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Giornata per la vita, aprite le porte alla vita, sempre: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 2 febbraio 2020

S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, al centro di questa Domenica, in cui ricordiamo la Presentazione di Gesù al tempio, è la vita: la vita che nasce e la vita che muore, la vita che cresce e la vita che soffre, la vita accolta e la vita rifiutata, la vita consacrata.

A presentarci la Vita, Gesù Cristo, sono un anziano sacerdote, Simeone, che accoglie il bambino di Nazareth tra le sue braccia e la profetessa Anna, che loda il Signore come il Redentore. Incontrando e accogliendo Gesù, Simeone e Anna riscoprono il senso della loro vita, delle loro attese, delle loro speranze, delle loro angosce, e al tempo stesso contemplano la presenza nuova di Dio nella loro vita. Gesù è il messaggero, l’angelo dell’alleanza sospirato dal popolo d’Israele, come ricorda la pagina del profeta Malachia. Al tempo stesso Gesù è il Messia che purifica, lava la nostra vita perché ritorni ad essere immagine di Dio. Come ogni vita. Dio è all’origine e al termine della vita. Dio stampa la sua immagine su ogni vita, in maniera originale. Gesù Cristo, il Figlio di Dio, condividendo la nostra natura umana – ci ricorda la lettera agli Ebrei - libera la nostra vita dal peccato e dal male, dall’angoscia e dalla paura che tradiscono l’immagine vera dell’uomo, aiutando l’uomo a riscoprire la propria immagine di figlio di Dio e a costruire una città che riconosca la dignità di ogni figlio. Dio in Gesù si rende prossimo all’uomo per far gustare la sua misericordia e ritrovare negli uomini e nelle donne i suoi figli.

La fede di Simeone e Anna, che accolgono la Vita e la presentano a noi, ci invita a riflettere oggi, Giornata della vita, su un tema importante: “Aprite le porte alla vita”. Nel Messaggio di questa 42esima Giornata, i Vescovi italiani ci ricordano che “la vita non è un oggetto da possedere o un manufatto da produrre, è piuttosto una promessa di bene, a cui possiamo partecipare, decidendo di aprirle le porte”: le porte di casa, della città, ma anche della mente, del cuore, della coscienza. Aprirsi alla vita è anche proteggere, difendere la vita.

Oggi, ancora “numerose sono le forme di aborto, di abbandono, di maltrattamento, di abuso” - continuano i Vescovi: in terra e in mare, in casa e sul lavoro, all’inizio e al termine della vita, nella vita dei bambini e delle donne, in particolare. La vita è ancora messa alla prova, e il Signore ci accompagna nelle prove della vita: “è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova” (cfr. Eb 2,18) - ci ha ricordato la lettera agli Ebrei. Anche nelle difficoltà, nel disagio, nella solitudine non possiamo chiudere le porte alla vita, non possiamo chiudere le case alla vita, non possiamo chiudere le città e i paesi alla vita: significherebbe scegliere la morte anziché la vita. Se la denatalità è un dato drammatico del nostro territorio, forse anche per scelte politiche, sociali e culturali sbagliate, ma soprattutto per la chiusura del nostro amore alla condivisione, al sacrificio, anche allo stupore, occorre ritornare a rimettere al centro dei nostri interessi la vita, sempre: aprire le porte alla vita.

Il futuro non si costruisce inseguendo cose in più da possedere, ma viene preparato da persone in più che condividono, accolgono, accompagnano, curano la vita che nasce, che cresce, che muore. “Fiducia, solidarietà, ospitalità” – ci ricordano i Vescovi italiani nel Messaggio per questa Giornata - sono le tre parole che spalancano le porte alla vita. Sono le tre parole di un alfabeto che, purtroppo, non è usuale nel nostro linguaggio e nelle nostre scelte e che ci ricordano che “non è possibile vivere se non riconoscendoci affidati gli uni agli altri”. La fiducia aiuta a rompere l’egoismo, l’individualismo che ci spingono purtroppo a chiudere le porte alla vita. La solidarietà ci spinge a gesti di aiuto alla vita di chi vive una difficoltà nell’accogliere la vita, nel vivere la sofferenza. L’ospitalità ci aiuta ad aprire le porte di casa e della città a chi per tante ragioni – lavoro, studio, libertà, sicurezza - è costretto a lasciare la propria casa o la propria famiglia o il proprio Paese e chiede di ritrovare una casa, una famiglia e un Paese che li sappia accogliere. “Il frutto del Vangelo è la fraternità”, concludono i Vescovi italiani.

Cari fratelli e sorelle, la Giornata della vita aiuti anche noi, come Maria e Giuseppe, a metterci in cammino, per purificare la nostra vita, per ritornare “in Galilea, nella città di Nazareth”, nelle nostre famiglie e nelle nostre città, per donare al Signore la nostra vita, coniugando il Vangelo della fraternità nelle scelte di ogni giorno, sul piano familiare, sociale ed ecclesiale. Così sia.

(foto: un momento del convegno di oggi pomeriggio, 2 febbraio, in Sala Estense a Ferrara, in occasione della Giornata per la vita. Da sinistra, mons. Gian Carlo Perego, Maria Chiara Lega, p. Augusto Chendi e Chiara Mantovani)

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