• Redazione

III Domenica di Quaresima: liberi nel cuore. In memoria di don Celestino Mbalanga

Coronella/Madonna Boschi, 7 marzo 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, ho desiderato venire a celebrare tra voi oggi per due motivi: vivere insieme una Domenica di Quaresima; ricordare Don Celestino nella preghiera unitamente al ringraziamento per la vostra partecipazione al dolore di tutta la nostra Chiesa per la sua scomparsa. Il ricordo nella preghiera del proprio pastore scomparso improvvisamente è un gesto importante che caratterizza la vita di una comunità, che riconosce l’importanza di avere una guida nel cammino di fede.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina dell’Esodo ci ricorda i Comandamenti del Signore affidati a Mosè per il popolo. I comandamenti sono divisi in due gruppi di norme: le prime sono l’espressione dell’amore a Dio e le altre dell’amore al prossimo. I comandamenti sono regole di vita che riguardano anche la nostra vita morale di cristiani, rilette, però, alla luce della storia di Gesù, di Cristo Crocifisso – come ci ha ricordato la pagina di S. Paolo ai Corinzi – e delle nuove età della vita e della storia. L’amore a Dio oggi passa attraverso la vittoria sulla tentazione ricorrente di sostituirci a Dio, di offendere il suo nome, di non pregarlo o non santificare le feste, ma anche di cadere in una sorta di indifferentismo religioso, per riconoscere l’unità di Dio e la Trinità della sua presenza nella storia, segnata sempre da un amore infinito. Così l’amore al prossimo ci porta a rileggere la destinazione universale delle cose, superando il semplice concetto di profitto, di proprietà, di interesse personale. Come anche lo stesso amore ai fratelli ci fa rileggere il comandamento del non uccidere, non sottovalutando ogni forma di violenza, in particolare sui minori e sulle donne - di cui la cronaca ci presenta, invece, casi sempre nuovi, anche nel nostro territorio - di esclusione degli altri, di sfruttamento e di mancanza di tutela delle persone. L’obbedienza alle norme, ricorda Gesù, non può essere formale, al punto tale, ma portare al cambiamento del cuore. La Quaresima, per noi, è il tempo in cui non solo ci prepariamo alla Pasqua con alcuni gesti – la preghiera, la carità e la penitenza – ma soprattutto cambiando il nostro cuore, la nostra vita. Non possiamo servirci delle persone e delle cose per noi stessi, ma dobbiamo servire le cose e le persone riconoscendo in essi la presenza di Dio – il creato – e i fratelli e i figli di Dio. Senza questo cambiamento del cuore la nostra vita rimane incapace di liberarsi dall’egoismo e dall’individualismo, rimane incapace di obbedire ai comandamenti e di seguire il Signore. Lo ha ricordato a noi anche papa Francesco, in un passaggio dell’esortazione Evangelii Gaudium: “Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene”. E il Papa conclude: “Anche i credenti corrono questo rischio”.

Don Celestino, con il suo sorriso e la sua presenza tra noi – anche con una cultura e una storia di vita diverse, perché legate a un popolo e a una Chiesa del Continente africano – ci ha insegnato che si possono guardare le cose e le persone con uno sguardo nuovo, con lo sguardo fraterno che Gesù ci ha insegnato. Radicati in Cristo possiamo liberarci di ciò che solo guarda a noi stessi, ai nostri interessi – come i venditori al tempio – e costruire veramente fraternità. Don Celestino ci ha insegnato che la fede nel Signore rende liberi, rende capaci di lasciare anche la propria terra e la propria famiglia per servire l’annuncio della gioia del Vangelo. Non è così facile.

Cari fratelli e sorelle, il ricordo del nostro caro don Celestino, sia per noi un invito a guardare il mondo come una fraternità, superando confini mentali e culturali, stereotipi che spesso ci legano a interessi personali e particolari. Per il Signore vale veramente la pena lasciare tutto, per abbracciare – per usare le parole di Paolo – una nuova sapienza, un nuovo stile di vita. Il cammino quaresimale verso la Pasqua è un cammino che ogni anno ci aiuta a recuperare questa libertà dalle cose e dalle persone, ma anche una nuova capacità di amare Dio e il prossimo, un cuore nuovo.

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