• Redazione

Domenica di Passione, Domenica eucaristica: omelia di mons. Perego

Ferrara, S. Maria in Vado, 28 marzo 2021


(La S. Messa di apertura del Giubileo Eucaristico celebrata nella Basilica di Santa Maria in Vado sarà trasmessa su Telestense domani, lunedì 29 marzo, alle ore 7.30)


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, iniziamo oggi la Settimana Santa, che incrocia, quest’anno l’anniversario degli 850 anni del miracolo eucaristico di Ferrara, in questo storico luogo cittadino di S. Maria in Vado. Una Domenica di Passione che diventa una Domenica eucaristica. Un saluto deferente alle autorità che condividono con la Chiesa di Ferrara-Comacchio l’inizio del Giubileo eucaristico, riconoscendo in questo modo il valore di alcuni luoghi e tempi ecclesiali nella storia di una città, ma anche indicando la rigenerazione di questa città in un dialogo e in una collaborazione franca e attiva.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. Se da una parte il tema della sofferenza, della umiliazione, della Croce attraversa la pagina del profeta Isaia, di S. Paolo e la Passione del racconto dell’evangelista Marco, un altro tema attraversa la Parola di Dio: è il tema del servizio. Isaia ricorda come il discepolo metta la lingua e l’orecchio, il dorso e le guance al servizio di Dio, perché la sua Parola sia accolta e lo sfiduciato ritrovi speranza. Il discepolo è un ‘Servo di Javhè’. E ‘Servo’ sarà un titolo di Gesù che, ricorda l’apostolo Paolo, “non ritenne un privilegio essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo la condizione di un servo” fino alla morte in Croce. La Croce, vertice della passione, come abbiamo ascoltato dall’evangelista Marco, è il segno di Dio che regala suo Figlio all’umanità, è il segno per eccellenza di servizio. ‘Servo’ non è solo il titolo di ogni discepolo di Gesù, dal più piccolo al più grande, ma anche lo stile di ogni discepolo. Per questo, Papa Francesco, tra i suoi titoli, predilige il titolo di “Servo dei Servi”. Dove impariamo lo stile cristiano del servizio? Nella partecipazione attiva alla celebrazione eucaristica. Nell’Eucaristia noi vediamo, ascoltiamo, assaggiamo questo stile di Gesù. Il miracolo eucaristico che in questo luogo avvenne il 28 marzo 1171 – quando l’Ostia è diventata carne e il vino sangue di Cristo che è arrivato con i suoi fiotti sulle mani del sacerdote, dei fedeli e sulla volta della piccola chiesa -, ha ricordato nei secoli e ricorda a noi oggi che possiamo con i nostri sensi percepire realmente la presenza di Gesù, morto e risorto, oggi come ieri e per sempre. Realtà e Sacramento si richiamano continuamente, in forza non dei nostri gesti, ma della Parola di Cristo. Gesù Servo ha voluto continuare ad essere vicino a noi, incontrarci sacramentalmente, con le sue parole e i suoi gesti, nei diversi momenti della nostra vita. Tanto più la Chiesa è ‘Serva’ di questa presenza del Signore, tanto più cammina, cresce, si rinnova. Il miracolo eucaristico di Ferrara ci ricorda che quando noi dubitiamo di questa presenza reale, si rompe la comunione, la verità è dimenticata e tradita, ai sentimenti di Gesù subentrano i nostri sentimenti che talora non traducono lo stile di servizio del Maestro, ma l’egoismo, l’individualismo, il formalismo, il tradizionalismo. Nell’Eucaristia deve continuamente sentirsi viva la Passione di Gesù che abbiamo ascoltato dalle parole di Marco, preparata da quel bellissimo episodio nella casa di Simone, a Betania, dove una donna versa il suo profumo prezioso sul capo di Gesù: non uno spreco, ma un dono e un servizio. La Liturgia, con la bellezza di un luogo – come questo costruito cinquecento anni fa – con la ricchezza artistica che l’accompagna non è mai in contrapposizione con la carità, ma la prepara e l’accompagna. I Santi e le Sante presenti in questa chiesa come in ogni chiesa – dalla Madre di Dio a S. Omobono, a S. Antonio abate, a S. Rocco, a S. Andrea, alle sante Lucia, Elena, Agata, Apollonia per citarne alcuni - ricordano come la partecipazione all’Eucaristia spinge ad essere attratti dalla Croce di Cristo, genera carità, prossimità servizio, dono. Come abbiamo letto nel Vangelo di oggi Eucaristia e Croce sono legati strettamente. I giorni della Passione sono preparati da una cena pasquale in cui Gesù, come abbiamo ascoltato, mentre mangia con i discepoli prende il pane, lo spezza e dice: “prendete, questo è il mio corpo”. Poi prese il calice e disse: Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti”. In questo santuario è rimasto il segno di “questo sangue dell’alleanza”. E’ un segno impegnativo che ci chiede di non tradire Gesù, come Giuda nel Vangelo e i tanti Giuda della storia, nostri fratelli, di non insultarlo come alcuni sul Calvario, ma di seguirlo nell’abbandono al Padre, nel dono della vita ai fratelli. Il sangue di Gesù, insieme al sangue di tanti Santi e martiri di ieri e di oggi, ai tanti testimoni della fede di ogni giorno ci ricorda che la fede e l’obbedienza a Dio impegna la vita, chiede talvolta anche la vita. La fede non è un sentimento di un giorno, la partecipazione a una Liturgia, la conoscenza di alcune verità, un gesto di bontà: la fede è un cammino con Gesù fino sotto la Croce: L’Eucaristia è reale per noi quando ci attrae a sé in questo cammino di fede. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, chiediamo al Signore di lasciarci attrarre a sé, di lasciarci formare e conformare da lui ogni volta che partecipiamo al sacramento dell’Eucaristia. Solo così il realismo del miracolo eucaristico che noi celebriamo rinnova la nostra vita, rigenera la comunità, cambia la storia. Così sia.

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