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Giornata mondiale dei migranti e rifugiati. Un "noi" sempre più grande: omelia di mons. Perego

Basilica di S. Maria in Vado, Ferrara, 26 settembre 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, in ogni tempo della storia della salvezza il Signore scende su uomini e donne per regalarci il dono della profezia, che aiuta a discernere, a scegliere e camminare. Questi uomini sono di paesi e nazioni diverse, da cui il Signore li sceglie per portare la sua Parola e il segno della profezia. La storia della salvezza è ricca di storie di persone straniere che vengono scelte da Dio per portare la sua Parola e la sua salvezza al popolo di Israele. La Provvidenza agisce anche attraverso persone che non sempre sono di casa, dello stesso Paese, ma vengono a condividere la nostra storia. Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti ci ricorda che i migranti “sono una benedizione, una ricchezza e un nuovo dono che invita una società a crescere» (F.T. 135).

La pagina dell’apostolo Giacomo e la pagina evangelica invitano alla condivisione e condannano la ricchezza che diventa accumulo, frutto dello sfruttamento dei lavoratori, strumento per i propri piaceri egoistici; oppure abbandono di chi è malato, pura curiosità o malignità, scandalo per i più piccoli. Spesso i migranti sono considerate come le persone che ‘rubano’ o ‘sfruttano’ qualcosa della nostra ricchezza. Si fatica a condividere. Si preferisce parlare della distinzione tra ‘noi’ e ‘gli altri’, più che di parlare solo di noi, in termini di diritti, opportunità, cittadinanza. Nell’enciclica Lumen fidei, la prima enciclica di Papa Francesco, iniziata da papa Benedetto XVI, ritroviamo un passaggio in cui si legge come una caratteristica della fede sia portarci “al di là del nostro ‘io’ isolato verso l’ampiezza della comunione” (L.F. 4). Questa caratteristica della fede di costruire un ‘noi’ Papa Francesco la riprende nell’enciclica Fratelli tutti e nel Messaggio per la Giornata mondiale dei migranti di quest’anno, dove si afferma non solo che la fede è fondata sul ‘noi’, sulla comunione, ma anche che la fede è impegno a creare “un noi sempre più grande”. Pertanto, il ‘noi’ è a fondamento non solo della fede, ma anche della speranza e della carità: caratterizza l’abito cristiano, la nostra responsabilità e i nostri progetti. E il ‘noi’ ecclesiale – ci ricorda ancora Papa Francesco - non è impoverito, ma arricchito dalla ricchezza della diversità che i mondi migranti ci fanno incontrare, e riceve una nota nuova, quella della cattolicità, dell’universalità. Il Papa sembra ricordarci che il rifiuto, i muri, l’abbandono, i respingimenti, il disprezzo, le violenze non solo impoveriscono il ‘noi’ del mondo, ma impoveriscono anche il ‘noi della fede, che per sua natura è cattolica. La fede è ferita tutte le volte che hanno il sopravvento i nazionalismi – come ci ha insegnato la storia del Novecento -, tutte le volte che ha il sopravvento l’individualismo o l’autoreferenzialità nella vita ecclesiale e sociale. “Il tempo presente – scrive Papa Francesco nel Messaggio riprendendo la ‘Fratelli tutti’ – ci mostra che il ‘noi’ voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato… E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri, gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali”. Le migrazioni per la Chiesa sono una provocazione a non indebolire la cattolicità, per ciascuno di noi ad essere ‘cattolici’, cioè aperti, capaci di riconoscere gli altri come fratelli e sorelle, di affermare concretamente la dignità di ogni persona e di vivere la fraternità come stile. “I fedeli cattolici – scrive ancora Papa Francesco – “sono chiamati, ciascuno a partire dalla propria comunità in cui vive, affinchè la Chiesa diventi sempre più inclusiva”. Un impegno all’inclusione che da ecclesiale deve diventare anche impegno e progetto politico, per una nuova città, per un nuovo mondo. “Oggi, e sempre di più, ci sono persone ferite. L’inclusione o l’esclusione di chi soffre lungo la strada – leggiamo nell’enciclica Fratelli tutti - definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi. Ogni giorno ci troviamo davanti alla scelta di essere buoni samaritani oppure viandanti indifferenti che passano a distanza” (F.T. 69).

Cari fratelli e sorelle, la Giornata mondiale dei migranti diventi, quest’anno, una tappa per una Chiesa in comunione, in cammino e una città più inclusiva, una tappa nella costruzione di un mondo fraterno che vede la responsabilità di tutti. E preghiamo il Signore, con le parole di Papa Francesco, perché “la nostra terra possa diventare, così come Tu l’hai creata, la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle”. Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti ci ricorda che “Le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo”, anche se oggi esse risentono di una perdita di quel senso della responsabilità fraterna, su cui si basa ogni società civile. Preghiamo il Signore in questa Giornata e impegniamoci, perché cresca la nostra responsabilità per sentire e costruire il mondo come una sola famiglia umana, una fraternità. Così sia.



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