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Don Gianluigi Bernini, prete della parola e del silenzio: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 15 dic 2019

Esequie di don Gianluigi Bernini

Crocifisso di San Luca, Ferrara, 13 dicembre 2019


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari confratelli, cari fratelli e sorelle, siamo riuniti in questo santuario dedicato al Crocifisso per affidare al Signore il nostro confratello don Luigi. Condividiamo in questo momento il dolore dei familiari e di chi ha condiviso con Lui il ministero presbiterale o l’azione pastorale nella diverse parrocchie della nostra Arcidiocesi che lo hanno visto pastore e guida nei 64 anni del suo sacerdozio – dagli anni giovanili in Cattedrale, alle parrocchie di Ruina, Stellata, alla lunga esperienza alla Sacra Famiglia e alla significativa missione come rettore della chiesa e del monastero di S. Chiara fino all’ultima esperienza di cappellano nella chiesa della nostra Certosa, prima del ritiro al Betlem. Al tempo stesso, la speranza cristiana, che ha animato anche la vita di don Luigi, ci aiuta a guardare, soprattutto in questo tempo di Avvento, all’incontro di don Luigi con il Signore.

In questo dolore e in questa preghiera ci accompagna la Parola di Dio che abbiamo ascoltato. L’apostolo Paolo ci ricorda che con il Battesimo siamo diventati figli di Dio. Questa nostra condizione ci aiuta a superare la paura, legata al peccato, alla sofferenza, alla morte, perché sentiamo Dio, creatore e Signore di tutte le cose, come un Padre. L’apostolo Paolo sottolinea come “le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura” e come la caducità in cui si trova la creazione sarà liberata “per entrare nella gloria dei figli di Dio”. Don Luigi, soprattutto negli ultimi anni della sua vita al Betlem, ha sperimentato questa caducità nella sofferenza, nel dolore, nell’immobilità, nel silenzio. E questa condizione l’ha unito più strettamente alle sofferenze di Cristo e lo ha fatto sentire ancora di più amato dal Padre. Da uomo della Parola, della predicazione in tante chiese della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, è diventato l’uomo del silenzio: un passaggio che ci ricorda come azione e contemplazione siano le due anime della vita cristiana.

L’attesa, che l’Avvento ogni anno ci ricorda, per don Luigi si è conclusa, perché con la morte e l’inizio della vita eterna si è compiuta la “redenzione del corpo”, come sempre Paolo ha ricordato nel brano della lettera ai Romani. A noi, come ha fatto don Luigi nel suo ministero presbiterale, il compito di continuare ad ascoltare la Parola di Dio e continuare a credere, come invita a fare il brano evangelico di Giovanni.

Perché queste sono le strade per avere la vita eterna, per passare “dalla morte alla vita”: ascoltare la Parola, credere, fare il bene. La risurrezione, ci ricorda l’evangelista Giovanni, dona una fede che si rinnova nell’ascolto della Parola e nella carità, attorno all’Eucaristia, che per questo è farmaco di immortalità.

Con animo insieme profondamente scosso per la morte di un nostro caro presbitero e rasserenati, allo stesso tempo, dalla certezza della fede, in un silenzio che si fa umile contemplazione dei misteri di Cristo, desideriamo accompagnare don Luigi in questa ultima tappa terrena. Mentre salutiamo nella preghiera don Luigi, lo accompagniamo nella sua comunità di Salvatonica, dove, dopo l’Eucaristia di suffragio nella chiesa del suo Battesimo e della sua Ordinazione presbiterale, riposerà in pace nel cimitero accanto ai suoi cari e agli amici. Raccogliamo anche noi oggi l’invito di Papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate: “Làsciati trasformare, làsciati rinnovare dallo Spirito, affinché ciò sia possibile, e così la tua preziosa missione non andrà perduta. Il Signore la porterà a compimento anche in mezzo ai tuoi errori e ai tuoi momenti negativi, purché tu non abbandoni la via dell’amore e rimanga sempre aperto alla sua azione soprannaturale che purifica e illumina” (G.E.24). Così sia.

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