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I° Domenica di Quaresima. Tra bellezza e fragilità, beato chi si affida: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 1° marzo 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, l’inizio della Quaresima è stato segnato dalla consapevolezza della fragilità umana, a causa di una situazione sanitaria che dalla Cina ha interessato il nostro Paese e il mondo. Una fragilità di cui non sempre abbiamo la consapevolezza, abituati ad esaltare la potenza e le capacità dell’uomo e della tecnologia. Al tempo stesso, questa fragilità umana, ci ha permesso non solo di valorizzare le risorse dell’intelligenza e della libertà umana, ma anche di alzare lo sguardo, di guardare in alto, per riscoprire la bellezza di un disegno di Dio Creatore, che accompagna sempre l’uomo e della cui presenza ci accorgiamo soltanto quando siamo deboli, fragili, quando emergono i nostri limiti, la nostra povertà.

Il tempo della fragilità diventa così il tempo in cui scoprire la bellezza oltre che la bontà del nostro Dio, spingendoci a fidarci e ad affidarci a Lui, nostra salvezza. E’ l’esperienza anche degli inizi, della creazione, - ricordata dalla pagina della Genesi – quando Dio crea l’uomo e la donna, “essere vivente”, con un corpo e un’anima, dentro una terra, ma capace di libertà, di scegliere tra il bene e il male, capace di riconoscere la sua forza, ma anche la sua povertà, la sua nudità. Questa condizione umana, anche fragile, è il luogo in cui Dio s’incarna in Gesù Cristo, il nuovo Adamo, affidandoci al quale riceviamo “l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia” – come ci ha ricordato l’apostolo Paolo, ritroviamo la bellezza, ritroviamo la vita. Con il Battesimo, ogni uomo, ritrova la grazia, scopre la vera natura umana, che è di essere figli, di esser creati a immagine e somiglianza di Dio, e comprende il bisogno di affidarsi al Padre.

Il mistero pasquale, per vivere il quale ci prepara il cammino della Quaresima, ci immerge nella luce che ci ricrea, ci rinnova. Il povero in spirito – la prima delle beatitudini – ci ricorda che è beato colui che rilegge la propria origine, scopre il proprio peccato e si affida alla grazia, testimoniando concretamente che la sua vita è cambiata, è cristiana. Le tentazioni – ricordate dalla pagina evangelica di Matteo – ci richiamano come sia facile distogliere lo sguardo dal Signore per portarlo su altro: sul possesso, sul potere, su se stessi dimenticando non solo Dio, ma anche gli altri, non solo il Padre, ma anche i fratelli. Le tentazioni cercano di annullare la grazia battesimale, dello Spirito, per far ritornare l’uomo e la donna nel peccato. Le tentazioni cercano di portare l’uomo a non fidarsi e affidarsi più al Signore e a vivere la fraternità. Per questo le tentazioni avvengono nel deserto: nel luogo della solitudine, non abitato, dove mancano le relazioni. Don Divo Barsotti, nel suo commento al Vangelo di Matteo, ricorda che “questa pagina evangelica è una pagina terribile, non solo per noi, ma per tutta la Chiesa. Consacrarsi a Dio vuol dire consacrarsi alla povertà, non esser legati ad alcun bene terreno, né alla potenza, né al dominio, né alla gloria” (D. Barsotti, Meditazioni sul Vangelo di Matteo, Firenze, Società editrice fiorentina, 2018, p. 115).

Povero in spirito è colui che non solo non lega il suo cuore soprattutto alle cose, alle comodità, ma anche regala spazi, tempi all’incontro con il Signore, alla preghiera, alle esigenze del prossimo, vincendo l’individualismo e l’egoismo, l’ambizione che sono i mali del nostro cuore. Nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate Papa Francesco ricorda che “quando il cuore si sente ricco, è talmente soddisfatto di sé stesso che non ha spazio per la Parola di Dio, per amare i fratelli, né per godere delle cose più importanti della vita. Così si priva dei beni più grandi. Per questo Gesù chiama beati i poveri in spirito, che hanno il cuore povero, in cui può entrare il Signore con la sua costante novità” (G.E. 68). Povero in spirito è colui che fa della fede nel Signore la cartina di tornasole per leggere ogni cosa: le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce delle persone, soprattutto dei più poveri (cfr. G.S. 1). Povero in spirito è colui che ha la consapevolezza che le tentazioni sono permanenti nella vita e quindi libera il suo cuore e vive in comunione con Dio.

Cari fratelli e sorelle, abbiamo iniziato il nostro cammino quaresimale nel silenzio e nella preghiera personale, a motivo delle precauzioni legate alla situazione sanitaria. Continuiamo e intensifichiamo nel tempo quaresimale la nostra preghiera personale, la visita in chiesa ogni giorno, per recuperare una relazione familiare con il Signore nostro Padre. L’Eucarestia domenicale, seppur non accompagnata da altri aspetti di aggregazione, ci aiuti a sentirci il popolo di Dio, che cammina insieme, che vive le tentazioni del deserto e della solitudine fidandosi della Parola di Dio. La celebrazione del sacramento della Riconciliazione renda puro il nostro cuore, le parole e i sentimenti. Il Signore ci accompagni e ci protegga.