• Redazione

Il Carmelo e il Calvario

Beata Vergine del Monte Carmelo


Ferrara, Carmelitane, 16 luglio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Care sorelle e cari fratelli, celebriamo oggi Maria, con il titolo della Vergine del Monte Carmelo. La verginità di Maria, dono di Dio per preparare il dono del Figlio, una grazia per una scelta di libertà, è legata a un luogo biblico, il Monte Carmelo, ricordato nella pagina del Libro dei re che abbiamo ascoltato. Il profeta Elia sale sul Monte Carmelo per chiedere a Dio il dono della pioggia: e “la pioggia cadde a dirotto”. E’ un dono che stiamo chiedendo anche noi per la nostra cara terra, segnata dalla siccità, e anche per il nostro Delta, dove la mancanza di pioggia vede incunearsi l’acqua del mare che distrugge ogni cosa. Forse il nostro sguardo al cielo, come chiede Elia al ragazzo che lo accompagna, ha bisogno di ritornare sette volte, perché la nostra fede sia autentica e sia accompagnata da uno stile di vita rinnovato, capace di cura del creato, di consumo critico, di responsabilità. “Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta – scrive Papa Francesco nell’enciclica Laudato sì -, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni. L’attenuazione degli effetti dell’attuale squilibrio dipende da ciò che facciamo ora, soprattutto se pensiamo alla responsabilità che ci attribuiranno coloro che dovranno sopportare le peggiori conseguenze” (L. S. 162). E in un altro passaggio dell’enciclica papa Francesco ci ricorda che “La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali - scrive papa Francesco nell’enciclica Laudato si - ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico” (L.S. 111). La nostra fede deve essere carica di questo stile rinnovato di vita, di questa cultura e cura del creato. Come è stata la fede di Maria, donna del Carmelo, perché ha saputo fidarsi di Dio come il profeta Elia, ma anche è stata capace di responsabilità: per la maternità, verso il Figlio, verso la cugina Elisabetta, verso gli sposi di Cana, di fronte al rifiuto del Figlio, sotto la Croce e al sepolcro, con gli apostoli. I Padri della Chiesa hanno paragonato la nuvola sul Carmelo che dona vita a Maria. Nel V secolo Crisippo, prete di Gerusalemme, saluta Maria con questa espressione: “Ave nuvola della pioggia che offre bevanda alle anime dei santi”. Il silenzio di Maria come le sue poche parole diventano segno di vita, come la pioggia sulla terra arida. E i carmelitani e le carmelitane hanno trovato su questo monte Carmelo, monte della preghiera, del fuoco e dell’acqua, la forza e la fonte della propria spiritualità. La pagina evangelica di Giovanni collega strettamente il monte Carmelo con il monte Calvario. Se l’acqua è il dono di vita che sgorga sul monte Carmelo, sul monte Calvario nasce dalla morte di Gesù il dono di una madre e di un figlio, il dono della Chiesa. Le parole di Gesù sulla croce non sono parole di morte, ma di vita, non sono parole di disperazione, ma di speranza. E per queste parole di Gesù sulla Croce tutte le volte che guardiamo a Maria, come l’apostolo Giovanni, la sentiamo Madre e ci sentiamo suoi figli. Il Calvario come il Carmelo è il monte della vita, il monte della speranza, il monte su cui riconosciamo come il centurione, che Gesù è veramente il Figlio di Dio. E nel Figlio, per usare le parole dell’apostolo Paolo ai Galati, anche noi ci sentiamo come figli, adottati, e possiamo dire, anzi gridare con tutto il cuore a Dio “Abba, Padre”. L’incarnazione, la passione e morte e risurrezione di Gesù, di cui Maria è stata protagonista e testimone, ci ha dato la libertà dei figli, che in questo mondo si sentono a casa, ma anche riconoscono nel Creatore un Padre.

Care sorelle, cari fratelli, il Signore ci aiuti a salire sul monte Carmelo come Elia, a camminare per il Signore e con il Signore come Maria, perché questo tempo “meraviglioso e tremendo” – come disse S. Paolo VI – generi un rinnovato stile di vita, che guardi con gioia e speranza alla vita del mondo, e con responsabilità libertà, s’impegni come Maria, a leggere anche nella morte, nel Calvario, nel Crocifisso la fonte della vita. Così sia.