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Diffondere la cultura del dono: omelia di mons. Perego per AVIS Ferrara

Aggiornato il: 23 dic 2019

Chiesa di Santo Stefano, Ferrara, 19 ottobre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Un cordiale saluto al Presidente e al Consiglio dell’Avis Comunale e alle autorità presenti a questa celebrazione eucaristica che accompagna il cammino rinnovato dell’AVIS nella nuova sede e ricorda coloro che in questi 52 anni di vita hanno creato nella nostra città una cultura del dono del sangue.

Cari fratelli e sorelle, il Vangelo che abbiamo ascoltato ci porta in città dove incontriamo un giudice e una vedova che chiede giustizia. La parabola spiega la necessità della preghiera, fondamentale per far crescere la fede. La fede senza preghiera muore, ci ricorda il Signore. E la preghiera non solo porta la giustizia alla vedova, ma – abbiamo ascoltato nella pagina dell’Esodo – la preghiera di Mosè favorisce la vittoria di Gedeone. La preghiera costruisce una relazione con Dio che, proprio perché Padre, non abbandona i suoi figli.

Anche la donazione del sangue credo sia nata dalla preghiera: dalla preghiera di tanti malati, delle loro famiglie, di medici e infermieri che hanno compreso come la donazione del sangue poteva salvare vite e hanno pregato Dio e i fratelli e le sorelle perché si aprissero al dono. Dalla preghiera è nato il dono ed è scaturita la vita per molte persone: uomini, donne, giovani, ragazzi, bambini. Dalla preghiera e dal dono nasce la santità, come ci ricorda in una bella pagina dell’esortazione Gaudete et exsultate Papa Francesco: “Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali” (G.E. 14). Preghiera e dono, servizio sono le parole che si mischiano insieme nella storia della Chiesa e anche nella storia dell’Avis e hanno generato nella nostra città un popolo di persone che hanno organizzato la loro vita, il loro tempo, i loro interessi non indipendentemente dai bisogni, dalle sofferenze degli altri. Di questo legame stretto tra preghiera e servizio agli altri ci parla ancora Papa Francesco, quando scrive, sempre nell’esortazione Gaudete et exsultate: “Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione” (G.E. 25).

La preghiera e il servizio, il dono si nutrono anche della Parola di Dio, come ricorda Paolo all’amico Timoteo: “Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere, educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”. In ogni donazione del sangue sono contenuti questi verbi ricordati da Paolo: insegnare, cioè ricordare il valore del sangue per la vita di tante persone; convincere, cioè allargare il significato e l’importanza di questo gesto di dono; correggere, cioè cambiare un’opinione pubblica e una cultura egoista e individualista, che dimentica gli altri, la comunità, la città verso cui abbiamo tutti una responsabilità; educare nella giustizia, cioè richiamare che la donazione è un dovere di giustizia nei confronti di chi ha meno in termine di salute, di risorse e generare così pari opportunità, condivisione.

Cari amici dell’AVIS, il Signore vi accompagni nel vostro servizio e dai vostri gesti la nostra città impari e diffonda una cultura del dono. Credo che anche per i donatori di sangue valgono queste parole che Papa Francesco scrive nell’ esortazione Evangelii Gaudium: “Quanti cristiani danno la vita per amore: aiutano tanta gente a curarsi o a morire in pace in precari ospedali, o accompagnano le persone rese schiave da diverse dipen­denze nei luoghi più poveri della Terra, o si prodigano nell’educazione di bambini e giovani, o si prendono cura di anziani abbandonati da tutti, o cercano di comunicare valori in ambienti ostili, o si dedicano in molti altri modi, che mostrano l’immenso amore per l’umanità ispiratoci dal Dio fatto uomo”. Di questo popolo di operatori di misericordia e di giustizia fanno parte anche i donatori di sangue: e di questo vogliamo ringraziare oggi il Signore.