• Redazione

Domenica di Quaresima con S. Benedetto: omelia di mons. Perego

Ferrara, S. Francesco, 21 marzo 2021 (V domenica di Quaresima)


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, continua il nostro cammino quaresimale. Questa domenica di Quaresima coincide, quest’anno, con il ricordo di S. Benedetto, Padre Fondatore del monachesimo occidentale. Il tempo di attesa della Pasqua, ci richiama il silenzio, l’umiltà e l’obbedienza – cardini della regola benedettina – che diventano anche per noi regole del cammino spirituale.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, in questa domenica del cammino quaresimale. Il profeta Geremia ricorda che Dio ha preso per mano il popolo di Israele per condurlo a una nuova alleanza. Un’ alleanza non più fondata su leggi scritte, ma scritta nel cuore di ogni persona, grandi e piccoli. E’ una relazione nuova con Dio che Geremia chiede al popolo di Israele e che chiede anche a noi oggi. Una relazione non viziata da interessi, incomprensioni, contrapposizioni, ma fondata su un cuore puro – come ci ha ricordato il Salmo 50. Il cuore nelle pagine bibliche non è solo il centro dei sentimenti, ma anche dei pensieri e della volontà. Cambiare il cuore significa per la Parola di Dio cambiare vita, convertirsi. L’educazione del cuore è il tratto spirituale di ogni cristiano che desidera vivere lo spirito delle Beatitudini e che, nello spirito della regola benedettina, - come indicato nel capitolo cap. IV della Regola -, permette all’uomo di nascere di nuovo, per non essere più al centro, ma per mettere al centro il Signore e i fratelli. Una relazione con Dio e i fratelli rinnovata dal cuore trafitto di Cristo – ci ricorda la lettera agli Ebrei. Una relazione con Dio fondata sulla Croce di Cristo: “quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” – ripete oggi Gesù nel brano del Vangelo di Giovanni. La Croce è il volto di Dio, che è Servo, che sceglie di amarci fino a dare la sua vita per noi. Lasciarci attrarre dalla Croce di Cristo, cari fratelli e sorelle, significa condividere con Lui “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” (G. S. 1) delle persone, soprattutto dei più poveri e malati – come ricorda la Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II. Cristo ci attira a sè, per unirsi a noi, ed insegnarci ad amare con il suo stesso amore. Non dimentichiamolo: chi ha paura della Croce non cammina nella fede. Ma non lo sarà neanche colui che vede nella croce uno strumento di morte da fuggire: “Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore”, disse nella sua prima omelia Papa Francesco, il 14 marzo 2013. Condividere la Croce di Cristo significa – come ci ricorda l’apostolo Paolo – condividere “le forti grida e lacrime” di Gesù diventando prossimi di chi soffre, soprattutto in tempi, come gli attuali, di pandemia, in cui condividiamo lo smarrimento e le paure della gente, la fatica degli insegnanti, la frustrazione degli operatori sanitari, il dolore di chi ha perso amici e persone care. Una prossimità che è stata testimoniata e continua ad essere testimoniata da S. Benedetto e dalla tradizione benedettina e che è vissuta da tante persone, fedeli laici e consacrati, come ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti: “Questa prossimità e condivisione è la forza per superare anche la difficile situazione che stiamo vivendo. La recente pandemia ci ha permesso di recuperare e apprezzare tanti compagni e compagne di viaggio che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. Siamo stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate e sostenute da persone ordinarie che, senza dubbio, hanno scritto gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa” (F.T. 54).

Oggi inizia la primavera, nel giorno in cui la Chiesa ricorda S. Benedetto. La primavera che oggi inizia sia il segno di una rinascita che dalla natura arriva alle persone, alle famiglie, alle imprese della nostra città, che soffrono e chiedono prossimità e condivisione, a tutta l’Europa di cui S. Benedetto è patrono. “La fragilità dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia – ha scritto papa Francesco - ha evidenziato che non tutto si risolve con la libertà di mercato e che, oltre a riabilitare una politica sana non sottomessa al dettato della finanza, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno” (F. T. 168). E’ tempo di un’economia sociale di un’economia civile, che sappia coniugare anche la giustizia distributiva. Le persone, le famiglie da sole rischiano di non saper realizzare un progetto di vita, ma solo dentro una città, dentro una comunità riescono a ritrovare coraggio e speranza. San Benedetto, con i suoi monasteri anche nel nostro territorio – da questo monastero in S. Antonio in Polesine a S. Giorgio di Ferrara, a Gavello, a Pomposa -, ha iniziato un tempo nuovo sul piano economico, sociale e culturale, partendo dallo spirito delle Beatitudini e cambiando il suo cuore. Il suo ricordo oggi, diventi anche per noi un invito alla responsabilità per una rinascita economica, culturale, sociale ed ecclesiale che parta dalla speranza, ma dia anche concreti segni di speranza. Così sia.

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