• Redazione

I° maggio, S. Giuseppe padre e lavoratore: omelia di mons. Perego

Ferrara, Chiesa di S. Giuseppe Lavoratore, 1 maggio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, cari lavoratori e imprenditori, sono trascorsi 150 anni dalla dichiarazione del Beato Pio IX, l'8 dicembre del 1870, relativa a San Giuseppe quale Patrono della Chiesa cattolica e in questa ricorrenza Papa Francesco ha emanato la Lettera Apostolica dal titolo "Patris corde – Con cuore di Padre”, che ci ripresenta i tratti della paternità del Santo. Per la ricorrenza il Pontefice ha inoltre indetto, fino all’8 dicembre 2021, uno speciale “Anno” dedicato al padre putativo di Gesù, uomo, lavoratore discreto e nascosto, come i tanti che la pandemia sta facendo emergere. Desidero con voi fermarmi sulla paternità di S. Giuseppe come lavoratore, artigiano, in questa chiesa che, nata in un quartiere operaio alla periferia della città di Ferrara, da oltre quarant’anni è un luogo di riferimento religioso ed educativo per le famiglie che vi risiedono.

Onesto carpentiere che ha lavorato “per garantire il sostentamento della sua famiglia”, Giuseppe ci insegna “il valore, la dignità e la gioia” di “mangiare il pane frutto del proprio lavoro”. Il lavoro non è semplicemente una cosa tra le altre: è a fondamento della vita del nostro Paese, è una realtà che offre dignità ad ogni persona. Per questo il lavoro va salvaguardato. Questa accezione del padre di Gesù offre l’occasione per condividere con Papa Francesco l’appello in favore del lavoro, divenuto “una questione sociale urgente” persino nei Paesi con un certo livello di benessere. Lo vediamo anche nella nostra città e provincia dove quasi due giovani su dieci non hanno ancora un lavoro, dove la disoccupazione o la perdita di occupazione è cresciuta, anche a causa della pandemia. “È necessario comprendere - scrive Francesco - il significato del lavoro che dà dignità”, che “diventa partecipazione all’opera stessa della salvezza” e “occasione di realizzazione” per se stessi e per la propria famiglia, “nucleo originario della società”. Papa Francesco riprende un passaggio importante sul lavoro dell’enciclica Laudato sì dove scrive al n. 128 dell’enciclica: “Il lavoro non è soltanto qualcosa che facciamo in cambio di qualcos’altro. Il lavoro è prima di tutto e anzitutto “una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale”. Rispetto alla visione prevalente, che interpreta il lavoro come lo scambio contrattualizzato tra la prestazione del lavoratore e la sua remunerazione da parte del datore di lavoro, la posizione dell’enciclica può apparire persino paradossale, ma a conti fatti si rivela generativa. Senza diminuire l’attenzione agli aspetti di giustizia che devono caratterizzare un rapporto di lavoro, apre alla considerazione di altri elementi, in particolare il senso e la finalità del lavoro. Chi lavora, collabora con Dio perché diventa “un po’ creatore del mondo che ci circonda”. Di qui, l’esortazione che il Pontefice fa a tutti nella lettera dedicata a S. Giuseppe per “riscoprire il valore, l’importanza e la necessità del lavoro”, così da “dare origine ad una nuova normalità in cui nessuno sia escluso”. Questa normalità lavorativa nasce da una connessione tra il frutto del nostro lavoro e gli altri, come ci ricorda ancora Papa Francesco nell’ enciclica Laudato si al n. 125: Qualsiasi forma di lavoro presuppone un’idea sulla relazione che l’essere umano può o deve stabilire con l’altro da sé”, che si tratti delle persone con cui si lavora, di quelle, magari sconosciute e lontane migliaia di chilometri, che beneficeranno dei frutti del nostro lavoro, o dell’ambiente su cui l’attività produttiva va a impattare. Se vuole essere sostenibile così da perdurare nel tempo, nessuna relazione può rinunciare alla dimensione della cura, e quindi neanche il lavoro. Se questo poi non è inteso solo come l’esercizio di una professione o una occupazione più o meno formalmente contrattualizzata, ma come “qualsiasi attività che implichi qualche trasformazione dell’esistente” (L.S. 125), risulta chiaro come non sia possibile nessuna azione di cura che non richieda di svolgere un lavoro. Guardando, in particolare, all’aggravarsi della disoccupazione a causa della pandemia da Covid-19, il Papa richiama tutti a “rivedere le nostre priorità” per impegnarsi a dire: Nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro!”.

Cari fratelli e sorelle, cari lavoratori e imprenditori, il Signore ci accompagni nella nostra vita famigliare e lavorativa, prendendo a modello la famiglia di Nazareth e in particolare S. Giuseppe, che nel silenzio e nel lavoro ha accompagnato la vita di Gesù, nostro Salvatore. L’intercessione di S. Giuseppe lavoratore vi accompagni in questo tempo non facile, perché gli interessi personali non indeboliscano il lavoro per tutti, la paura non generi egoismi, la responsabilità accompagni sempre la capacità d’impresa. Così sia.

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