• Redazione

Don Luigi Coradin, educazione dei giovani e amore ai poveri hanno guidato la sua vita

Omelia per le esequie


Mesola, 30 agosto 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Sapienza, 3,1-6,9; Salmo 102; Mt. 25, 31-46


Cari confratelli, cari fratelli e sorelle, “la grazia e la misericordia” del Signore ha chiamato a sé il nostro fratello don Luigi, dopo un lungo ministero di quasi sessant’anni di sacerdozio, spesi al servizio della nostra Chiesa nelle parrocchie di Massa Fiscaglia, di Ariano e soprattutto qui a Mesola per quasi quarant’anni. Ci uniamo nella preghiera al dolore dei familiari, dei parrocchiani e degli amici della comunità ‘il Timoniere’, uno dei segni più belli del suo amore ai giovani e alle loro fragilità.

Don Luigi è stato un sacerdote educatore dei giovani, come parroco, assistente diocesano degli Scout e guida della comunità giovanile il Timoniere. Nei miei incontri con don Luigi, purtroppo interrotti dal Covid, ho sempre sentito forte in lui la passione educativa, che si alimentava di una ricerca delle persone, ma anche di una formazione solida e continua. Ricordo in uno dei nostri ultimi incontri in comunità, dove si era ritirato, che mi mostrò la scrivania con il Breviario e alcuni libri e articoli di giornali conservati e che riguardavano testimonianze ed esempi di educazione. Don Luigi ha saputo curare le famiglie della parrocchia per una crescita della loro consapevolezza di essere il primo soggetto educativo: un impegno che lo ha portato anche ad essere responsabile della Commissione Famiglia. La sua cura per la catechesi, nelle diverse fasce di età, con una particolare attenzione ai giovani e alle famiglie, era costante e profondamente esperienziale, fatta non solo di parole e di insegnamento, ma anche di incontri, di uscite, di campiscuola, di festa.

Oltre che educatore dei giovani, don Luigi è stato un sacerdote che ha amato i poveri. L’amore ai poveri ha guidato la sua vita: agli ultimi ha dato tutto, non risparmiando tempo e denaro, non trascurando mai di essere vicino ai giovani che vivevano una situazione di disagio e di dipendenza per un nuovo cammino di vita è stata una caratteristica costante del suo ministero. In questo don Luigi - per usare le parole dell’esortazione apostolica Christus vivit di Papa Francesco dedicata ai giovani – è stato un leader popolare: “i leader popolari – scrive Papa Francesco - sono coloro che hanno la capacità di coinvolgere tutti, includendo nel cammino giovanile i più poveri, deboli, limitati e feriti. Non provano disagio né sono spaventati dai giovani piagati e crocifissi” (C.V.231). Don Luigi ha preso sul serio il Discorso della Montagna del Vangelo di Matteo che abbiamo riascoltato in questa Liturgia e che è stato la sua strada maestra e per questo i poveri, gli ammalati, gli stranieri, i tossicodipendenti, i carcerati sono stati i suoi compagni di viaggio preferiti e quotidiani. Nel suo rigore morale don Luigi ha fatto da sacerdote la scelta preferenziale dei poveri, che Papa Francesco oggi indica come una delle scelte della Chiesa. Una scelta che chiedo a voi, parrocchiani di Mesola, di conservare con la stessa passione e lo stile che don Luigi ci ha testimoniato e regalato e superando i rischi che papa Francesco nell’esortazione Evangelii gaudium ci ricorda: “Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto” (E.G. 2). Noi oggi ci rallegriamo ed esultiamo, perché il Signore accoglie don Luigi e gli dice: “Vieni, benedetto del padre mio, ricevi il regno preparato per te”. Caro Don Luigi, accompagnaci ancora con la tua passione e preferenza per i poveri. La tua speranza, oggi “piena di immortalità” per usare le parole della pagina della Sapienza. La tua testimonianza sacerdotale, “fedele nell’amore” in parole e opere, rimarrà nella mente e nel cuore di tante persone e famiglie che hai incontrato nei quasi sessant’anni del tuo ministero.

Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, la cui Natività hai celebrato ogni anno nella festa patronale di questa comunità di Mesola, che l’ha scelta come sua patrona, che hai amato particolarmente e hai sempre sentita vicina al tuo cuore sacerdotale, ti prenda per mano e ti accompagni nella casa del Signore, dove incontrerai i tanti giovani che hai amato e che ti hanno preceduti e dove gusterai la grazia e la misericordia di Dio per i suoi eletti. Così sia.

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