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II Domenica di Pasqua. Domenica della Divina misericordia, per un abito nuovo: omelia mons. Perego

Chiesa Sacra Famiglia, Ferrara, 19 aprile 2020


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, la prima Domenica dopo Pasqua, dal 2001, per volontà di S. Giovanni Paolo II, è la Domenica della misericordia. E’ la Domenica in cui riconosciamo i frutti della Passione e Morte e Risurrezione di Gesù nella nostra vita che, segnata dal peccato, è raggiunta dalla grazia di Dio. Gustiamo la gioia del Signore che è indulgente nei nostri confronti, si china su di noi, ci solleva dalle nostre colpe, ci rende nuovi, regala un abito diverso alla nostra vita: per questo è anche la Domenica in albis. La misericordia è un frutto della Pasqua.

La Parola di Dio di questa domenica delinea, anzitutto, – nella pagina degli Atti – un ritratto della comunità apostolica post-pasquale. E’ una comunità in comunione, nell’ascolto della Parola trasmessa dagli apostoli, ma anche nel testimoniare i prodigi e i segni degli Apostoli, nello spezzare il pane eucaristico e il pane della mensa, e nella preghiera. E’ una comunità che sa condividere, mettere in comune i propri beni. La comunità apostolica è la forma e il modello di ogni comunità cristiana e di ogni riforma della Chiesa – anche della riforma di Papa Francesco di oggi – riparte dalla forma della comunità cristiana apostolica. Papa Francesco – nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium – ricorda anche che la comunità apostolica esprimeva gioia e semplicità: “Il libro degli Atti degli Apostoli – scrive Papa Francesco - narra che nella prima comunità «prendevano cibo con letizia» (2,46). Dove i discepoli passavano «vi fu grande gioia» (8,8), ed essi, in mezzo alla persecuzione, «erano pieni di gioia» (13,52)”. E concludeva con un interrogativo: “Perché non entrare anche noi in questo fiume di gioia?” (E.G. 5).

Anche la situazione difficile sul piano sanitario, di paura che oggi viviamo non può spegnere la gioia della fede che la Pasqua ci ha regalato con la testimonianza delle donne e degli Apostoli e che si rinnova nelle apparizioni del Risorto. La pagina evangelica di Giovanni ci ricorda una di queste apparizioni. Il Signore Crocifisso e Risorto entra nella casa dove sono riuniti gli apostoli impauriti e porta la pace. Anche noi siamo impauriti oggi per una malattia che continua a contagiare e seminare morte attorno a noi e nel mondo e il Signore, in questo ottavo giorno, in questa domenica, porta anche a noi la pace, ci perdona e ci aiuta a perdonare, ci dona il suo spirito. Come per Tommaso anche per noi non è facile credere, vedere nel Crocifisso il “mio Signore, il mio Dio”. La conversione pasquale chiede un nuovo stile di vita personale e comunitario, una nuova nascita, inaugurata dal battesimo e confermata da ogni sacramento che ci fa incontrare nuovamente il Risorto nelle diverse età e stagioni della nostra vita. La Pasqua ci ha rigenerati per la misericordia di Dio– ci ricorda l’apostolo Pietro – donandoci un’eredità, un tesoro di parole, segni e gesti che illuminano la nostra fede, ricolmandoci di gioia anche nelle prove – continua l’apostolo Pietro.

In queste domeniche del tempo pasquale in cui contempliamo il Risorto, e che ci preparano alla missione con il dono dello Spirito a Pentecoste, dobbiamo fare tesoro della presenza del Signore nella nostra vita che rinnova la nostra vita, con la carità fraterna, espressione concreta della misericordia. I doni della pace, della gioia, della misericordia, della condivisione concretamente esprimono questa novità di vita, questa riforma continua della nostra vita comunitaria, che ci riporta di continuo al Risorto e alla vita della comunità apostolica. Il Risorto ci invita a “un’alternativa culturale, di fronte all’individualismo” (E.G. 193) – ci ricorda ancora Papa Francesco. Che continua: “Quando san Paolo si recò dagli Apostoli a Gerusalemme per discernere se stava correndo o aveva corso invano (cfr Gal 2,2), il criterio-chiave di autenticità che gli indicarono fu che non si dimenticasse dei poveri (cfr Gal 2,10). Questo grande criterio, affinché le comunità paoline non si lasciassero trascinare dallo stile di vita individualista dei pagani, ha una notevole attualità nel contesto presente, dove tende a svilupparsi un nuovo paganesimo individualista. La bellezza stessa del Vangelo non sempre può essere adeguatamente manifestata da noi, ma c’è un segno che non deve mai mancare: l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via” (E.G. 195).

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, mai come in questi tempi di pandemia sperimentiamo quanto sia importante ripartire dagli ultimi e non dimenticare gli ultimi: gli ultimi nelle case di riposo, gli ultimi anziani soli, gli ultimi disoccupati e precari, gli ultimi che fuggono dalla guerra e dalla fame. La vera cura, anche in tempi di pandemia – e i medici, i volontari, i sacerdoti, giovani e anziani ce lo hanno ricordato in queste settimane – è la solidarietà, la gratuità, la condivisione. Il Signore Risorto ci renda capaci - sul piano ecclesiale e culturale, sociale, politico ed economico - di questa testimonianza concreta della misericordia. Come lo è stata capace la Famiglia di Nazareth e, in particolare, Maria, al cui Cuore Immacolato è dedicato questo santuario: ed è al suo Cuore Immacolato a cui noi rinnoveremo la nostra consacrazione, segno concreto di una venerazione profonda della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio alla Vergine e Madre di Dio e della Chiesa.

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