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Festa dell’apostolo e martire S. Giacomo: omelia di mons. Perego

Marrara, 25 luglio 2019


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, ringrazio voi, don Alessio e don Moni, per l’invito a celebrare insieme, nella cornice di questa magnifica chiesa, la festa del patrono, S. Giacomo. Giacomo è il figlio di Zebedeo, pescatore sul lago di Tiberiade insieme al padre e al fratello Giovanni, che è stato tra i primi discepoli a essere chiamato da Gesù ed è anche il primo degli apostoli che, con il martirio, ha dato la sua vita per il Vangelo. Il patrono è un santo che una comunità si sceglie come modello di fede e di testimonianza cristiana e, ogni anno, il suo ricordo diventa una provocazione a uno stile di vita cristiano autentico, al cammino verso la santità a cui tutti siamo chiamati, come ci ricorda Papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate (Gioite ed esultate), dedicata alla chiamata alla santità. Scrive il Papa: “Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali” (G.E. 14).

Il cammino di santità è fondato sulla Parola e sul Sacramento, sul Vangelo e l’Eucaristia.

Nella pagina della lettera ai Corinzi, che abbiamo ascoltato, Paolo ricorda che il Signore ha posto in ciascuno di noi un tesoro, di grazia e di libertà, che però è come un vaso di creta che può cadere e andare in frantumi, per i nostri limiti, le nostre incapacità, il nostro peccato. L’apostolo Giacomo è stato consapevole dei propri limiti e, per questo, si è affidato al suo Maestro, e la vita, le parole e i gesti di Gesù, anche la morte in croce si sono radicati nel suo corpo, nella sua vita fino al martirio, nella speranza della risurrezione. Nella pagina evangelica Matteo oggi ci ricorda, attraverso la richiesta della madre di Giacomo e di Giovanni, i figli del pescatore Zebedeo, un rischio, anche nella vita cristiana e nelle nostre comunità: quello di ricercare il potere, un ruolo importante, di occupare uno spazio esclusivo, anziché mettersi al servizio, camminare con le persone, con la stessa meta e gli stessi obiettivi, cioè sinodalmente, avendo cura non solo del patrimonio religioso che ci è stato trasmesso, ma anche dell’educazione alla fede delle nuove generazioni. Come ai fratelli Giacomo e Giovanni, Gesù a noi oggi ripete l’importanza del servizio, della prossimità; la priorità delle relazioni e dei legami, l’importanza della comunità, dove ognuno ha un ruolo, non un potere: “come il Figlio dell’Uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita”. A questo servizio ci educa ogni Eucaristia, il sacramento della lode a Dio ma anche il sacramento dell’amore, a cui partecipiamo, soprattutto ogni domenica. Il Concilio Vaticano II, nella costituzione conciliare sulla Liturgia, ricorda, infatti, che i fedeli sono chiamati a esercitare “tutte le opere di carità, di pietà e di apostolato, attraverso le quali si renda manifesto che i seguaci di Cristo, pur non essendo di questo mondo, sono tuttavia la luce del mondo e rendono gloria al Padre dinanzi agli uomini” (S.C. n. 9). L’Eucaristia apre alla vita, manda alla vita di ogni giorno (“Andate in pace” dice il sacerdote al termine della Messa), con le sue fatiche e le sue gioie, le novità e le cose ripetute, “portando sempre e dovunque nel nostro corpo – come ci ha ricordato S. Paolo – la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo”.

Cari fratelli e sorelle, papa Francesco ci ricorda che “Ogni santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo” (G.E. 19). Oggi prego con voi San Giacomo, l’evangelizzatore e il pellegrino in Spagna, che ancora oggi stimola cammini di fede fino al santuario a Lui dedicato a Campostela, il Patrono da quasi mille anni scelto dalla vostra comunità - nata tra i due fiumi Primaro e Reno, e guidata dai monaci benedettini - perché vi protegga e vi accompagni ogni giorno, per essere fedeli al Vangelo e costruire una comunità capace di testimoniare la gioia del Vangelo. Così sia.