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Festa del Beato Giacomo Alberione: omelia di mons. Perego 

Aggiornato il: 23 dic 2019

Ferrara, Suore Paoline, 26 novembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Celebriamo oggi la festa del Beato Alberione, sacerdote e fondatore delle nostre Suore Paoline, una presenza significativa con una libreria e una comunità nella nostra città di Ferrara. Ricordare un santo è ricordare un testimone della fede. Ricordare un fondatore significa ricordare anche un padre nella fede. Nel Beato Alberione testimonianza e paternità sono state due caratteristiche che hanno attraversato la sua vita e generato nuove storie di vocazioni alla vita consacrata in diverse forme. La testimonianza non è facile, perché chiede coraggio, coerenza, difficile in questi tempi. Come non è facile la paternità, perché ci si rinchiude in se stessi e non si è capaci di condividere, di generare nuove opportunità, nuovi gesti di attenzione e di condivisione. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci ha fatto incontrare anzitutto un brano della lettera di S. Paolo ai Corinzi. Corinto non era una comunità facile, perché un porto , dove s’incontravano persone le più diverse, di diverse nazionalità, culture ed esperienze religiose. Anche la comunità cristiana di Corinto non è facile e forse per questo Paolo scrive loro anche due lettere. Nel brano di oggi l’apostolo Paolo sembra quasi giustificarsi del suo impegno di predicare il Vangelo. Paolo ricorda di essersi fatto “servo per tutti”, una ministerialità che vivrà in un cammino in tutta Europa, fino alla morte, al martirio a Roma, unitamente all’apostolo Pietro. Una ministerialità che chiede anche a Paolo una sorta di sforzo di inculturazione, perché la Parola di Dio raggiunga tutti: “mi sono fatto tutto a tutti”. Uno stile di ministerialità, di servizio, verso tutti, che il beato Alberione ha interpretato con originalità nel suo impegno di comunicare il Vangelo. Anche il brano della seconda lettura è rivolto ai Corinzi. E’ una pagina molto bella della passione per il Vangelo, ma anche per l’uomo di Paolo. “La nostra lettera siete voi”: le persone valgono più delle parole e degli scritti. E’ una testimonianza anche di amore al prossimo, soprattutto alle sue comunità dell’apostolo Paolo: un amore che viene da Dio e dallo Spirito, la relazione con i quali genera anche la nostra capacità di amare. Questa inquietudine per gli altri, perché tutti incontrino il Signore è stata anche la caratteristica del ministero e della consacrazione del Beato Alberione. La pagina del Vangelo di Giovanni ci descrive Gesù via, verità e vita, strada per andare al Padre. E’ bella questa sottolineatura della relazione filiale, familiare tra Dio e Gesù, tra il Padre e il Figlio: è forse uno degli aspetti più originali della teologia cristiana. Ma è anche bello il fatto che questa relazione tra il Padre e il Figlio non è esclusiva, ma è partecipata a tutti coloro che credono, a tutti noi battezzati. In Dio, come Gesù, noi possiamo essere capaci di cose grandi. Come è stato capace il Beato Alberione che ha dato la sua vita per il Vangelo, perché la Parola corresse dappertutto. Chiediamo al Signore, sull’esempio del Beato Alberione, di servire la Parola, perché possa correre dappertutto, raggiungere tutti, in questo tempo “meraviglioso e tremendo”, come ricordava il Santo Papa Paolo VI, amico del Beato Alberione. Così sia.

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