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Giornata del malato, la sofferenza, luogo di discepolato: omelia di mons. Perego 

Ospedale di Cona, 9 febbraio 2020

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, in questa Domenica celebriamo la Giornata del malato. Nella nostra Chiesa abbiamo scelto di celebrarla in questo nostro Ospedale, dove la quotidianità è intrecciata di sofferenza e di cura e dove sentiamo particolarmente vive le parole del Signore che accompagnano questa XXVIIIa Giornata mondiale del malato: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt. 11, 28).

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio di questa Domenica. Nella pagina evangelica di Matteo, Gesù ricorda ai suoi discepoli di essere “sale della terra” e “luce del mondo”, perché gli uomini e le donne che incontreranno “rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. Come con le nostre opere dare sapore alla vita e illuminare le persone? Ce lo ricordano il profeta Isaia e l’apostolo Paolo. Isaia richiama la necessità delle opere di misericordia corporali: dividere il pane con l’affamato, l’acqua con gli assetati, la casa con i senza tetto, il vestito con il nudo, ma anche guarire gli ammalati, ospitare i forestieri, visitare i carcerati. Isaia aggiunge anche la necessità di non opprimere le persone, la sincerità e la non volgarità nel parlare. Paolo riprende questo aspetto della parola, che in lui è stata, “nella debolezza e con molta paura”, lo strumento dell’annuncio di Gesù Cristo Crocifisso. Essere sale e luce del mondo significa annunciare il Cristo Crocifisso e operare a favore dei crocifissi della storia. Come per Cristo in Croce la paura dell’abbandono emerge in maniera drammatica e per questo si affida al Padre, così i discepoli di Cristo si affidano al Padre e affidano al Padre coloro che vivono nella sofferenza e nell’abbandono. Anche in questi giorni – di fronte a un’emergenza sanitaria che coinvolge il mondo – abbiamo compreso come dalla sofferenza, dalla malattia, soprattutto se sconosciuta o in mancanza di cure, emerga immediatamente la paura, il senso di impotenza. La fede cristiana, mentre ci spinge a confidare nella Paternità di Dio, ci impegna nel sostegno ai sofferenti e nella ricerca della cura. Oggi come ieri. Nei giorni scorsi la Congregazione dei Santi ha inviato il Decreto di riconoscimento delle virtù eroiche del Beato Giovanni Tavelli, nostro Arcivescovo e fondatore dell’Ospedale S. Anna. Il Beato Tavelli, divenuto Arcivescovo di Ferrara si distinse per la sua attività pastorale, in cui non mancò una particolare attenzione alla popolazione afflitta a causa di frequenti e violente pestilenze: per loro fondò l’Arcispedale di S. Anna che tanto bene portò alla popolazione ferrarese. L’Arcispedale di S. Anna in Ferrara può considerarsi uno dei frutti più concreti della carità del Beato, il cui amore verso i malati raggiunse il suo apice sino a mettere a rischio la propria vita, quando, durante l’epidemia della peste, si prodigò personalmente nell’assistenza degli ammalati ferraresi, senza alcun timore di contagio. L’esempio del Beato Tavelli ci invita a guardare a Gesù in questa Domenica dedicata ai malati. “Gesù guarda l’umanità ferita – scrive Papa Francesco nel Messaggio di quest’anno -. Egli ha occhi che vedono, che si accorgono, perché guardano in profondità, non corrono indifferenti, ma si fermano e accolgono tutto l’uomo, ogni uomo nella sua condizione di salute, senza scartare nessuno, invitando ciascuno ad entrare nella sua vita per fare esperienze di tenerezza”. Gesù si è fatto debole con i deboli, condividendo in tutto la condizione e la sofferenza umana fuorché nel peccato. Solo chi fa la stessa esperienza di debolezza e di sofferenza di Gesù saprà comprendere le sofferenze dell’altro, soprattutto nelle forme gravi in cui la sofferenza si presenta oggi – come ricorda Papa Francesco: “le malattie inguaribili e croniche, le patologie psichiche, quelle che necessitano di riabilitazione o di cure palliative, le varie disabilità, le malattie dell’infanzia e della vecchiaia”. La sofferenza di oggi diventa un luogo di discepolato, per condividere gli stessi sentimenti di Cristo, che invitano a “personalizzare l’approccio al malato”, accompagnano il curare con il prendersi cura, così da guardare e favorire una “guarigione umana integrale, che comprende l’aspetto fisico, ma anche affettivo, spirituale, relazione”. E’ l’invito che Papa Francesco fa agli operatori sanitari in questa Giornata mondiale del malato, perché “ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo ‘persona’, viene sempre prima dell’aggettivo ‘malata’ ".

Cari fratelli e sorelle, ogni cristiano, discepolo di Cristo, soprattutto se opera a fianco dei malati, come familiare, medico, operatore sanitario, volontario, sacerdote e diacono, con la sua prossimità al mondo della sofferenza contribuisce a rendere la Chiesa “sempre più e sempre meglio la ‘locanda’ del Buon Samaritano che è Cristo, cioè la casa dove (…) trovare la sua grazia che si esprime nella familiarità, nell’accoglienza, nel sollievo”. La Beata Vergine Maria, che a Lourdes si è resa vicina con amore materno ai malati nel corpo e nello spirito, e il Beato Tavelli, il Vescovo Buon Samaritano che ha voluto il nostro Arcispedale S. Anna, ci aiutino nell’impegno perché la vita sia “accolta, tutelata, rispettata e servita dal suo nascere al suo morire”, nella consapevolezza che quando non sarà possibile guarire, si potrà sempre essere vicini ai malati con “cure e procedure che diano ristoro e sollievo”. Così sia.

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