• Redazione

Genitori in cammino: omelia di mons. Perego

Seminario, 18 dicembre 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


(…). Il dono è a fondamento di un mondo fraterno. Anche il dono di un figlio che soffre e muore. A questo proposito, c’è un passaggio nell’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco che riguarda Maria, ma può accompagnare anche il vostro cammino: “Per molti cristiani, questo cammino di fraternità ha anche una Madre, di nome Maria. Ella ha ricevuto sotto la Croce questa maternità universale (cfr Gv 19,26) e la sua attenzione è rivolta non solo a Gesù ma anche al «resto della sua discendenza» (Ap 12,17). Con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, dove risplendano la giustizia e la pace” (F.T. 278).

(…) La pagina evangelica ci ricorda il primo gesto di Maria dopo l’Annunciazione, dopo aver saputo che diventerà la Madre di Dio. Maria si mette in cammino per raggiungere la cugina Elisabetta, anziana, che sta per diventare madre di Giovanni il Battista. Giovanni Battista e Gesù sono due doni di Dio Padre, che saldano insieme l’Antica Alleanza e la nuova alleanza. E’ una pagina trinitaria, quella che ci regala Luca, perché parla del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Al tempo stesso è una pagina che avvicina due madri, Maria ed Elisabetta, che perderanno entrambe, per la violenza e la durezza del cuore umano, i loro due figli, Gesù e Giovanni. La pagina evangelica le accosta perché entrambe per grazia ricevono dal Signore il dono di un figlio, ma anche perché entrambe vivranno la sofferenza e la morte dei loro figli. E’ bello, poi annotare che, dopo l’Annunciazione, Maria ha ricevuto una grazia, è ‘la piena di grazie’, , ma non si rinchiude in se stessa, ma guarda agli altri, a chi è in difficoltà. Un figlio, la vita di cui Maria sarà Madre la rendono ancora di più capace di dono, di donazione. La visita di Maria ad Elisabetta è già un gesto natalizio, perché gratuito, che guarda solo al bene degli altri.

(…)E Maria non perde tempo nell’essere prossima alla cugina Elisabetta: parte ‘in fretta’. Gli altri, i poveri, chi è in difficoltà, chi ha bisogno di essere guarito, hanno subito bisogno di noi: non possiamo attendere, rimandare. Anche voi, Genitori in cammino, dopo la morte di un figlio non vi siete piegati su voi stessi, ma avete guardato agli altri. La carità è una medicina che cura ogni ferita, anzitutto in noi stessi, nella nostra famiglia, prima che essere un bene per gli altri. Oltre la visita, anche la prossimità è una benedizione. E sappiamo quanto il nostro mondo, anche quotidiano, la nostra città abbia bisogno di persone prossime, vicine. Nella sofferenza voi avete sperimentato la vicinanza e ora regalate la stessa vicinanza agli altri. Con la carità la vita continua e si prepara all’incontro con il Signore. “L’amore al prossimo è realista – scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - e non disperde niente che sia necessario per una trasformazione della storia orientata a beneficio degli ultimi”(F.T. 165). Cari fratelli e sorelle, cari Genitori in cammino, prepariamoci al Natale, il mistero che ci ricorda che Dio ha donato suo Figlio per la nostra salvezza. E impariamo da Maria a crescere nella capacità di donare e di essere prossimi agli altri, soprattutto a chi è in difficoltà. Solo così il nostro dolore si trasformerà in risorsa di vita e la nostra città, i nostri paesi, il mondo saranno luoghi di fraternità. Così sia.

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