• Redazione

Festa del 1° maggio, lavoro e salute camminano insieme: omelia di mons. Perego

Ostellato, Area SIPRO, 1° maggio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

E’ per me una gioia essere in questa azienda, tra voi, cari lavoratori, per celebrare il 1° maggio, Festa del lavoro e dei lavoratori, nel ricordo di S. Giuseppe. Ringrazio l’imprenditore e diacono Isipato per aver raccolto il desiderio della nostra Chiesa di non interrompere il cammino tra le aziende del territorio ferrarese, favorendo la celebrazione di quest’anno, in questa azienda e in quest’area SIPRO, testimonianza concreta della capacità imprenditoriale di questo territorio. La Festa del 1° maggio cade nel tempo pasquale, tempo in cui guardiamo alla risurrezione del Signore, ma anche tempo di rinascita, di ripresa della vita lavorativa bruscamente interrotta da una pandemia che non ha risparmiato il mondo del lavoro.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina degli Atti ci racconta la testimonianza di Saulo, persecutore dei cristiani, che incontra Gesù, il Risorto, sulla via di Damasco e attraverso Anania, riacquista la vista e viene battezzato, per poi iniziare ad annunciare che “Gesù è il Figlio di Dio”. L’incontro con il Signore per Paolo diventa l’occasione per vedere con gli occhi della fede e rileggere la sua vita. La fede non è semplicemente un’emozione, un sentimento, è una ragione della nostra vita, che aiuta e orienta la nostra vita. Anche del nostro lavoro, che prende forma dalla consapevolezza che il Signore ci ha messo in questo giardino, che è il mondo, e ci invita a fare di ogni cosa buona lo strumento per la nostra vita, nel rispetto di un creato che è dono da custodire, proteggere, salvaguardare.

Nell’enciclica Laudato si', Papa Francesco ricorda, però, che “l’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato è stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscerci come creature limitate. Questo fatto ha distorto anche la natura del mandato di soggiogare la terra (cfr Gen 1,28) e di coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15). Come risultato, la relazione originariamente armonica tra essere umano e natura si è trasformato in un conflitto (cfr Gen 3,17-19)” (L.S. 66). Il lavoro deve diventare uno strumento che recupera non distrugge questa armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato, strumento di redenzione, di liberazione, di promozione umana. Con il termine ‘lavoro’ – scriveva S. Giovanni Paolo II nel Prologo dell’enciclica Laborem exercens - viene indicata ogni opera compiuta dall’uomo indipendentemente dalle sue caratteristiche e dalle circostanze, cioè ogni attività umana che si può e si deve riconoscere come lavoro in mezzo a tutta la ricchezza delle azioni, delle quali l’uomo è capace ed alle quali è predisposto dalla stessa sua natura, in forza della sua umanità. Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l’uomo dal resto delle creature”. Il lavoro è il segno della nostra umanità, è a fondamento delle nostre relazioni sociali, struttura le nostre scelte economiche, regala un futuro a noi e alle nostre famiglie, alla città dell’uomo. E il segno del lavoro non può essere indebolito, sacrificato, precarizzato, ma rinnovato, diffuso, salvaguardato. E in forza della sua umanità il lavoro non può accettare compromessi che indeboliscono la giustizia, la salvaguardia del creato, la salute, il futuro dei nostri figli.

In questo tempo di pandemia, che ha impedito anche il lavoro, ha rallentato l’economia, ci ha ammalati e impoveriti, ha seminato contagio e morte nelle nostre famiglie e città, ci siamo resi conto di come la salute, la vita dell’uomo è a rischio in un mondo malato. E in questa situazione abbiamo compreso come il lavoro – alla luce della storia e della risurrezione di Gesù – è una fatica per gli altri e non contro gli altri, per rinnovare il creato e non contro il creato, per la salute e la vita dell’uomo e non contro la salute e la vita dell’uomo. Un lavoro contro qualcosa e contro qualcuno è alienazione. Un lavoro per qualcosa e per qualcuno è risurrezione, rinascita, è risposta alla chiamata di Dio che ci ha posto in questo giardino che è il mondo. Alla luce di questo, “ogni progetto produttivo, ogni politica del lavoro trasparente e attenta all’uomo devono essere connesse – scrive Papa Francesco - con l’analisi delle condizioni di lavoro e dei possibili effetti sulla salute fisica e mentale delle persone, sull’economia locale, sulla sicurezza...Devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato” (L.S. 183). Bisogna essere attenti che la tecnologia non sia più “legata alla finanza che al lavoro dell’uomo, e pretenda – scrive ancora il Papa - di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri” (L.S. 20).

Cari lavoratori, cari fratelli e sorelle, cari confratelli, preghiamo oggi S. Giuseppe, uomo del lavoro come voi, perché accompagni ogni lavoratore, le loro famiglie, le aziende, le realtà economiche e politiche; perché il lavoro sia sempre per e non contro l’uomo. E che la salute dell’uomo, di cui riconosciamo il grande valore in questo tempo di pandemia, sia sempre al centro anche delle scelte produttive e dei programmi economici e politici. Così sia.

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