• Redazione

I° Domenica d’Avvento.Le parole e lo stile dell’Avvento: “non impareranno più l’arte della guerra"

Aggiornato il: 23 dic 2019

Basilica di San Francesco, Ferrara, 1° dicembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Cari fratelli e sorelle, iniziamo oggi il cammino dell’Avvento, cammino che ci prepara a gustare la gioia del Natale, del Dio con noi. In questo cammino desideriamo quest’anno raccogliere alcune parole che possono cambiare il nostro linguaggio, ma anche il nostro stile di vita e prepararci all’incontro con il Signore che viene, il Dio della Vita. Ci guida in questo cammino la Parola di Dio, ma anche il Magistero della Chiesa. La pagina del profeta Isaia ci anticipa già il tempo e il linguaggio che l’Avvento annuncia. E’ un tempo non riservato a qualcuno, esclusivo, ma a “tutte le genti”, a “molti popoli”: universale, cattolico. E tutti sono chiamati in questo tempo a camminare, “camminare per i sentieri del Signore”, a uscire, come esce da Sion la Legge e la parola del Signore da Gerusalemme. E in questo cammino, in questa uscita, i comandamenti e la parola del Signore non solo ci accompagnano, ma ci cambiano, ci convertono. Cambiano i nostri gesti e cambiano le nostre parole. Isaia oggi ci ricorda un cambiamento fondamentale nel linguaggio e nello stile di vita: non alzare più la spada, non imparare più l’arte della guerra. Il Salmo 121 parla di pace tra le mura di Gerusalemme. Anche tra le nostre mura c’è bisogno di pace. Non è facile, infatti, pensare e credere che la violenza non può aiutare la vita e preparare il futuro della nostra vita, della nostra città. Siamo più propensi a scegliere il linguaggio e i gesti violenti per difenderci e difendere la città. Parole volgari, offese, che portano a disprezzare le persone sembrano essere il linguaggio di una comunicazione quotidiana, alimentata anche dai social. E la violenza sposa anche le armi, che si moltiplicano nelle nostre case, ma anche nella presunta difesa dei nostri paesi, con una corsa che anziché arrestarsi continua e si rafforza, mettendo oggi in pericolo anche l’umanità. Il Papa lo ha voluto ricordare nel suo viaggio in Giappone, nel messaggio al Memoriale della pace di Nagasaki, città giapponese ferita nel profondo dalla devastazione nucleare. “La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale”. E ha ricordato come occorre lavorare per “un’etica globale di solidarietà e cooperazione” “contro la corsa agli armamenti”, che utilizza risorse togliendole allo sviluppo dei popoli e per la difesa dell’ambiente. E ha ammonito il Papa: “Nel mondo di oggi, dove milioni di bambini e famiglie vivono in condizioni disumane, i soldi spesi e le fortune guadagnate per fabbricare, ammodernare, mantenere e vendere le armi, sempre più distruttive, sono un attentato continuo che grida al cielo”. Le parole e lo stile di vita disarmato, non violento, non solo ci prepara al Natale, il giorno della pace in terra agli uomini di buona volontà”, ma ci prepara un mondo diverso e ci regala il Paradiso, che è pieno di “beati costruttori di pace”. Dobbiamo “svegliarci dal sonno”, come ci invita l’apostolo Paolo, dal “sonno della ragione che genera mostri” – come scriveva il costituzionalista Piero Calamandrei -, i mostri delle violenze che segnano alcune persone, soprattutto donne e bambini o anziani, i popoli attraversati dalle guerre o dalle violenze, le violenze in case e sul lavoro, per essere pronti a saper accogliere il messaggio e lo stile di pace che il Signore che viene porta a noi, alle nostre comunità. La figura di Noè ricordata nella pagina del Vangelo, con la sua arca, immagine della Chiesa, ci ricorda che la pace, la sicurezza si ha solo nella casa di Dio, in una Chiesa chiamata ad essere luogo dove si educa al linguaggio e a uno stile di pace, anche se costa, anche se può indicare arrendevolezza: la pace costruisce sempre, la violenza mai. Essere uomini e donne di pace significa amare questo nostro mondo che ci è stato donato da Dio, dove ogni creatura è cosa buona. E’ questo amore al creato e alle creature che il Signore che viene ci insegna che si traduce anche in scelte di nonviolenza e di pace. Chiediamo al Signore in questo Avvento di educarci a gesti e stili di pace, perché il Natale che viene non ci ritrovi distratti dalla violenza e incapaci di cantare “gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”. E in questa chiesa dedicata a S. Francesco da diversi secoli, preghiamo anche noi con le parole di S. Francesco ricordate dal Papa in chiusura del suo messaggio a Nagasaki: “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace: dov’è odio, ch’io porti l’amore; dov’è offesa, ch’io porti il perdono; dov’è dubbio, ch’io porti la fede; dov’è disperazione, ch’io porti la speranza; dove sono le tenebre, ch’io porti la luce; dov’è tristezza, ch’io porti la gioia”. Così sia.

La Voce di Ferrara-Comacchio è il settimanale dell'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio
Redazione: Via Boccacanale di Santo Stefano 24/26 - Ferrara - Tel. 0532/240762 Fax 0532/240698
Proprietà dell'Opera Archidiocesana per la Preservazione della Fede e della Religione
Reg. Tribunale di Ferrara n. 66 del 27-09-1956