• Redazione

Domenica delle Palme, domenica di Passione: omelia di mons. Perego

Ferrara, 5 aprile 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, mai come quest’anno la Domenica delle Palme è Domenica della Passione. Mai come quest’anno la lettura della Passione e morte del Signore ci fa sentire l’umanità di Gesù, la condivisione della nostra natura umana da parte del Figlio di Dio: “svuotò se stesso – ci ricorda l’apostolo Paolo – assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini”. Al tempo stesso – come richiama il profeta Isaia – “Il Signore Dio mi assiste”, e Paolo aggiunge: “Gesù Cristo è il Signore": come non mai sentiamo da creature il bisogno del Creatore, la vicinanza di un Dio Padre e Madre, di suo Figlio e dello Spirito.

E’ l’evangelista Matteo che ci accompagna a rivivere la Passione del Signore. Apre il racconto l’ultima cena, per ricordarci che ‘ogni volta che mangiamo e beviamo alla mensa eucaristica annunciamo la sua morte e la sua risurrezione”. Il sacrificio eucaristico ripropone la Via Crucis e la morte di Gesù come il luogo dell’alleanza, della salvezza.

Con voi volevo fermarmi sui protagonisti della Passione di Gesù. Giuda, anzitutto. E’ il ritratto di colui che, pur essendo vicino a Gesù, uno dei suoi discepoli gli rimane distante, non si lascia convertire. E’ l’uomo egoista, è l’uomo attaccato al denaro, l’uomo falso, il traditore, l’uomo disperato. “Nostro fratello Giuda” lo ha chiamato don Primo Mazzolari, perché in Lui rivediamo anche le nostre colpe, il nostro peccato.

Pietro e i due figli di Zebedeo accompagnano Gesù nell’orto a pregare, ma faticano a condividere la preghiera di Gesù, a vegliare. E’ anche la nostra fatica: quando la preghiera non è al centro della giornata, ma solo alla fine, quando la preghiera rimane all’ultimo posto.

Il sacerdote Caifa. E’ colui che cerca di carpire da Gesù una confessione, per convincersi del suo male. Si scandalizza della divinità di Gesù. Non crede nel Messia. Anche noi talora rischiamo di rendere la fede schiava della nostra ragione, delle nostre domande. Abbiamo paura di ascoltare la verità e di seguirla.

Pietro. Segue Gesù, lo ama, ma non ha il coraggio di dirlo, ha paura, nega la sua amicizia con Gesù, ma soffre di questa sua incoerenza. In alcuni momenti della nostra vita anche noi non abbiamo il coraggio di dirci cristiani, non tanto a parole forse, ma nei fatti. Ci adeguiamo alla mentalità di questo mondo. Pietro, però, ha il coraggio di piangere, di pentirsi dei suoi errori e lo insegna anche a noi. Il pentimento aiuta a vedere la Croce.

Pilato. E’ il politico, l’uomo calcolatore, alla ricerca dei consensi a cui sacrifica la verità e anche la vita delle persone. La ricerca della verità e della giustizia è succube dell’opinione, al punto da liberare il colpevole e condannare l’innocente. Ci si lava le mani di ciò che accade di male, spostando la colpa su altro e su altri. Non si ricerca il bene comune.

Simone di Cirene. E’ un ebreo originario della Libia che porta la Croce di Gesù. Il Cireneo viene da un paese oggi in guerra, dopo una dittatura, dopo la morte di tanti lavoratori, di uomini e donne, di bambini. Il Cireneo viene da un paese da dove partono molte persone alla ricerca della sicurezza, della pace, per una vita diversa. Il Cireneo oggi ha bisogno di essere aiutato da noi, come Lui aveva aiutato Gesù.

Il centurione. E’ un soldato, ma diversamente dagli altri che offendono, sputano, disprezzano l’uomo della Croce, lui si lascia interrogare da questo innocente crocifisso e arriva a fare la professione di fede: “Davvero costui era Figlio di Dio”. Il centurione ci aiuta a vedere nel Crocifisso il Figlio di Dio, l’umanità e la divinità di Gesù.

Cari fratelli e sorelle, in questa Domenica di Passione vogliamo avere un ricordo particolare per tutti coloro che sono malati, per i loro familiari che in alcuni casi non possono essere al loro letto a causa del male che ha colpito l’umanità. La loro sofferenza, la loro passione li rende ancora più vicini alla passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Un ricordo particolare, oggi, vogliamo averlo per i nostri giovani. Ieri non abbiamo potuto fare, come da programma, la Veglia di preghiera in preparazione della Giornata mondiale della Gioventù. Possiamo però ricordare a loro e a noi le parole profetiche di Papa Francesco nel Messaggio per la XXXVa Giornata mondiale della Gioventù di quest’anno. Sono parole di grande attualità, perché pronunciate da Gesù a Nain, mentre s’imbatte in un corteo funebre che accompagna alla sepoltura un giovane, figlio unico. In questi giorni abbiamo visto molti cortei funebri, padri e madri, figli, anche dei giovani morire. Le parole di Gesù sono state parole importanti allora e lo sono anche per noi oggi: “Ragazzo, dico a te, alzati” (Lc 7,14). Alzarsi, camminare insieme è lo stile del giovane, ma è lo stile di una Chiesa sinodale, che cammina insieme, che si avvicina e tocca le ferite della gente, perché si possa rialzare dopo questa prova di debolezza e di povertà che ha accompagnato questi giorni. Il Signore ci aiuti a rialzarci con i nostri giovani e a continuare un cammino insieme. Maria, nostra Madre ci sia vicina e consoli chi è nel pianto. Così sia.


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