• Redazione

Custodire la grazia del Natale: omelia di mons. Perego 

Basilica di S. Francesco, Ferrara, 25 dicembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

“Prorompete insieme in canti di gioia”. Cari fratelli e sorelle, le parole del profeta Isaia sono un invito alla gioia in questo giorno di Natale. La nascita del Salvatore “ha consolato il suo popolo”, ricorda ancora Isaia. Il suo sogno, la sua profezia diventa realtà con l’Incarnazione, con la storia che il Presepe ci ricorda nelle nostre case, nelle nostre piazze, nelle nostre chiese. La pagina dell’evangelista Giovanni ci introduce al senso di questa storia natalizia: Dio, che è nostro Padre, che è fonte della vita, Creatore e Signore della storia ha voluto non solo visitarci, ma essere tra noi, uno di noi, con suo Figlio, Gesù di Nazareth. Di più: donandosi all’uomo, lo penetra fino in fondo e diventa la parte più intima, più profonda dell’uomo. La sua venuta è stata preparata da Giovanni il Battista. In Gesù di Nazareth il Figlio di Dio “venne ad abitare in mezzo a noi” e noi abbiamo potuto contemplare in Lui la paternità di Dio, ma anche la grazia e la verità. La grazia è da una parte l’azione storica dell’amore di Dio per la salvezza degli uomini, dall’altra è il dono della libertà dal peccato che il Natale ci invita a custodire. Con il Natale Dio diventa uomo, ma anche l’uomo scopre la sua vocazione divina: “Dio è divenuto uomo, affinchè l’uomo divenisse Dio” – ricorda S. Ireneo (Adv haer,. III,19,1), e lo ripetono S. Atanasio e S. Gregorio di Nissa. Mentre S. Agostino sottolinea la grazia come la qualità della vita interiore del cristiano, una luce interiore e una capacità di amare, aggiungerà S. Bonaventura: quasi uno scambio di doni tra la figliolanza divina e la condizione dell’uomo, come ci ricorda il terzo prefazio di Natale. E sono i poveri, i piccoli, i puri di cuore che accolgono il dono della grazia increata e creata del Natale. Lo ricorda Papa Francesco in un passaggio della sua lettera sul Presepe: “I poveri e i semplici nel presepe ricordano che Dio si fa uomo per quelli che più sentono il bisogno del suo amore e chiedono la sua vicinanza…Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità. Il palazzo di Erode è sullo sfondo, chiuso, sordo all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati – continua il Papa -: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza. Dal presepe, Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi, strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato” (n.6).

Sono parole forti, quelle di papa Francesco, che ci ricordano come la grazia e la verità del Natale sono l’inabitazione trinitaria di Dio nell’uomo e la capacità di avere gli stessi sentimenti di Cristo che ci aiutano a dare senso ad alcuni gesti del Natale: la celebrazione della riconciliazione, il tempo della preghiera e della relazione filiale con Dio, la tenerezza nei gesti familiari, la ricerca della giustizia sociale, l’impegno per il bene comune sgombrando la mente e il cuore da falsi desideri e impossibili promesse, dando valore alla quotidianità e alla responsabilità sociale. Il Natale crea la città e costruisce la Chiesa, attraverso la presenza di Dio nelle relazioni umane nella storia. Il Natale riporti e doni la cura della grazia e della verità, per essere sempre illuminati e rinvigoriti dall’azione di Dio nella mente e nel cuore e rimetterci con libertà in cammino in compagnia del Signore, Dio con noi. Auguri. Buon Natale.

La Voce di Ferrara-Comacchio è il settimanale dell'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio
Redazione: Via Boccacanale di Santo Stefano 24/26 - Ferrara - Tel. 0532/240762 Fax 0532/240698
Proprietà dell'Opera Archidiocesana per la Preservazione della Fede e della Religione
Reg. Tribunale di Ferrara n. 66 del 27-09-1956