• Redazione

Giornata mondiale delle vocazioni. Il Buon Pastore ama: omelia di mons. Perego

Francolino, 24 aprile 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. E’ bello che in questa Giornata amministriamo anche la Cresima, il sacramento che abilita a una testimonianza di fede matura. Tutti sappiamo quanto sia importante pregare il padrone della messe perché mandi operai alla sua messe: quanto siano importanti nella nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio vocazioni alla vita diaconale e presbiterale, alla vita consacrata e alla vita laicale. La Chiesa vive sulla chiamata del Signore, che continua sempre, e sulla risposta dei cristiani, talora rimandata, allontanata. Per questo è importante pregare per le vocazioni, perché ognuno sappia in coscienza rispondere alla chiamata del Signore, guardando alla vita della Chiesa e alla vita del mondo. E la vita della Chiesa, delle nostre famiglie per essere luogo di crescita delle vocazioni deve somigliare alla vita della casa di Nazareth, in cui – ci ricorda Papa Francesco nel messaggio per la Giornata delle vocazioni di quest’anno – si respira “la gioia quotidiana e trasparente della semplicità, la gioia che prova chi custodisce ciò che conta: la vicinanza fedele a Dio e al prossimo”: amore a Dio e al prossimo che, da oggi, siete chiamati anche voi, cari cresimandi, a realizzare nella vita di ogni giorno. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina evangelica ci parla di Gesù buon Pastore, che non abbandona non fugge abbandonando le sue pecore, ma dà la sua vita per loro. Il Buon Pastore conosce le sue pecore e le pecore sanno riconoscerlo. L’immagine del Buon Pastore è anche il modello di chi guida una parrocchia, una comunità di vita consacrata, una famiglia: è un modello per il prete, i padri e le madri di comunità e di famiglia, i genitori, gli educatori. Non si può guidare chi non si conosce e da chi non ti riconosce. Non si può guidare senza passione, senza ricercare, senza ascoltare. Non si può guidare senza amare. L’amore e non il potere è la caratteristica del Buon Pastore. Nell’ enciclica Lumen fidei Papa Francesco ci ha ricordato che “La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore, e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità” (L.F. 53). Ricevendo la Cresima, noi riceviamo la forza per questa testimonianza, che sono i doni dello Spirito, che ci accompagnano nella vita quotidiana, nei momenti di gioia e di dolore. Saremo giudicati sull’amore e per questo l’immagine del Buon Pastore viene ripresa e rappresentata nell’arte paleocristiana sui sarcofagi, sui sepolcri dei cristiani: la vita eterna è la perfezione dell’amore, generata dall’incontro con il Padre. Pertanto, diventa importante, come ci ricorda la pagina evangelica mantenere una relazione nella preghiera con il Padre, come tra Gesù e il Padre, perché solo da Dio amore nasce la capacità di scegliere, nasce la capacità di amare e dare la propria vita, nasce la vocazione. Siate persone di preghiera, cari cresimandi. La preghiera dei cristiani e delle comunità al Padre per le vocazioni non può mai mancare accanto a nuovi luoghi e metodi educativi, a testimoni credibili, così da non lasciar cadere una chiamata perché il Vangelo corra dappertutto. Pietro, nonostante i suoi limiti, il suo rinnegamento ha saputo lasciare tutto e rispondere alla chiamata di diventare apostolo ed evangelizzatore. La pagina degli Atti che abbiamo ascoltato ritrae l’apostolo Pietro parlare con coraggio e passione ai capi del popolo e agli anziani e ricordare loro il mistero pasquale, che cioè il Gesù crocifisso e risorto è il Salvatore. Colui che i capi hanno scartato è diventato la pietra angolare su cui il Signore sta costruendo una nuova pagina della storia della salvezza. Pietro riconosce in Gesù il Buon Pastore da seguire, amare, annunciare, che ha dato la sua vita per noi e per il quale vale la pena spendere la propria vita. Anche l’apostolo Paolo ci ricorda che ogni cristiano eredita lo stile e la relazione, l’amore filiale tra Gesù e il Padre. Paolo riconosce che il mondo talora non riconosce questo amore, questo stile di vita, ma non per questo come cristiani non dobbiamo annunciarlo e testimoniarlo nelle scelte di vita e di ogni giorno, costruendo fraternità. Costruire fraternità è la vocazione della Chiesa. E’ anche la vostra vocazione da cresimati, cari fratelli e sorelle. “Nei dinamismi della storia – ci ricorda papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti -, pur nella diversità delle etnie, delle società e delle culture, vediamo seminata così la vocazione a formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri” (F.T. 96).

Cari fratelli e sorelle, la consapevolezza di essere tutti fratelli generi in noi la consapevolezza che la fede è credibile nella misura in cui costruisce una comunità fraterna, dove ogni vocazione è al servizio dell’amore che ‘solo è credibile’. Amate la vostra comunità, la vostra parrocchia, cari cresimandi, non a parole, ma partecipando concretamente alla vita liturgica, catechistica e di carità della parrocchia. La fatica di generare vocazioni nelle nostre comunità nasce dalla fatica di amare, di condividere, di vivere le nostre vocazioni non come un potere, ma un servizio. Chiediamo al Signore di liberare la nostra vita cristiana, personale e comunitaria, da ogni forma di pretesa e di renderla invece capace di attesa, di relazione, di dono che sono le condizioni su cui nasce una vocazione alla vita cristiana. San Giuseppe, la cui figura è stata richiamata da Papa Francesco nel Messaggio per questa Giornata mondiale delle vocazioni, con la sua capacità di ascolto, silenzio, di servizio nella quotidianità ci renda capaci di essere servitori di Cristo Buon Pastore, assumendo gli stessi sentimenti del Signore, così che la nostra vita aiuti giovani e adulti a riconoscere il valore di servire la gioia del Vangelo. Così sia.

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