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Fornelli solidali: il progetto Caritas – Istituto Vergani per la Mensa di via Brasavola a Ferrara

Una "due giorni" di solidarietà nella cucina della Mensa Caritas per alcuni docenti dell'Alberghiero di Ferrara. Per i prossimi mesi, l'idea è di portare anche gli studenti.

E intanto aumentano in maniera preoccupante le richieste di pacchi viveri


di Andrea Musacci


Maria Teresa Stampi, Francesca Falzoni, Marzia Perinati e Liborio Trotta

Non solo donare cibo per i più poveri ma cucinare anche per loro: è questo il progetto messo in piedi dall’Istituto Alberghiero Orio Vergani – Navarra di Ferrara e dalla Caritas di Ferrara-Comacchio.

Una “due giorni” solidale nella Mensa di via Brasavola, 9 a Ferrara che, come ci spiega l’operatrice Maria Teresa Stampi, “si tratta del primo progetto Caritas-Vergani, ma l’idea è di riprenderlo in vista del prossimo anno scolastico”.

La mattina di oggi e domani, 24 e 25 giugno, Liborio Trotta, chef, professore e direttore dell’ufficio tecnico, Marzia Perinati, Collaboratrice scolastica e Francesca Falzoni, Assistente tecnico dell’Istituto Alberghiero, dalle ore 9 alle 14 sono impegnati a cucinare per le persone che in questo periodo si rivolgono alla Mensa aperta dalle ore 12.30 alle 13.45. Insieme a loro c’è Nemaa, ragazza di origini somale residente ad Argenta, dallo scorso novembre volontaria per il Servizio Civile regionale. Dalla fine del lockdown, sono circa 34 le persone che vengono a colazione alla Caritas (dalle ore 8.10 alle 8.50) e un centinaio a pranzo: fino ad aprile in tutto erano 50 in meno, una 80ina. Un aumento significativo che si accompagna all’obbligo, per il rispetto delle regole Covid, di far sedere contemporaneamente non più 50 persone, ma appena 24.

Ancor più importante è quindi il sostegno del “Vergani”, grazie all’intuizione del Dirigente scolastico Massimiliano Urbinati, il quale, vista l’importante mole di cibo - sia già preparato per iniziative poi annullate causa Covid, sia a lunga conservazione per i laboratori interni alla scuola – ha pensato di donarlo: in totale alla Caritas diocesana sono arrivati l’equivalente di 2mila euro, un intero furgone pieno di arancini, diversi tipi di carne, dolci e altro, per quanto riguarda quello già preparato, oltre a frutta, verdura, farina, latte, prosciutto, grana, carne, pasta, riso e affettati.

Nel menù di oggi, risotto con la zucca, pomodori gratinati, involtini mortadella e stracchino, scarola al forno, tonno fagioli e cipolla, misto zucchine e peperoni. Domani, invece, pasta gratinata ai 4 formaggi, rosticciata di patate e cipolla, teneroni di pollo e verdure miste.


Massimiliano Urbinati, Liborio Trotta, Marzia Perinati e Francesca Falzoni

Come ci spiegano Urbinati e Trotta, “vedremo se organizzare altre giornate simili nel corso dell’estate” ma l’ipotesi – da valutare naturalmente in base alle future disposizioni per l’emergenza Covid – è di “provare a calendarizzare già dal prossimo autunno 1 o 2 mattine alla settimana per far cucinare qui nella Mensa Caritas oltre ad alcuni docenti anche gli studenti delle nostre classi quarte e quinte, magari inserendo il progetto come Alternanza scuola-lavoro (PCTO). Per loro sarebbe un’importante esperienza extra-scolastica, a maggior ragione in una realtà così particolare, nella quale imparerebbero anche ad adeguare il menù al tipo di utenza”, ad esempio non usando in tutti i piatti carne di maiale, o considerando possibili intolleranze alimentari. Menù che, naturalmente, viene deciso anche in base ai prodotti disponibili al momento: si tratta della cosiddetta “cucina di recupero”, su cui lo stesso Vergani nel 2014 ha pubblicato il volume “La cucina degli avanzi. Tradizione e innovazione nella cucina del recupero” (Este Edition).


Francesca Falzoni e Nemaa

L’Istituto Alberghiero, che possiede 5 laboratori e altrettante sale adibite, secondo Urbinati è innanzitutto “una scuola del territorio”, parte quindi di una comunità nella quale “è fondamentale aiutarsi”, e, ci spiega, “una scuola dei valori, non delle discipline, quindi non solo finalizzata all’apprendimento”, ma che tra i propri obiettivi ha quello di “far nascere cittadini consapevoli”. È questo, dunque, lo scopo di un progetto come questo, definibile di “Service Learning”, cioè un’attività al tempo stesso di apprendimento tecnico-professionale e di solidarietà.

300 pacchi viveri in più al mese

Stefania Malisardi e Ilaria Pasqualini sono le operatrici responsabili, insieme a Giovanni Barioni, nella sede della Caritas diocesana, della raccolta e distribuzione dei pacchi viveri. Un servizio che da inizio lockdown vede un continuo e preoccupante aumento di richieste: se prima dell’emergenza erano circa 650 le persone che mensilmente usufruivano del servizio, sono diventate 720 a marzo, 750 ad aprile, 790 a maggio e ora, a giugno, si arriverà sicuramente a 800, l’equivalente di 500 famiglie. Si tratta di persone che tiravano avanti con piccoli lavori in nero, giostrai, ambulanti dei mercati, colf, badanti, persone che non possono usufruire dei buoni spesa o che ancora lo attendono, in cassa integrazione, oppure dipendenti passati dal tempo pieno al part time perché l’azienda dove lavorano non ha ancora ripreso a pieno regime.

“Per fortuna – ci spiegano le due operatrici - da marzo sono arrivate tante donazioni, dal Banco Alimentare, da noi contattato, e da molti cittadini”: singole persone il cui aiuto - avvenuto portando direttamente qui gli alimenti, tramite il progetto della "Spesa sospesa", o attraverso donazioni in denaro - risulta decisivo per affrontare l'attuale periodo.

Da marzo in poi il ritiro dei pacchi viveri, visto il divieto di assembramento, avviene solo tramite prenotazione al numero 388-9706494, 4 giorni alla settimana (5 se c’è più disponibilità), dalle ore 9 alle 11 e dalle 15 alle 17: due ragazzi del Servizio civile, uno alla mattina, uno al pomeriggio, dalle ore 9 alle 17, rispondono al telefono e registrano gli appuntamenti. Per le persone anziane, invalide o per le mamme con bimbi piccoli, è previsto il servizio di consegna a domicilio.

Più o meno invariata, invece, la richiesta di vestiario, di cui se ne occupa Carlo Serico: “abbiamo registrato – ci spiega – un lieve aumento durante il lockdown ma poi siamo tornati ai numeri pre-emergenza, quindi a una 50ina di persone alla settimana, ora distribuite su tre giorni”.

Ilaria Pasqualini e Carlo Serico

Come sostenere la Caritas diocesana

È possibile sostenere la Caritas attraverso donazioni:

- Bonifico bancario sul c/c IT 22 S 05387 13005 000 000 006 664 intestato a Caritas Diocesana di Ferrara – Comacchio, BPER corso Martiri della Libertà 55 , Ferrara.

- Bonifico bancario sul c/c IT 82 R 05387 13005 000 000 012 399 intestato all’Associazione Amici della Caritas di Ferrara-Comacchio, BPER corso Martiri della Libertà 55 , Ferrara.

Per altre informazioni visitare il sito www.caritasfe.it, la pagina Facebook “Caritas Ferrara” o l’omonimo profilo Instagram.


(articolo modificato alle 19.30 del 24 giugno 2020)

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