• Redazione

Giornata diocesana della famiglia. Condividere le fragilità familiari: omelia di mons. Perego

XXIV Tempo Ordinario


Seminario, Ferrara, 12 settembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari sposi e genitori, sono contento di celebrare con voi questa Eucaristia che unisce alle sofferenze di Cristo le sofferenze e le fragilità delle nostre famiglie. “Prendersi cura della fragilità - scrive papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - dice forza e tenerezza, dice lotta e fecondità in mezzo a un modello funzionalista e privatista che conduce inesorabilmente alla “cultura dello scarto”. […] Significa farsi carico del presente nella sua situazione più marginale e angosciante ed essere capaci di ungerlo di dignità” (F.T. 188). Forza e tenerezza, lotta e fecondità sono quattro parole che indicano lo stile e l’impegno ecclesiale e sociale delle famiglie nei confronti di ogni fragilità. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. Il profeta Isaia ricorda come Dio gli ha aperto l’orecchio per ascoltare la Parola di Dio, condividere le sofferenze del profeta nel quotidiano. La quotidianità, con le sue gioie e le sue sofferenze, più che la straordinarietà è il luogo in cui Dio ci parla, ci accompagna anche nella vita familiare. La quotidianità è un luogo teologico, in cui Dio si rivela come Padre, ma anche in cui s’incarna nel Figlio. La quotidianità è il tempo della Chiesa. La pagina evangelica sottolinea che la sofferenza è la strada scelta anche da Gesù per salvare gli uomini. E’ difficile accettare che questa sia la strada del Messia, come dimostra l’obiezione di Pietro, e che diventi la strada dei discepoli di Gesù. E’ difficile accettare la logica eucaristica della Passione e morte, ricordata nello spezzare il pane e nel versare il sangue, che è la logica del dono, della condivisione, anche nella sofferenza. In questo tempo, celebrando l’Eucaristia, la Chiesa soffre, patisce con il Signore, per la malattia, la sofferenza, il disagio, la morte; al tempo stesso, la Chiesa, celebrando l’Eucaristia, farmaco d’immortalità, vive oggi la speranza della risurrezione. Sull’altare con le sofferenze di Cristo portiamo le sofferenza delle persone, delle famiglie, certi che l’Eucaristia è il sacramento della carità, che ci aiuta ad essere vicini ad ogni fragilità. Sacrificio, dono, memoriale, farmaco d’immortalità l’Eucaristia attraversa la storia e aiuta a leggerla con gli occhi della fede. Nella vita del cristiano, della Chiesa e della famiglia “come una Chiesa domestica”- ci ricorda il Concilio Vaticano II -, sacrifico e dono camminano insieme. Salvare la propria vita – ci ricorda la pagina evangelica di Marco – significa cambiare, perdere uno stile di vita che tante volte è usuale anche in famiglia: consumista, individualista, perbenista. Salvare la propria vita significa condividere gli stessi sentimenti di Gesù, non solo a parole, ma nei fatti, nel cammino educativo, come ci ammonisce l’apostolo Giacomo: “A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede e non ha le opere?... La fede se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta”. Nella vita della famiglia cristiana fede e opere camminano insieme: sul piano della condivisione, dell’educazione, della separazione. Non bisogna avere paura di alcune fragilità che possono esistere in ogni storia personale e familiare. “Ci sono situazioni proprie dell’inevitabile fragilità umana – scrive il Papa nell’Amoris laetitia - alle quali si attribuisce un peso emotivo troppo grande. Per esempio, la sensazione di non essere completamente corrisposto, le gelosie, le differenze che possono emergere tra i due, l’attrazione suscitata da altre persone, i nuovi interessi che tendono a impossessarsi del cuore, i cambiamenti fisici del coniuge, e tante altre cose che, più che attentati contro l’amore, sono opportunità che invitano a ricrearlo una volta di più” (A. L. 237). La sofferenza chiede prossimità, in parole e opere, anche nella vita familiare. La prossimità è il segno della speranza, della risurrezione. I discepoli, tristi, soli e delusi riconoscono la Pasqua, la risurrezione dalla apparizione di Gesù, dalla sua vicinanza, prossimità. Per questo l’Eucaristia è il sacramento non della morte, ma della vita, di una vita rinnovata dall’incontro con il Signore e con i fratelli. L’Eucaristia diventa il luogo simbolico della valenza storica della fede. Anzitutto perché ripropone la storia di Gesù nella sua realtà e nella sua contemporaneità, come auto donazione. Il dono diventa l’elemento centrale dell’Eucaristia. L’Eucaristia ripropone il dono dentro una comunità, nella forma storica delle fatiche, del cammino, dell’incontro di giovani e adulti, nella lingua di un popolo. Al tempo stesso, la ripropone nel suo valore di ‘modello’ di riferimento: come simbolo del valore della relazione, della comunione, della fraternità, dell’ascolto, della pace, del dono, del perdono: tutti aspetti che caratterizzano l’esperienza familiare cristiana.

Cari fratelli e sorelle, cari genitori e sposi, il Signore accompagni il vostro cammino di fede e di carità in famiglia, con una consapevolezza delle proprie fragilità, ma anche con un impegno familiare che scelga con la Chiesa una preferenza per i poveri e le persone e le famiglie più fragili, come luogo per vivere oggi la prossimità e la carità educativa. Sofferenza e dono - segni del vostro impegno quotidiano in famiglia e con le famiglie – sull’altare si uniscono alla sofferenza e al dono del Signore, per una vita familiare nuova.

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