNon è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie, particolarmente quando la vita che cresce in loro è sorta come conseguenza di una violenza o in un contesto di estrema povertà” (E.G. 214).

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, chiediamo al Signore che la gioia di Maria attraversi i nostri cuori e si trasformi nella gioia di annunciare il Vangelo della vita.

Post recenti

Mostra tutti

Avvento, lettera dell'Arcivescovo per i sacerdoti

Ferrara, 24 novembre 2020 Memoria di S. Andrea Dung Lac e compagni Cari confratelli, domenica 29 novembre inizia il Tempo di Avvento, con l’invito di Gesù richiamato nel brano evangelico di Marco: “Ve

La Voce di Ferrara-Comacchio è il settimanale dell'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio
Redazione: Via Boccacanale di Santo Stefano 24/26 - Ferrara - Tel. 0532/240762 Fax 0532/240698
Proprietà dell'Opera Archidiocesana per la Preservazione della Fede e della Religione
Reg. Tribunale di Ferrara n. 66 del 27-09-1956