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“Dio vive in noi”: una verità da riscoprire

Da Sant’Agostino a Santa Elisabetta della Trinità, da Santa Teresa di Gesù a San Giovanni Paolo II: il mistero dell’Inabitazione Trinitaria nel volume “La Trinità in noi” di Scolastica Blackborow


«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23-29)


“La Trinità in noi. Testi dei maestri spirituali” è il nome del volume uscito il mese scorso per la casa editrice “Messaggero di Sant’Antonio” di Padova, a cura di Scolastica Blackborow, fondatrice e presidente dell’Associazione di Volontariato Oasi (www.oasinforma.com, nata nel ’93 per accompagnare i malati oncologici dell’Ospedale di Ferrara).

Una piccola ma densa antologia di testi – da Sant’Atanasio a Paul De Jaegher, da San Giovanni Paolo II a Santa Elisabetta della Trinità, da Santa Teresa di Gesù a Georges Lefèbvre, solo per citarne alcuni – che, come scrive nella Presentazione il Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio mons. Massimo Manservigi, può aiutare a “camminare alla luce e sotto la guida dello Spirito dentro un’intera comunità di volti e di storie da cui imparare, ricevere consiglio, approfondire, trovare consolazione o giusto monito e, infine, attraverso essi, raggiungere l’amicizia di Cristo e della Trinità che dimora in noi e che ci spinge verso gli altri”.

Un percorso, personale e comunitario, quello di Scolastica Blackborow, che, possiamo dire, inizia circa 50 anni fa con la lettura del commento del teologo dominicano Marie Michel Philipon, “La dottrina spirituale di Suor Elisabetta della Trinità”. Anche grazie a testi come questo – e di Padri della Chiesa, mistiche e mistici, teologhe e teologi antichi e moderni -, l’autrice, come scrive lei stessa nella Prefazione, ha incominciato “a vedere la vita interiore come una vera compenetrazione dell’anima in Dio e di Dio nell’anima; un reciproco dimorare che si apre per accogliere”.

Una presa di coscienza, quella dell’Inabitazione della Trinità nell’anima, alla quale ci si può arrivare solo dopo un profondo e lungo percorso spirituale. Il volume, ci spiega l'autrice, pensato per tutti, nello specifico può essere uno strumento “per quei tanti credenti che non sanno, o hanno dimenticato, questo aspetto fondamentale della vita di fede”, quindi per “accompagnarli, farli avanzare in questo cammino”. Un volume rivolto in particolare ai laici, anche giovani, da “sorseggiare”, cioè “da riflettere, pagina dopo pagina, in profondità, per poi metterlo in pratica”. Dall’intelligenza al cuore, dunque, per provocare un cambiamento reale e radicale nella propria esistenza, abbandonando l’idea che la vita cristiana significhi la mera osservanza di norme o “il fare un po’ di bene”, per “passare – scrive l’autrice nel volume – da una semplice conoscenza catechetica all’intimità con Lui”.

“Il fatto fondamentale della nostra esistenza è che Dio vive in noi”, riflette Joseph Chalmers, carmelitano, ne “Il suono del silenzio”: un “fatto”, questo, che l’autrice in un certo senso rivive nel volume, proponendolo e condividendolo con le lettrici e i lettori che vorranno lasciarsi guidare da questa sua proposta. Un cammino, quello di Scolastica Blackborow, in dialogo con le sue maestre e i suoi maestri spirituali, sempre con un tono intimo e interrogante, riflesso di un’esperienza viva e mai intellettualistica. Per dirlo con le parole di papa Leone Magno, se “siamo tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in noi, vale molto più quello che ciascun fedele porta nel suo cuore, di quanto può ammirare in cielo”. Qualcosa dunque che davvero vale la pena di scoprire: “non avremo – scrive l'autrice – più coscienza di noi come qualcosa di chiuso che basti a se stesso. Saremo diventati apertura”.

Ma come poterlo realizzare? Rispondiamo con le parole di Paul De Jaegher ne “La vita d’identificazione con Gesù Cristo”: “in ogni azione, in ogni preghiera, in ogni sofferenza, in ogni atto di amore, pensare che siamo Cristo. Ci spoglieremo allora, come istintivamente, dei nostri sentimenti sregolati o meschini e limitati, per rivestirci dei sentimenti immensi che animavano il Cristo nelle sue azioni, preghiere e sofferenze sulla terra”. Quel che ci è promesso è qualcosa di non del tutto comunicabile a parole: “una gioia allo stato puro”, scrive Georges Lefèbvre (“Al cuore della preghiera. Preghiera personale e meditazione”), “una gioia senza motivo e al di là di ogni perché. Una gioia che è pura adorazione di Colui che è la sorgente di ogni gioia. Essa manifesta che siamo veramente suoi”.

Andrea Musacci

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