• Redazione

Giornata di preghiera per le vittime della violenza e i sopravvissuti: meditazione di mons. Perego

Ferrara, 18 novembre 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli stasera siamo riuniti anzitutto per pregare. E la nostra preghiera è rivolta a Dio sia per le vittime della violenza e sia per coloro che sono sopravvissuti, ma portano i segni nel corpo e nella mente di una violenza. E’ una preghiera di dolore e che condivide il dolore, attraverso le parole del salmo 130 che abbiamo recitato insieme. E’ una preghiera che riconosce le colpe, ma chiede anche perdono. E’ una preghiera che invita alla vigilanza – “come “le sentinelle l’aurora” – perché non si ripetano più le violenza, contro nessuno, soprattutto contro i più piccoli e i deboli. E’ una preghiera di affidamento al Signore, sicuri che la sua misericordia è grande. La nostra preghiera è anche silenziosa, perché raccoglie il dolore, la rabbia, ma anche accompagna l’impegno, ha una forza sociale: trasforma le nostre relazioni, informa le nostre menti, ispira i nostri atteggiamenti.

E’ una preghiera che si nutre alla Parola di Dio, alle parole e ai gesti di Gesù. La pagina del vangelo di Marco che abbiamo ascoltato mostra da una parte l’attenzione di Gesù ai più piccoli, un’attenzione che ha ispirato l’azione della Chiesa in tante istituzioni e iniziative di apostolato - dagli Oratori e centri giovanili agli asili, alle scuole, ai seminari, alle iniziative estive - dove l’impegno, la dedizione di presbiteri, consacrati e laici si è trasformata anche in scuola di vita, di consacrazione e di santità. “Merita una riconoscenza speciale - ha scritto Papa Francesco nell’esortazione Christus vivit, pubblicata dopo il Sinodo sui giovani - anche l’impegno sincero di innumerevoli laiche e laici, sacerdoti, consacrati, consacrate e vescovi che ogni giorno si spendono con onestà e dedizione al servizio dei giovani. La loro opera è una foresta che cresce senza fare rumore” (C.V. 99). In queste iniziative la Chiesa ha riconosciuto come l’accoglienza ai piccoli fosse un segno della costruzione del Regno di Dio. Al tempo stesso non possiamo non riconoscere e non soffrire per chi, tra questi piccoli, ha sofferto perché non è stato accolto, è stato abusato, ha sofferto a causa nostra. “Esistono diversi tipi di abuso: di potere, economici, di coscienza, sessuali. – ha scritto Papa Francesco nell’esortazione Christus vivit - Si rende evidente il compito di sradicare le forme di esercizio dell’autorità su cui essi si innestano e di contrastare la mancanza di responsabilità e trasparenza con cui molti casi sono stati gestiti. Il desiderio di dominio, la mancanza di dialogo e di trasparenza, le forme di doppia vita, il vuoto spirituale,

nonché le fragilità psicologiche sono il terreno su cui prospera la corruzione” (C.V. 98). “Il dolore delle vittime delle loro famiglie è anche il nostro dolore” – per usare le parole di Papa Francesco. “Ogni abuso verso i più deboli, ogni complicità per nascondere una violenza, ci ha ricordato ancora Papa Francesco, alimenta “una cultura di morte”, mentre ogni gesto e parola di impegno per i più deboli alimenta una “cultura della vita”. “Nessuno può sperimentare il valore della vita senza volti concreti da amare – scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti . Qui sta un segreto dell’autentica esistenza umana, perché «la vita sussiste dove c’è legame, comunione, fratellanza; ed è una vita più forte della morte quando è costruita su relazioni vere e legami di fedeltà. Al contrario, non c’è vita dove si ha la pretesa di appartenere solo a sé stessi e di vivere come isole: in questi atteggiamenti prevale la morte” (F.T. 88). Tutti, persone singole e istituzioni, dobbiamo sentirci impegnati nella trasformazione sociale e sociale per una cultura dell’accoglienza e della tutela di ogni persona, soprattutto dei più piccoli e dei più deboli. Come Chiesa nel mondo, che sente sue “le gioie e le speranze le sofferenze e le angosce della gente, soprattutto dei poveri e dei malati” (G.S. 1), dobbiamo condividere l’urgenza di un impegno alla conversione personale e comunitaria, sapendo che dove c’è la sofferenza per una violenza dobbiamo lottare insieme con coraggio. Come dobbiamo lottare con coraggio contro ogni strumentalizzazione ideologica o interessi di parte che usano la sofferenza e l’errore di uno per condannare tutti, per infangare la fede e la vita di uomini e donne ispirati dalle parole evangeliche che abbiamo ascoltato.

Il Signore ascolti il nostro grido e la nostra preghiera a favore di tutte le vittime, ci sostenga nel nostro impegno di denuncia e di protezione a favore dei piccoli e dei deboli vittime di violenze e abusi, ci dia il coraggio di continuare nel nostro impegno educativo e sociale a favore dei piccoli, dei deboli. La nostra preghiera di stasera ci aiuti a “mantenere «la fiamma della coscienza collettiva” (F.T. 249) – come scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti -, testimoniando alle generazioni successive l’orrore di ciò che è avvenuto, che risveglia e conserva in questo modo la memoria delle vittime, “affinché la coscienza umana diventi sempre più forte” di fronte ad ogni volontà di violenza e di dominio. Così sia.

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