• Redazione

Don Guglielmo Bambini, apostolo di misericordia e di gioia: omelia di mons. Perego

Tresigallo, 20 settembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, la celebrazione della memoria dei santi martiri coreani, preti e laici, cade oggi nel giorno del ricordo del ritorno alla casa del padre, 15 anni fa, di don Guglielmo Bambini, prete della nostra Chiesa, parroco di Coccanile e di Tresigallo. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La prima lettura, tratta dal libro di Esdra ci ricorda un fatto particolare: Ciro re di Persia, non appartenente al popolo ebraico, invita le tribù di Giuda e Beniamino a ricostruire il tempio di Gerusalemme e alla popolazione di aiutare con doni questa ricostruzione. E’ una pagina che dimostra che Dio non solo governa il popolo di Israele, ma tutte le nazioni. Al tempo stesso, questa ricostruzione è un segno della tolleranza, se non della libertà religiosa, riconosciuta da Ciro. Riconoscere Dio nella storia, riconoscere ‘i segni dei tempi’ è uno dei compiti importanti di un presbitero. E nel leggere ‘ segni dei tempi’ lo stile dell’apostolo è sempre di umiltà, dolcezza, magnanimità, di amore all’unità, di speranza. Dalle testimonianze raccolte e pubblicate dalla parrocchia di Coccanile, don Guglielmo cercava l’unità, valorizzando i carismi di ciascuno. La sua predicazione era carica di speranza, anche nel tempo della sofferenza, i suoi tratti erano di serenità e di fiducia. La sua disponibilità per questa nostra Chiesa è sempre stata pronta. Lasciando Coccanile, nel 1985, per passare a Tresigallo, scriveva ai parrocchiani: “La Diocesi è una grande famiglia…a noi sacerdoti soprattutto compete il senso missionario dell’obbedienza e della mobilità, per essere pronti dove il bene comune ci chiama”. E in questa disponibilità al servizio don Guglielmo ha educato anche i parrocchiani, come si legge nel saluto della comunità: “Chi dice di ‘sì’ a Cristo deve anche saper rinunciare a situazioni sicure, ad affetti consolidati nel tempo, ad amicizie disinteressate e sincere”. Il cammino e l’edificazione della Chiesa, popolo di Dio e Corpo di Cristo passa attraverso questa disponibilità condivisa da preti e laici, da tutta la comunità, nel leggere ogni passaggio della vita della Chiesa come una ‘grazia’ e come un’ occasione per servire il Signore. La pagina evangelica ci fa rileggere una pagina dell’evangelista Luca in cui Gesù, dopo aver raccontato la parabola del seminatore e la sua spiegazione, spiega ai discepoli come una luce per illuminare non deve essere nascosta ma posta su un tavolo della casa. L’invito di Gesù è chiaro: io sono la luce e il cammino di ogni apostolo deve essere illuminato dal Signore. E’ una parola che Gesù ripete per ogni vocazione. Anche don Guglielmo l’avrà ascoltata in maniera chiara nella sua vita che ha dedicato al ministero presbiterale. E’ una parola che non fa differenza di persone, che il Signore rivolge ancora. E in che cosa Gesù chiede di seguirlo? Nella gioia e nella misericordia soprattutto. “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (E.G. 1). La gioia ha caratterizzato la vita di don Guglielmo: una gioia coinvolgente soprattutto per i giovani e che nasceva dalla serenità della sua relazione con il Signore e del suo ministero.

Don Guglielmo è stato anche l’uomo della misericordia. La misericordia, che per S. Tommaso è la più grande delle virtù, è ciò che rende differente l’antico dal nuovo sacerdozio, l’esperienza dell’antico popolo e l’esperienza del nuovo popolo di Dio. Nell’esortazione Christus vivit, dedicata ai giovani Papa Francesco ricorda: “Cerca di imparare a piangere per i giovani che stanno peggio di te. La misericordia e la compassione si esprimono anche piangendo. Se non ti viene, chiedi al Signore di concederti di versare lacrime per la sofferenza degli altri. Quando saprai piangere, soltanto allora sarai capace di fare qualcosa per gli altri con il cuore” (C.V. 76). Don Guglielmo ha vissuto la misericordia come un tratto del suo stile educativo dei giovani e nell’attività vocazionale e di carità, ricca e quotidiana, aiutando anche a fare del sacramento della Riconciliazione, a cui dedicava diverse ore, il luogo per gustare e imparare la misericordia. “Misericordia, creatività e speranza fanno crescere la vita” (C.V. 173), ci ricorda ancora il Papa. Misericordia, creatività e speranza hanno sempre guidato l’azione pastorale di don Guglielmo. Una misericordia che si traduceva anche nel perdono e nella condivisione, nell’educazione alla carità cristiana.

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, il ricordo dei laici e sacerdoti coreani martiri e di don Guglielmo, apostolo e prete della nostra Chiesa, ci aiuti ad avere il coraggio di testimoniare la fede e a non disperdere questo tesoro di misericordia, creatività e speranza, di gioia che don Guglielmo ha lasciato soprattutto alle comunità di Coccanile e di Tresigallo, ma anche a tutta la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio. E sull’esempio di don Guglielmo, chiediamo al Signore di far crescere nella nostra Chiesa vocazioni alla vita presbiterale buone, numerose e perseveranti. Come la famiglia senza l’apertura alla vita muore, così una Chiesa senza vocazioni alla vita presbiterale rimane orfana di padri, di apostoli - come è stato don Guglielmo - che accompagnano i fedeli nella scoperta della propria vocazione e a vivere con passione l’unità e la misericordia della Chiesa.

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