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Giornata della vita consacrata, la forza della fede di Simeone e Anna: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 2 febbraio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Oggi viviamo con le nostre sorelle e i nostri fratelli delle comunità di vita consacrata presenti nella nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio una giornata di preghiera e di condivisione.

Cari fratelli e sorelle, ogni esperienza di vita consacrata nella nostra Chiesa è un dono, che arricchisce l’istituzione ecclesiale di un carisma che accompagna, talora scuote la vita della Chiesa, se autenticamente ispirata al Vangelo. E continua ad essere un dono, anche se nella nostra Chiesa nell’ultimo anno quattro comunità di vita consacrata – tre femminili e una maschile – hanno chiuso la loro casa e una fraternità sacerdotale, la Familia Christi, rimane commissariata dalla S. Sede. Infatti, come ricorda il documento della Congregazione della fede Iuvenescit Ecclesia, dedicato alla relazione tra gerarchia e doni carismatici, “lo stesso Spirito dona alla gerarchia della Chiesa la capacità di discernere i carismi autentici, di accoglierli con gioia e gratitudine, di promuoverli con generosità e di accompagnarli con vigilante paternità. La storia stessa ci testimonia la pluriformità dell’azione dello Spirito, mediante la quale la Chiesa, edificata «sopra il fondamento degli Apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2, 20), vive la sua missione nel mondo” (n.8).

La scelta di vivere questa Giornata della vita consacrata nella Domenica in cui ricordiamo la Presentazione di Gesù al tempio aiuta a comprendere il senso e l’esperienza della vita consacrata. Come la famiglia di Nazareth è accolta nel tempio da due anziani, Simeone e Anna, nelle nostre comunità i religiosi e le religiose sono nella maggioranza persone anziane, che hanno dedicato la vita nell’amore a Dio e al prossimo. Persone che pregano e ascoltano la Parola con noi, ancora accolgono i nostri figli negli asili e nelle scuole materne, a catechismo, nelle nostre chiese, visitano gli anziani, condividono le difficoltà delle famiglie, moltiplicano i gesti di ascolto, di carità. Il cuore dei religiosi e delle religiose sposa le comunità a cui sono inviati e in cui spendono la loro vita.

Perché guardare ancora oggi alla vita consacrata come a una scelta di stile di vita cristiana? Le testimonianze di vita consacrata che abbiamo incontrato e incontriamo nelle nostre comunità ci ricordano persone che, con l’annuncio del Vangelo e “la perfetta carità”, hanno saputo accompagnare, condividere la fede, ma anche liberare le persone dal ‘male di vivere’, diventando per le persone e le famiglie – per usare l’immagine del profeta Malachia – “l’angelo del Signore”. Nella vita consacrata ritroviamo questa consapevolezza che il Signore è il Salvatore, il liberatore del suo popolo – come ci ricorda la pagina della lettera agli Ebrei.

In mezzo al popolo e per il popolo chi consacra la sua vita al Signore condivide le gioie e le sofferenze, le tristezze e le angosce delle persone, spesso sole a vivere il loro dolore, incapaci di sopportare i fallimenti educativi, costrette a una continua mobilità, schiave della precarietà. In mezzo e per il popolo di Dio le persone consacrate seminano la loro preghiera, affidano al Signore i malati, i piccoli e i poveri, ogni famiglia. In mezzo al popolo e per il popolo le persone consacrate cercano di non lasciare sole le persone, si mettono in ascolto e in cammino con loro, trovano un modo per aiutarle, una parola per consolarle: per presentarle al Signore, come Maria e Giuseppe hanno fatto con Gesù. Ma anche Maria e Giuseppe, in cammino da Nazareth a Gerusalemme, hanno avuto l’aiuto, la consolazione di Simeone e Anna. Maria e Giuseppe hanno toccato con mano la fede di Simeone, uomo giusto come Giuseppe, che confida nel Signore, che ha saputo attendere, ma anche riconoscere il Figlio di Dio. La fede di Simeone sa riconoscere in Gesù “il segno di contraddizione”, colui che rinnoverà il cuore delle persone, con il dono della sua vita, accompagnata dalla sofferenza di Maria sua Madre. Anche chi sceglie la vita consacrata è chiamato a non accomodarsi, ma a mettersi in cammino e diventare con la sua vita “segno di contraddizione”: per chi slega la fede dalla vita, per chi riduce la fede ai momenti di sconforto, per chi non educa alla fede, per chi si dispera nonostante la fede. Come Simeone ha “visto la salvezza” in Gesù così la persona consacrata è chiamata a leggere ‘ i segni dei tempi’, la presenza del Signore tra le pieghe di una vita segnata da inquietudini e di una storia che sembra governata dagli uomini. E l’incontro con il Signore di Simeone e Anna avviene dopo una vita di attesa, di preghiera, sapendo che il Signore mantiene fede alle sue promesse. E in questo Simeone e Anna sono le immagini di tanti uomini e donne consacrate che con semplicità, umiltà, impegno hanno servito la Chiesa, regalando la testimonianza della povertà, castità, obbedienza, spendendo la loro vita in attesa di incontrare il Signore, il Maestro, il Salvatore.

Cari fratelli e sorelle, la luce che oggi illumina la nostra fede, segno di Cristo Salvatore, ci aiuti a comprendere che, nonostante i carismi - come ricorda il documento Iuvenescit ecclesia – “nelle loro forme storiche non siano mai garantiti per sempre, la dimensione carismatica non può mai mancare alla vita ed alla missione della Chiesa. E preghiamo il Signore della vita, perché ci guidi sulla via del bene, con il coraggio anche di nuove scelte di consacrazione che possano illuminare la nostra vita ecclesiale. Oggi come ieri. Così sia.

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