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Ferrara futura: Andrea Gandini sulle prospettive della città e del territorio


Andrea Gandini

Si è tenuto lo scorso 24 giugno l’ultimo appuntamento del ciclo di incontri online organizzato dall’associazione Ferrara Bene Comune dal titolo “La città e il territorio tra pandemia e sviluppo: dati, prospettive e futuro”. Relatore è stato Andrea Gandini, Direttore Annuario socioeconomico CDS, che ha affrontato il tema: “Prospettive di sviluppo nel post pandemia: visione d’insieme”.

All’inizio dell’incontro, Guglielmo Bernabei, presidente di Ferrara Bene Comune, ha fatto una sintesi del percorso svolto, ringraziando tutti i relatori e i partecipanti intervenuti. «Questi incontri - ha sottolineato Bernabei - rappresentano un impegno preciso che Ferrara Bene Comune vuole assumere nei confronti della città. La costruzione di un modello sociale ed economico alternativo è possibile. Ritrovare una politica fatta di progetti, solidale e partecipata non è una chimera ma un traguardo raggiungibile».

In questa direzione si è mosso anche l’intervento di Andrea Gandini, il quale, in primo luogo, ha sottolineato che «a Ferrara manca una visione, anche a causa della grave crisi che ormai da tempo ha colpito i corpi intermedi della società». Il Direttore dell’Annuario CDS ha evidenziato che «la qualità della partecipazione, oggi, è molto scarsa, e proprio per questo serve una nuova progettualità capace di costruire alleanze larghe ed inclusive. I fondi del Recovery plan, per il territorio ferrarese, devono essere indirizzati per un riequilibrio tra la città e la provincia, partendo da un forte investimento sulle infrastrutture. Ad esempio, tra il centro città e la zona del Delta manca un collegamento efficace; si veda lo stato deficitario in cui versa il tratto ferroviario da Codigoro a Ferrara e le note difficoltà della superstrada verso il mare». In questo senso, «va ampiamente riqualificata la stazione ferroviaria di Ferrara, come porta di ingresso alla città. Poi, è urgente la definizione della metropolitana di superficie verso Bologna, funzionale anche nell’ottica di mantenere il Polo chimico a livelli di eccellenza». Altro punto rilevante per Gandini è la «riorganizzazione radicale di Sipro al fine di attrarre investimenti e una nuova imprenditoria, in un contesto di decisa ripresa delle opportunità occupazionali». A questo si aggiunge l’esigenza di un diverso piano lavoro con una particolare attenzione alla formazione in azienda, specie nel settore della manifattura. Inoltre, vanno rafforzati i programmi di alternanza scuola-lavoro, favorendo le competenze trasversali anche di carattere di sociale.

Anche per Gandini, come avevano già rilevato i relatori dei precedenti incontri, «l’Università di Ferrara deve uscire dalla torre d’avorio della propria autoreferenzialità, lontana dal territorio e dalle sue esigenze». Per sbloccare la situazione, ad esempio, Gandini propone di riprendere il “Progetto Pil”, ossia i piani di inserimento lavorativo per neolaureati. Una esperienza che aveva dato, in passato, buoni risultati e, poi, troppo frettolosamente messa da parte. A tal proposito, un altro soggetto importante da coinvolgere è la Fondazione Navarra. Serve, quindi, «una rete di operatori e di istituzioni sociali, economiche e formative che abbia nel Comune un ruolo guida». Infine, è stato rimarcato «il bisogno di una crescita di produttività delle nostre campagne, tramite l’innovazione di una agricoltura di precisione. Ci sono dinamicità e potenzialità da esplorare meglio. I servizi sono fondanti per lo sviluppo, si pensi al rafforzamento della sanità territoriale e degli strumenti di prevenzione. Serve una industria creativa che necessita di essere supportata. Anche il turismo ha bisogno di cultura industriale. Dobbiamo giocare insieme e smettere di dividerci», ha concluso Gandini.

Ferrara Bene Comune

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