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Esequie di don Lorenzo Paliotto, prete libero e sempre in ricerca: omelia di mons. Perego 

Aggiornato il: 23 dic 2019

Marrara, 21 dicembre 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari confratelli, cari fratelli e sorelle, l’attesa del tempo di Avvento si arricchisce di questa celebrazione del rito delle esequie del nostro confratello don Lorenzo, che ci ricorda come la nostra vita sia un cammino per incontrare il Signore. Il dolore e la gioia s’incrociano in questa celebrazione: il dolore che condividiamo con i familiari di don Lorenzo, infatti, si unisce alla gioia di un tempo che ci ricorda il nostro destino, la vita eterna, che l’Incarnazione, il Natale ci aiuta a vivere ogni anno. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci conforta in questo dolore e in questa gioia. La pagina di S. Paolo ai Corinzi ci ricorda che lo sguardo alla risurrezione, ci fa superare la visione di un “corpo esteriore che si va disfacendo”. E negli ultimi anni di don Lorenzo, noi abbiamo visto nella sua sofferenza, sopportata con coraggio nell’ affrontare i diversi mali, un corpo che andava indebolendosi, ma anche crescere una libertà interiore. Sono stato colpito dalle ultime parole che ho sentito da lui nella visita di sabato scorso in clinica: diceva “mi sto liberando da tutto, sto ordinando ogni cosa nella mia mente”. E la libertà è forse stata una delle caratteristiche della vita presbiterale di don Lorenzo, nelle sue diverse esperienze pastorali: nei primi anni di sacerdozio come vicario al Duomo di S. Cassiano, a Fossanova S. Biagio e Comacchio prima e poi a S. Agostino a Ferrara, per assumere, infine, per 27 anni la responsabilità di parroco e rettore nelle tre parrocchie di Fossanova S. Biagio, Fossanova S. Marco e Torre Fossa. Erano gli anni dell’unione sofferta tra la Diocesi di Comacchio e l’Arcidiocesi di Ferrara, gli anni di cambiamenti sociali e politici importanti. E all’attività pastorale don Lorenzo ha unito la passione per lo studio, l’insegnamento, la ricerca, accompagnata negli ultimi sette anni dalla responsabilità di vice-direttore dell’Archivio storico diocesano. Le numerose pubblicazioni dedicate agli aspetti di vita sociale della Diocesi di Comacchio nei secoli XVII e XVIII , particolare sulle visite pastorali e le visite ad limina dei vescovi (1993), sul Seminario di Ferrara (1998), sull’episcopato del Vescovo di Ferrara Giovanni Fontana, già vicario generale di S. Carlo Borromeo (2002), completando così le ricerche di don Marzola, sulla Ferrara nel ‘600 (2009) e sul Clero e le istituzioni nel Settecento (2012), sono una concreta dimostrazione di questo appassionato studio e di questa continua ricerca storica a cui ha dedicato tempo e fatiche. Ora stava lavorando su un altro secolo della nostra storia religiosa, l’Ottocento, in particolare all’episcopato del card. Cadolini, cremonese come me: e con lui abbiamo parlato di queste ricerche più volte, rallentate dai tempi di Ospedale e di cura, dalla fatica della sofferenza che, però, non fermava il suo desiderio di ricerca. Questa sofferenza, questa fatica della ricerca, siamo certi, hanno meritato a don Lorenzo – per usare ancora le parole di Paolo – “un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli”. Ai familiari, a noi confratelli di don Lorenzo sono di consolazione le parole di Gesù a Marta – che abbiamo riascoltato nella pagina evangelica di Giovanni: “Tuo fratello risorgerà”. La morte, vissuta nella fede, ci spinge ancora di più a fare nostre le parole di Gesù e guardare anche noi a Lui, che è “la risurrezione e la vita”, perché “chi crede in lui, anche se morto vivrà”, facendo nostre, in questo tempo di attesa del Natale, le parole di fede di Marta: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”.

Caro don Lorenzo, il Signore ti accolga nelle sue braccia paterne, sapendoti un servitore buono e fedele. L’eterno riposo donagli o Signore e splenda a lui la luce perpetua. In compagnia di Maria, Madonna delle grazie, riposa in pace don Lorenzo.

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