• Redazione

Giorno del Ricordo. Vincere l’indifferenza verso ogni forma di violenza: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 14 febbraio 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, questa celebrazione eucaristica domenicale diventa anche memoria annuale dei massacri delle foibe, dove morirono tra il 1943 e il 1947 migliaia di militari e civili italiani nei territori dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, uccisi dalla violenza comunista e atea. Saluto il Presidente e i membri dell’Associazione degli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia e le onorevoli autorità presenti. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina del Levitico riporta le parole di Dio a Mosè e ad Aronne in cui il lebbroso colpito da piaghe è considerato impuro e quindi abiterà fuori dalla città. Nelle guerre del Novecento, sia in Occidente che in Oriente, spesse volte abbiamo assistito all’esclusione dalla propria città di persone e famiglie costrette a mettersi in cammino per ragioni ideologiche o di conquista o di potere. La guerra si è trasformata in violenza, povertà fino ai massacri tra cui le foibe – giustificati sempre, spesso vissuti nel silenzio e nell’abbandono. Ancora oggi la guerra si trasforma in milioni di rifugiati, in cammino, dimenticati, anche nella nostra Europa – come in questi giorni sulla rotta balcanica poco distante dai luoghi delle foibe – la cui situazione è vissuta purtroppo nella indifferenza, come ha ricordato papa Francesco. Il rifugiato e il profugo vengono considerati come il lebbroso nelle parole del Levitico, che non ha diritti, che va lasciato fuori dalla città, non ha cittadinanza alcuna. Anche gli esuli dalmati, istriani e fiumani hanno vissuto questo non riconoscimento inziale, le violenze, nonostante provenissero da territori già italiani occupati dalle milizie di Tito, accolti in campi profughi anche a Ferrara. La Chiesa, anche la Chiesa di Ferrara, con il suo Arcivescovo Bovelli , si prodigò molto per aiutare le persone e le famiglie ad aprirsi all’accoglienza degli esuli istriani e dalmati e a far cessare violenze assurde.

La pagina di S. Paolo ai Corinzi ci invita a fare tutto per la gloria di Dio, non per interesse personale, sull’esempio di Cristo. Le guerre, le violenze, le discriminazioni nascono sempre dalla ricerca di interessi personali, dal dimenticare l’altro, dal dimenticare il bene comune. Il cammino dei profughi giuliani e istriani nasce da questa dimenticanza dell’altro, come anche le violenze, frutto del disprezzo dell’altro in nome di un’ideologia. Il Signore ci invita, invece – per usare le parole dell’apostolo Paolo – a non “cercare il mio interesse, ma quello di molti”. Ogni gesto, parola, miracolo di Gesù indica questa strada. Anche il miracolo del lebbroso, ricordato nella pagina evangelica che abbiamo ascoltato, per il quale Gesù non cerca l’interesse personale, come dimostrano le parole al lebbroso e il rifiuto di essere esaltato dalle folle. Molte discriminazioni anche oggi nascono per affermare se stessi, per essere popolari con i molti e dimenticare i pochi, indifesi. Oltre che per l’ideologia, anche per questa ricerca dell’interesse personale che nel corso del Novecento abbiamo assistito a numerosi eccidi, alle foibe, ai massacri di ieri e che purtroppo continuano anche oggi e che vedono ancora indifferenza, la volontà di nascondere la verità di egoismi personali e comunitari.

Cari fratelli e sorelle, mentre ricordiamo il cammino di tanti esuli vittime della guerra e di tanti inutili massacri nelle foibe, chiediamo al Signore di educarci a vincere l’indifferenza di fronte al male, a ricercare sempre il bene comune, a condannare sempre ogni forma di violenza. Lo ricorda Papa Francesco in un passaggio molto bello dell’enciclica Fratelli tutti: “Nel mondo attuale i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità si indeboliscono, mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi. Vediamo come domina un’indifferenza di comodo, fredda e globalizzata, figlia di una profonda disillusione che si cela dietro l’inganno di una illusione: credere che possiamo essere onnipotenti e dimenticare che siamo tutti sulla stessa barca. Questo disinganno, che lascia indietro i grandi valori fraterni, conduce «a una sorta di cinismo. Questa è la tentazione che noi abbiamo davanti, se andiamo per questa strada della disillusione o della delusione. […] L’isolamento e la chiusura in se stessi o nei propri interessi non sono mai la via per ridare speranza e operare un rinnovamento, ma è la vicinanza, è la cultura dell’incontro” (F.T. 30). Il giorno della memoria dell’esodo giuliano-dalmata e delle foibe, diventi un giorno per educarci al rispetto dell’altro sempre e anche un giorno per educare la nostra coscienza a rifiutare ogni forma di violenza. Sempre. Così sia.


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