• Redazione

Don Mauro Benazzi, la sofferenza di un prete: omelia di mons. Perego

Abbazia di Pomposa, 16 febbraio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


2Cor. 5,1.6-10

Salmo 22: Il Signore è il mio Pastore

Lc. 24,13-35


Cari confratelli, cari fratelli e sorelle, ci uniamo al dolore dei familiari e delle comunità di Iolanda e delle Contane, in particolare, in questo giorno in cui affidiamo alla paterna misericordia di Dio Padre il caro confratello don Mauro, in questa chiesa abaziale a Lui cara fin dall’infanzia, quando gli affreschi dell’Apocalisse animavano la sua fantasia. L’ascolto della Parola di Dio, Parola di vita ci accompagni e ci illumini a credere che la morte non è l’ultima parola. “Sappiamo infatti – ha ricordato l’apostolo Paolo alla comunità di Corinto e lo ricorda a noi – che questa nostra dimora terrena, che somiglia a una tenda, perché provvisoria, riceveremo finalmente una casa per sempre. Il Signore cammina con noi, in questo nostro esilio, per condurci alla sua casa. E in questo nostro cammino siamo chiamati ad essere graditi al Signore – ci ricorda ancora l’apostolo – per ricevere la “ricompensa delle opere compiute sia in bene che nel male” nella nostra vita. Don Mauro sapeva di essere in cammino. Anzi la sua stessa vita è stata segnata da un continuo cammino di parrocchia e in parrocchia, con passo veloce, obbedendo alle necessità che gli Arcivescovi gli presentavano. Educato alla fede in una famiglia semplice delle nostre campagne, giovane presbitero nel 1981, ordinato con il confratello e amico don Danilo, la sua prima destinazione sarà la piccola parrocchia di Campolungo, per poi passare a Gorino e a Saletta, e arrivare qui a Pomposa, Vaccolino e Volano, tra il 1981 e il 2000. Poi la lunga esperienza a Mezzogoro e Torbiera, dal 2000 al 2013, per concludere il suo cammino a Viconovo e Sabbioncello S. Pietro, a Iolanda e Le Contane, dal 2013 ad oggi. Come per don Mazzolari possiamo dire che per don Mauro “il dono più grande dopo la Messa è stata la Parrocchia”. E in parrocchia soprattutto ha condiviso il lavoro e le sofferenze degli uomini e delle donne, dei preti del Delta, delle Bonifiche, a cui lo stesso don Primo Mazzolari, su invito dell’Arcivescovo Mosconi, aveva dedicato delle pagine di ammirazione nei due volumetti ‘Ho visto il Delta’ e ‘Ripresa’ dopo l’alluvione del 1951. Don Mauro conosceva bene la sofferenza, perché anche la sua vita e la sua salute è stata profondamente toccata dal dolore e dalla malattia, fin dall’infanzia, sul piano fisico e sul piano psicologico. Ma don Mauro conosceva anche molto bene che la sua sofferenza trovava un senso nel Signore, via, verità e vita, nella Croce di Cristo. Anche nel mio ultimo incontro con Lui, già provato dal dolore e dalla sofferenza, e prima di entrare in Ospedale, ho visto la sua commozione fino al pianto nel dirmi il suo desiderio di servire il Signore fino alla fine, anche nella sofferenza. Nel primo incontro con Lui a Viconovo, ricordo invece il mio stupore per la sua preparazione teologica e soprattutto spirituale, le sue letture aggiornate, ma anche il suo animo aperto ai poveri e ai malati: da qui la mia decisione di affidargli le parrocchie di Iolanda e de Le Contane, dopo la morte del caro don Gian Carlo, facendolo ritornare nel territorio della Bonifica. Un territorio dove si trovava bene, perché sconfinato, come la sua mente e il suo cuore, dove poteva camminare, correre soprattutto in libertà. Come i discepoli di Emmaus del racconto evangelico, in cammino, talora triste, per il male attorno a Lui, per i crocifissi della storia, che il più delle volte sono persone semplici e buone: come lo era don Mauro, ma che proprio per questo sono i primi a cui il Signore si accosta per annunciare la risurrezione. Con la sua morte, nel suo cammino oggi don Mauro attraversa il ponte che lo porta nella vita eterna e ripete a noi le parole evangeliche: “Davvero il Signore è risorto”. In compagnia del Risorto, caro don Mauro, guarda alla nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, che tu hai servito con amore e fedeltà, regalando anche il dono della tua sofferenza e del tuo perdono. Aiutaci, caro don Mauro, a camminare come i discepoli di Emmaus, ad accorgerci della presenza del Signore tra noi, a non essere distratti: una presenza nell’Eucaristia, che tu hai celebrato per quarant’anni nella tua Chiesa, ‘per noi e per tutti’; una presenza nella Parola, che tu hai spezzato con passione nella predicazione e nella catechesi, nell’insegnamento scolastico, nella visita alle famiglie e ai malati; una presenza nei poveri, negli afflitti, negli ultimi e nei lontani, che tu hai saputo avvicinare con carità e bontà, con la capacità di condivisione e riconciliazione.

Cari confratelli, cari fratelli e sorelle, Pastore buono, don Mauro, lascia un vuoto improvviso che non sarà facile colmare. Mentre siamo certi che il Signore lo accoglierà come un Servo buono e fedele nella sua casa, perdonerà le sue colpe, chiediamo al Signore, Buon Pastore, che mandi operai nella sua Chiesa di Ferrara-Comacchio, come un dono riconoscente per il ministero di presbiteri come don Mauro. Così sia.

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