• Redazione

Don Pietro Rizzo, uomo di speranza e parroco che ha amato la verità e la libertà: omelia del Vescovo



Jolanda di Savoia, 26 aprile 2020 (III Domenica di Pasqua)


Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, il cammino di Pasqua ci fa sostare in questa chiesa parrocchiale di Iolanda di Savoia per ascoltare la Parola di Dio, celebrare l’Eucaristia e ricordare un ‘martire’ della nostra Resistenza ferrarese: don Pietro Rizzo. La pagina degli Atti degli Apostoli, che abbiamo ascoltato, racconta e ricorda la testimonianza di fede di Pietro, nel giorno di Pentecoste, in Gesù di Nazareth, Crocifisso e ucciso, che Dio ha risuscitato. La fede cresce sulla testimonianza. La Chiesa è fatta di testimoni del Risorto. Noi siamo chiamati ad annunciare e testimoniare la fede nel Risorto. I cristiani, pur sapendo come ogni creatura di dover morire, sono uomini della risurrezione e della vita. E Pietro è il Primo, ieri come oggi nei suoi Successori, ad essere il testimone della risurrezione. Anche i discepoli di Emmaus, come Pietro sono i testimoni della risurrezione. Delusi per la fine tragica di Gesù, come noi siamo delusi della situazione difficile che viviamo, di chi non opera per il bene, di chi non cerca la verità, ritrovano nella Cena con Gesù, come noi nell’Eucaristia, la forza di camminare, di correre e testimoniare che Gesù è vivo, è continuamente presente tra noi. La malattia, la sofferenza, la morte tragica di tante persone, soprattutto anziani, di questi giorni non ci deve far dimenticare che i cristiani sono dei Risorti, sono destinati alla vita. Con Pietro siamo consapevoli che il Risorto ci ha mostrato un Dio che è Padre, che ci tratta da figli, non fa preferenze di persone, ma ci giudica dalle nostre opere. E’ Lui la nostra speranza – ci ricorda l’apostolo Pietro.

Ed è con questa speranza, che la Pasqua ha regalato al nostro cuore, che sono venuto oggi a celebrare l’Eucaristia domenicale a Iolanda di Savoia per ricordare, a 75 anni dalla Liberazione dell’Italia, un uomo di speranza e un parroco di campagna che ha dato la sua vita per la verità e la libertà: don Pietro Rizzo. C’è una pagina della Resistenza, quella della Resistenza morale e nonviolenta fino al sacrificio della vita, che purtroppo è passata in secondo piano nei libri di storia, ma ha segnato profondamente la vita delle nostre comunità. E’ una pagina che vede in prima linea a Ferrara l’Arcivescovo Ruggero Bovelli, che attendiamo che sia riconosciuto tra i ‘Giusti’ per la sua opera di tutela della comunità ebraica, oltre che di difensore civico della città, e a Comacchio il Vescovo Paolo Babini, uomo di carità e di grande semplicità. Con loro furono protagonisti di una resistenza morale diversi sacerdoti: a Comacchio don Guido Cinti, don Domenico Ferroni, parroco di Codigoro, che salvò molte vite umane e anche il campanile del Duomo e la prestigiosa abbazia di Pomposa dal bombardamento, don Giovanni Martinelli e don Giuseppe Folegatti, parroci di Lagosanto e schedati come antifascisti, don Francesco Mariani, salesiano, cappellano dell’Oratorio di Comacchio, medaglia d’oro al valore della resistenza, don Francesco Ghigi, parroco di Libolla, minacciato di morte, insieme ad altri che furono nel Comitato locale di liberazione nazionale. A Ferrara si distinsero don Dafne Govoni, parroco di Cocomaro di Cona, che a rischio della vita portò la lettera dell’arcivescovo Bovelli al comando alleato perché non bombardasse la città; don Mario Boschetti, parroco di S. Maria Nuova, in servizio a Poggio Renatico, morì nel bombardamento dell’aeroporto il 28 gennaio 1944; don Lorenzo Bedeschi, che, proveniente da Ravenna, fu accolto in Diocesi a Ferrara dal Vescovo Bovelli. Cappellano militare in Albania, dopo l’8 settembre raggiunse Comacchio e sarà la persona di collegamento tra i partigiani e il comando alleato, arrivando anche a Napoli, dove, con Leo Longanesi e Mario Soldati fondò la rivista ‘Italia Cisalpina’ e condusse una trasmissione su Radio Napoli e poi fu attivista nel CIL (Corpo Italiano di Liberazione), diventando un giornalista e comunicatore durante la Resistenza e uno stimato storico della stessa nel Dopoguerra; Alcuni sacerdoti furono denunciati e imprigionati: l’olivetano Padre Gregorio Palmerini, parroco di S. Giorgio; l’agostiniano Padre Tommaso Alessandrini, del convento di S. Giuseppe, don Camillo Pancaldi, parroco del Perpetuo Soccorso, Don Filippo Ricci, parroco di Berra, don Francesco Grandi, parroco di Ambrogio, don Angelo Zampini, parroco di Gavello, don Ulisse Gardenghi, storico parroco di Bondeno. Il sacerdote don Pietro Rizzo, parroco di questa comunità di Jolanda di Savoia, fu invece ucciso. Era arrivato a Jolanda nel 1933 in una comunità formata da braccianti agricoli poco istruiti, mal pagati nonostante il duro lavoro. Don Rizzo fu vicino alla gente con coraggio e coerenza, curando l’educazione dei giovani e per questo guardato con sospetto dai fascisti. Prelevato dalla sua canonica il 28 marzo 1944 dalla Guardia repubblicana fascista, perché considerato un oppositore al fascismo e alla guerra, fu fucilato insieme ad altre quattro persone nella Golena del Po e sepolto nel cimitero di Goro come ‘sconosciuto’. Un prete, un parroco come tanti altri tra il popolo di Dio, cercati e amati, non sempre capiti, talora criticati, ma che sanno essere fedeli alla propria vocazione e dare la vita per il Vangelo di pace e di giustizia, per la verità e la libertà. Senza violenza. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, non dimentichiamo questi nostri sacerdoti, mentre ricordiamo la nostra Liberazione: sono un tesoro di vita e di fede concreta, quotidiana che irrora la nostra Chiesa e la nostra terra, e che ha preparato con il sacrificio della vita il nostro presente di libertà e pace.

Ed è con questa speranza, che la Pasqua ha regalato al nostro cuore, che sono venuto oggi a celebrare l’Eucaristia domenicale a Jolanda di Savoia per ricordare, a 75 anni dalla Liberazione dell’Italia, un uomo di speranza e un parroco di campagna che ha dato la sua vita per la verità e la libertà: don Pietro Rizzo. C’è una pagina della Resistenza, quella della Resistenza morale e nonviolenta fino al sacrificio della vita, che purtroppo è passata in secondo piano nei libri di storia, ma ha segnato profondamente la vita delle nostre comunità. E’ una pagina che vede in prima linea a Ferrara l’Arcivescovo Ruggero Bovelli, che attendiamo sia riconosciuto tra i ‘Giusti’ per la sua opera di tutela della comunità ebraica, oltre che di difensore civico della città, e a Comacchio il Vescovo Paolo Babini, uomo di carità e di grande semplicità. Con loro furono protagonisti di una resistenza morale diversi sacerdoti: a Comacchio don Guido Cinti, don Domenico Ferroni, parroco di Codigoro, che salvò molte vite umane e anche il campanile del Duomo e la prestigiosa abbazia di Pomposa dal bombardamento, don Giovanni Martinelli e don Giuseppe Folegatti, parroci di Lagosanto e schedati come antifascisti, don Francesco Mariani, salesiano, cappellano dell’Oratorio di Comacchio, medaglia d’oro al valore della resistenza, don Francesco Ghigi, parroco di Libolla, minacciato di morte, insieme ad altri che furono nel Comitato locale di liberazione nazionale. A Ferrara si distinsero don Dafne Govoni, parroco di Cocomaro di Cona, che a rischio della vita portò la lettera dell’arcivescovo Bovelli al comando alleato perché non bombardasse la città; don Mario Boschetti, parroco di S. Maria Nuova, in servizio a Poggio Renatico, morì nel bombardamento dell’aeroporto il 28 gennaio 1944; don Lorenzo Bedeschi, che, da Ravenna, fu accolto in Diocesi a Ferrara dal Vescovo Bovelli cappellano militare in Albania, dopo l’8 settembre raggiunse Comacchio e sarà di collegamento tra i partigiani e il comando alleato, arrivando anche a Napoli, dove, con Leo Longanesi e Mario Soldati fondò la rivista ‘Italia Cisalpina’ e Radio Napoli poi nel CIL (Corpo Italiano di Liberazione), diventando un giornalista e comunicatore durante la Resistenza e poi uno stimato storico della stessa nel Dopoguerra; Alcuni sacerdoti furono denunciati e imprigionati: l’olivetano Padre Gregorio Palmerini, parroco di S. Giorgio; l’agostiniano Padre Tommaso Alessandrini, del convento di S. Giuseppe, don Camillo Pancaldi, parroco del Perpetuo Soccorso, Don Filippo Ricci, parroco di Berra, don Francesco Grandi, parroco di Ambrogio, don Angelo Zampini, parroco di Gavello, don Ulisse Gardenghi, storico parroco di Bondeno.

Il sacerdote don Pietro Rizzo, parroco di questa comunità di Jolanda di Savoia, fu invece ucciso. Era arrivato a Jolanda nel 1933 in una comunità formata da braccianti agricoli poco istruiti, mal pagati nonostante il duro lavoro. Don Rizzo fu vicino alla gente con coraggio e coerenza, curando l’educazione dei giovani e per questo guardato con sospetto dai fascisti. Prelevato dalla sua canonica il 28 marzo 1944 dalla Guardia repubblicana fascista, perché considerato un oppositore al fascismo e alla guerra, fu fucilato insieme ad altre quattro persone nella Golena del Po e sepolto nel cimitero di Goro come ‘sconosciuto’. Un prete, un parroco come tanti altri tra il popolo di Dio, cercati e amati, non sempre capiti, talora criticati, ma che sanno essere fedeli alla propria vocazione e dare la vita per il Vangelo di pace e di giustizia, per la verità e la libertà. Senza violenza.

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, non dimentichiamo questi nostri sacerdoti, mentre ricordiamo la nostra Liberazione: sono un tesoro di vita e di fede concreta, quotidiana che irrora la nostra Chiesa e la nostra terra, e che ha preparato con il sacrificio della vita il nostro presente di libertà e pace.

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