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Il canto di lode e di gioia di S. Francesco: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Basilica di S. Francesco, Ferrara, 4 ottobre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi il ricordo di S. Francesco, in questa chiesa a lui dedicata, uniti alla comunità dei minori conventuali, un dono da secoli per la nostra Chiesa e per la nostra città. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci aiuta a comprendere la santità di Francesco d’Assisi. La pagina dell’evangelista Matteo ci fa rileggere una preghiera di lode di Gesù al Padre, “Signore del cielo e della terra”. E’ la preghiera di un Figlio, che si allarga a quanti sono “stanchi e oppressi”. S. Francesco è stato un uomo di preghiera. Anche la preghiera di S. Francesco è una preghiera di lode, basti pensare al Cantico delle Creature, dove Francesco invita a lodare Dio in “coelum et terra”. Nell’enciclica Laudato si', Papa Francesco ricorda: “Quando ci si rende conto del riflesso di Dio in tutto ciò che esiste, il cuore sperimenta il desiderio di adorare il Signore per tutte le sue creature e insieme ad esse, come appare nel bellissimo cantico di san Francesco d’Assisi «Laudato sie, mi’ Signore” (L.S. 87). Il creato è la prima lode a Dio, per questo va difeso, tutelato, amato, rigenerato continuamente e non distrutto. E’ l’invito che motiva anche, unitamente ad altri aspetti ecclesiali, il prossimo Sinodo sull’Amazzonia, un polmone per la vita delle persone e per le creature del mondo, che è a rischio per l’avidità umana. La preghiera di Francesco e dei suoi discepoli non guarda solo dentro di sé, ma si apre al creato, a ogni persona, con uno sguardo ai più poveri. Per questo amore integrale all’uomo e al creato, S. Francesco è diventato il patrono di chi lavora e studia il creato, degli ecologisti. Come scrive Papa Francesco nell’enciclica Laudato si': S. Francesco “è il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore” (L.S. 10).

Il Cantico delle creature è anche una preghiera di gioia, perché mostra la bellezza della nostra condizione di figli. “Omnes fratres … debent gaudere” – scrive S. Francesco nella Regola -, anzi questa gioia bisogna comunicarla soprattutto educando ad amare Dio “cum gaudio e letitia”, scrive ancora S. Francesco. La nostra relazione con Dio, la nostra preghiera non può che essere sempre una festa, a cui tutte le creature sono invitate a partecipare. Essere uomini e donne di gioia è un impegno, perché porta con sé la necessità di liberarsi dalle cose, anziché caricarsi delle cose che fanno guardare in basso e non in alto. La gioia cristiana nasce dalla libertà, che trova nella povertà un modo per realizzarla. In questo senso, la gioia cristiana è un segno dell’annuncio del Vangelo, della missione dei cristiani. La gioia di Francesco è accompagnata dalla consapevolezza che il Signore ci salva mediante la sua sofferenza, la sua morte. Sono anche le parole dell’apostolo Paolo ai Galati. Il Crocifisso è il simbolo dell’amore di Dio per l’uomo fino a dare suo Figlio per la nostra salvezza, ma è anche il simbolo, “norma” – ci ricorda ancora Paolo - della scelta e dello stile di vita cristiana. Paolo ricorda come porta le stigmate di Cristo sul suo corpo. Un segno che ha ricevuto anche S. Francesco, a dimostrazione della sua totale adesione e incorporazione a Cristo. Non si può mai banalizzare e strumentalizzare, disprezzare il Crocifisso, segno della identità cristiana. La nostra Chiesa di Ferrara, per il santuario del Crocifisso di S. Luca, ma anche per la predicazione e la testimonianza delle diverse famiglie francescane, è “una Chiesa del Crocifisso”, non solo per le numerose testimonianze artistiche, ma soprattutto per le testimonianze di fede e di amore di tanti cristiani di ieri e di oggi nella nostra città.

Cari fratelli e sorelle, in questo ricordo di S. Francesco, amante del creato e delle creature, uomo della perfetta letizia, facciamo nostra la preghiera di Papa Francesco a conclusione dell’enciclica Laudato si': “Signore Dio, Uno e Trino, comunità stupenda di amore infinito, insegnaci a contemplarti nella bellezza dell’universo, dove tutto ci parla di te. Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine per ogni essere che hai creato. Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti con tutto ciò che esiste. Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo come strumenti del tuo affetto per tutti gli esseri di questa terra, perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te”. Così sia.

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