• Redazione

Il Beato Giovanni Tavelli, Vescovo riformatore: omelia di mons. Perego


Chiesa di San Girolamo, Ferrara, 24 luglio 2020


S.E.Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, celebriamo oggi, in questa chiesa di S. Gerolamo che conserva il suo corpo, la festa del beato Giovanni Tavelli (1386-1446), Vescovo riformatore di Ferrara, le cui virtù eroiche sono state riconosciute il 24 gennaio 2020, come modello di santità non solo per le Chiese di Ferrara-Comacchio e Imola, ma anche per la Chiesa universale. Ora la ripresa del cammino verso la canonizzazione chiede di intensificare e diffondere il culto e raccogliere la testimonianza di un miracolo. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, riferimento costante per la vita del Beato Tavelli che, oltre 500 anni fa, ha favorito anche la traduzione dal latino in volgare di alcuni libri della Bibbia per renderla accessibile a tutto il popolo di Dio. La pagina del libro del profeta Ezechiele descrive il compito del profeta: condannare l’iniquità, la malvagità e la condotta perversa, ogni peccato. In altre parole, essere sentinella della casa d’Israele. Anche il Vescovo Tavelli è stato chiamato ad essere una sentinella nella Chiesa di Ferrara, in un tempo non facile, per le divisioni, le infedeltà, l’immoralità e la corruzione nella Chiesa, non ergendosi semplicemente come giudice, ma nel dialogo, nel confronto e nell’incontro. Per questo promosse da subito una visita pastorale per conoscere, incontrare il clero e le parrocchie e promuovere un’azione di riforma. Anche nel nostro tempo, segnato da divisioni e infedeltà, da chiusure e subdole violenze che usano le armi dei social e della comunicazione deviata, si sente l’esigenza di una riforma non sole delle strutture, ma anche di uno stile di vita cristiano che sappia coniugare fede e ragione, il comandamento dell’amore e il dialogo in un contesto di vita rinnovato, nel rispetto della verità e della tutela della dignità delle persone. Di questa esigenza di riforma sono stati promotori gli ultimi due Pontefici, Benedetto XVI e Papa Francesco. Benedetto XVI ha ricordato più volte come il Concilio Vaticano II ha promosso una riforma della Chiesa non ancora compiuta, sottolineando anche come ogni riforma debba partire dalla “conversione personale del cuore”. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium ha ricordato che “Il Concilio Vaticano II ha presentato la conversione ecclesiale come l’apertura a una permanente riforma di sé per fedeltà a Gesù Cristo” (E.G. 27), citando un passaggio del decreto conciliare Unitatis redintegratio, al n.6: «Ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente in un’accresciuta fedeltà alla sua vocazione […]. La Chiesa peregrinante verso la meta è chiamata da Cristo a questa continua riforma, di cui essa, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno». Ogni riforma della Chiesa, ai tempi del beato Tavelli come oggi, ha al centro non l’aggressività e la prepotenza, ma l’impegno di “custodire il buon deposito (S. Scrittura, Tradizione) con l’aiuto dello Spirito che abita in noi”, parafrasando le parole dell’apostolo Paolo nella sua lettera a Timoteo. Una custodia non solo a parole, ma che passa attraverso la testimonianza di vita, vince anche le calunnie – da cui si dovette difendere anche il beato Tavelli durante l’episcopato ferrarese – è accompagnata dalla cura della verità, ma anche della carità, con un’attenzione agli ultimi, al mondo della sofferenza. “Non preoccupiamoci solo di non cadere in errori dottrinali – ci ha ricordato Papa Francesco nell’ Evangelii Gaudium citando il documento della Congregazione della fede preparato dall’allora card. Ratzinger Libertatis nuntius -, ma anche di essere fedeli a questo cammino luminoso di vita e di sapienza. Perché «ai difensori “dell’ortodossia” si rivolge a volte il rimprovero di passività, d’indulgenza o di colpevoli complicità rispetto a situazioni di ingiustizia intollerabili e verso i regimi politici che le mantengono» (E.G. 194). Infatti, il beato Tavelli ha saputo da Vescovo non solo difendere la verità della fede, ma anche condividere le sofferenze delle persone: attraverso l’assistenza agli appestati nel 1439 e promuovendo la nascita dell’arcispedale di S. Anna in città – tra il 1440 e il 1445 – luogo concreto di cura dei malati, simbolo di una Chiesa che cammina nella carità. In questo tempo di sofferenza e di malattia, causata da un virus che cammina ancora tra noi, fa paura e che segna profondamente la vita delle nostre famiglie e della stessa città, l’esempio e la testimonianza del beato Tavelli ci ricorda l’importanza della cura corporale e spirituale di tutti i malati e della vocazione a questa cura, testimoniata da medici, infermieri, volontari, sacerdoti e consacrati. L’incontro con i malati, la stessa malattia nella vita del beato Tavelli e di molti Santi sono diventati luoghi di grazia, oltre che luoghi di conversione e carità. La pagina evangelica di Luca ci ricorda lo stile evangelico del servizio, dell’umiltà, della piccolezza. Ogni forma di prepotenza, di violenza fisica e verbale, di disprezzo dell’altro non fanno parte del vocabolario cristiano e dello stile di vita cristiano.



"Alla mensa del mio regno” – dice oggi Gesù anche a noi – non siedono i prepotenti e i supponenti, ma chi persevera quotidianamente nell’amore a Dio e al prossimo, con uno stile di semplice e mite. “Beati i miti perché erediteranno la terra”, si legge nelle beatitudini evangeliche. Si respira ancora troppa aria di violenza nelle nostre città, che non aiuta a vivere le beatitudini evangeliche. Si preferisce la contrapposizione al dialogo e al confronto, si usano e strumentalizzano parole e fatti anche per affermare la verità, ma rischiando spesso di non usare carità. San Giovanni XXIII ci ha ricordato spesso che bisogna condannare l’errore, ma non l’errante, sempre. L’affermazione della verità nella Chiesa, anche se espressa in maniera ferma, non deve mai sembrare una concessione alle discriminazioni, non deve favorire la mancanza del rispetto della dignità di ogni persona. Di questi tempi, invece, si sentono parole e si leggono espressioni, si vedono fatti che non coniugano verità e carità, cedendo così all’ideologia supponente più che favorire uno stile di vita cristiana nella Chiesa e nella città.

Cari fratelli e sorelle, il ricordo del nostro vescovo Giovanni Tavelli ci accompagni, ma soprattutto aiuti anche la nostra Chiesa a raccogliere l’invito di Papa Francesco “ad entrare in un deciso processo di discernimento, purificazione e riforma” (E.G. 30) e a vivere quotidianamente all’insegna delle beatitudini evangeliche. Così sia.

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