• Redazione

I doni della Pasqua anche in carcere: omelia di mons. Perego

Ferrara, Casa circondariale, 29 marzo 2021


Cari fratelli, abbiamo iniziato la Settimana Santa. Ringrazio il Signore che, diversamente dallo scorso anno, possiamo celebrare insieme l’Eucaristia pasquale. Ringrazio don Paolo che cura la Liturgia dopo le dimissioni di Padre Tiziano e in attesa della nomina di un nuovo Cappellano, una guida spirituale per tutti voi. La Parola di Dio di oggi ci fa rileggere la pagina di Isaia nota come uno dei canti del Servo di Javhè. Il Servo è l’uomo della giustizia e della verità, proclamate senza alzare la voce o in piazza, inviato da Dio, Creatore e Signore della storia. Attraverso il suo Servo Dio rinnova la sua alleanza con il popolo, con una predilezione per i poveri e i perseguitati. Servo di Javhè diventerà uno dei titoli con cui Gesù viene chiamato. Servo è anche uno di titoli dei suoi ministri, dal Papa, ai Vescovi, ai presbiteri ai diaconi, per evitare di considerare il ministero un potere.

Abbiamo iniziato la Settimana Santa, che ha al centro il mistero pasquale. La pagina evangelica di oggi ci parla già di un risorto, di Lazzaro. Siamo nella casa di Betania, con le due sorelle di Lazzaro, Marta e Maria, l’una che incontriamo ancora a servire e l’altra ad ascoltare Gesù. La casa di Betania è un luogo familiare per Gesù. Gesù è a tavola per la cena e Maria si avvicina a Gesù per lavare, profumare e asciugare i suoi piedi. L’ascolto di Gesù, il Servo, da parte di Maria la porta al dono di ciò che aveva di più prezioso. E’ un gesto di accoglienza e di servizio che Giuda non comprende e giudica uno spreco. Gesù considera il gesto, invece, non una dimenticanza dei poveri, ma un segno di fede e di amore. Non dobbiamo mai mettere in contrapposizione bellezza e povertà, dono e risparmio. E il dono del profumo di Maria è già segnato dalle parole di Giuda, il traditore, e dai propositi di morte dei sacerdoti: è già il profumo che richiama la morte e il sepolcro, ma anche la vita nuova. Il profumo è segno di morte e di vita. Il profumo è paragonabile alla grazia, al dono di Dio spesso nascosto o rinnegato dal peccato. Solo se non perdiamo la forza del dono viviamo la risurrezione di Gesù e diventiamo a nostra volta – per usare le parole di Paolo – “profumo di Cristo” (2Cor 2,15). Anche Lazzaro, il risorto, fa paura ai sacerdoti e minacciano di ucciderlo. Coloro che hanno il ‘profumo di Cristo’ talora rischiano di provocare la nostra coscienza, di denunciare il nostro peccato. La Chiesa è chiamata ad essere dappertutto, anche in carcere, come la casa di Betania, dove si ascolta Gesù, si spreca il profumo per Gesù, sapendo che l’educazione del cuore, l’educazione alle beatitudini passa sempre attraverso il dono, che apre i nostri occhi su Dio e gli altri. E in questo tempo di pandemia abbiamo avuto molte testimonianze di come il dono dà sollievo, cura, ridona la vita. Il dolore delle persone ci ha fatto comprendere l’impegno per le cure. Come la tenerezza delle persone ci ha fatto capire che c’è speranza. Prepariamoci a vivere la nostra Via Crucis con Gesù, ma anche a vivere la gioia della Pasqua, che è gioia, giustizia, riconciliazione, che il profumo di Maria ci ricorda. Buona Settimana Santa e Buona Pasqua a voi, cari detenuti, e alle vostre famiglie. Buona Pasqua a chi vive con voi tra queste mura e compiono un servizio di sicurezza e amministrativo, ai volontari. A tutti il Signore faccia giungere i doni della gioia e della pace.

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