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Epifania. Annunciare il Vangelo al mondo, una sola famiglia umana: omelia di mons. Perego

Ferrara-Comacchio, 6 gennaio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


“Ti adoreranno Signore tutti i popoli della terra”. Il ritornello del Salmo responsoriale che abbiamo recitato ci regala il senso dell’Epifania: Dio si rivela a tutti gli uomini. E’ una manifestazione che non avviene nella potenza, o con prepotenza, ma nella povertà, nella semplicità di un incontro. Povertà, semplicità, incontro, relazione sono anche i tratti, cari fratelli e sorelle, che vengono chiesti al nostro stile di annuncio del Vangelo, oggi come allora, evitando ogni forma di rigidità e integralismo, talora comodo e poco impegnativo. Uno stile che chiede di rinnovare alcuni nostri atteggiamenti, strumenti e di camminare insieme, in comunione, per una Chiesa di popolo e ‘sacramento di salvezza’.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina di Isaia ci invita ad alzarci e metterci in cammino, ad accogliere questo stile sinodale che stiamo vivendo come Chiesa locale, in comunione con la Chiesa universale e con le Chiese in Italia. Non solo, Isaia ci invita ad avere un abito nuovo in questo Natale, a ‘rivestirci’ della luce, della gloria del Natale. Il Natale chiede un cambiamento. Non si può sprecare il Natale. Le tenebre, la nebbia fitta, - che significa il nostro peccato, le nostre distrazioni, le nostre omissioni – vengono vinte dalla luce del Natale. Nel nostro cammino, ancora Isaia ci invita a guardare: non si cammina a testa bassa, non guardando a chi incontriamo, ai nuovi che arrivano, ai bambini e ai giovani che crescono, a chi viene da lontano, agli altri: si volge lo sguardo verso tutti e si cammina insieme. E infine Isaia ci ricorda che nel cammino e nell’incontro occorre dilatare il cuore, non essere egoisti, non chiudersi, ma avere compassione, testimoniare l’amore. In questo modo, ricorda Isaia, avremo in regalo “la ricchezza delle genti”, delle tante persone di diverse nazionalità che ormai popolano le nostre città. La pagina agli Efesini testimonia come l’apostolo Paolo sia stato investito dalla luce dell’incontro del Signore che ha cambiato la sua storia personale, il suo stile di vita e lo ha fatto diventare ministro della grazia di Dio, perché tutti possano “condividere la stessa eredità”, cioè di diventare nel Figlio che nasce figli di Dio, che tutti ricevano la gioia del Vangelo, e che il nuovo popolo di Dio sia formato da tutte le genti, nessuna esclusa. E’ una pagina molto bella quella di Paolo, una pagina di un pastore che sente profondamente che la grazia del Natale, dell’Incarnazione di Cristo, al centro del suo ministero, sia un dono per tutti. E’ una pagina di cattolicità, ma anche dell’apostolicità della Chiesa. La pagina evangelica di Luca racconta, attraverso l’episodio dei Magi, come la grazia, la luce del Natale siano destinate a tutti. Gesù è nato a Betlemme, ci ricorda Matteo, “al tempo del re Erode”: sono annotazioni che indicano la storicità dell’evento della nascita di Gesù, collocandola nel tempo e nella storia, ma anche indicano l’umanità di Gesù Bambino. Erode non si preoccupa di una nuova nascita. Si preoccupa, invece, che il bambino che è nato – secondo le parole dei Magi – è “il re dei Giudei”. Erode si preoccupa che una nuova vita metta in discussione il suo potere, la sua autorità. Erode non si preoccupa neppure della stella, di un segno nel cielo che accompagna i Magi. Si preoccupa di sapere dove è nato il bambino destinato a regnare, per poterlo sopprimere, come tenterà con la strage degli innocenti. La pace che il Signore viene a portare è subito accompagnata dalla violenza dell’uomo, la grazia è accompagnata dal peccato, l’umiltà e il servizio, dalla prepotenza e superbia di Erode. Non è facile accogliere il Natale: occorre la fede di Giuseppe e Maria, la semplicità dei pastori e l’intelligenza dei Magi. Come non è facile annunciare il Natale, perché il mistero dell’Incarnazione ha qualcosa di scandaloso: Dio appare nella povertà; Dio nasce fuori città in periferia; Dio non si presenta all’uomo con la potenza dell’Assoluto, ma con l’umiltà di un bambino. Il Natale, ci ricorda l’Epifania, va annunciato a tutti, come il centro della storia, in cui Dio riannoda il legame paterno con tutti gli uomini, che diventano una sola famiglia umana. Non si tratta di proporre “un universalismo autoritario e astratto, dettato o pianificato da alcuni e presentato come un presunto ideale allo scopo di omogeneizzare, dominare e depredare” privando “il mondo della varietà dei suoi colori, della sua bellezza e indefinitiva della sua umanità (F.T. 100) come ci ricorda Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. Piuttosto, si tratta – come sempre ci ricorda Papa Francesco – di crescere nella “capacità di pensare non solo come Paese, ma anche come famiglia umana, e questo si dimostra specialmente nei periodi critici. I nazionalismi chiusi manifestano in definitiva questa incapacità di gratuità, l’errata persuasione di potersi sviluppare a margine della rovina altrui e che chiudendosi agli altri saranno più protetti” (F.T. 141). Cari fratelli e sorelle, il Signore che nasce per la salvezza di tutti aiuti le nostre comunità a maturare questa consapevolezza che, proprio perché il mondo è una sola famiglia umana, il Vangelo venga annunciato a tutti e che tutti possano essere raggiunti dalla gioia del Vangelo. Così sia.

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