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Cristo Re di amore, giustizia e pace: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Voghiera, 24 novembre 2019


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, con la Solennità di Cristo Re si chiude l’Anno liturgico. Ringraziamo oggi il Signore per averci accompagnato in questo anno, in cui siamo stati a scuola dall’evangelista Luca. Lo ringraziamo anche per tutti i doni che ci ha voluto regalare in questo anno: doni spirituali e materiali, i doni che hanno illuminato e nutrito il nostro spirito, e i doni della terra frutto del nostro lavoro e che hanno nutrito il nostro corpo. La Parola di Dio in questa solennità ci fa incontrare anzitutto - nella pagina del libro di Samuele – Davide, incoronato re d’Israele. Al centro della regalità di Davide c’è l’alleanza tra Dio e il suo popolo, di cui il re Davide è servitore. Re, profeti, giudici, sacerdoti nell’Antico Testamento hanno un ruolo fondamentale di mediazione tra Dio e il suo popolo: non esistono per sé, per una semplice autorità personale, ma solo in funzione di Dio e del suo popolo. La regalità è dono e servizio. Anche il nostro lavoro, il nostro ministero non ha come oggetto di riferimento noi stessi, ma solo un servizio nella Chiesa e nel mondo. L’apostolo Paolo, parlando ai Colossesi, “ringrazia con gioia il Padre”, perché ha liberato i suoi figli dal peccato e li ha resi partecipi del suo regno d’amore. La pagina di Paolo ricorda anche come tutte le cose sono state create da Dio e da Lui riconciliate, liberate dal peccato grazie a un gesto straordinario di servizio e di dono di suo Figlio: la sua sofferenza e morte in Croce. La Croce è il segno per eccellenza di Cristo re – come ci ricorda la pagina evangelica di Luca - e anche chi lo offende sotto la croce, ieri come oggi, riconosce indirettamente la sua regalità. Sulla Croce la regalità di Cristo si dimostra anche nelle parole di uno dei due ladroni – “ricordati di me quando sarai nel tuo regno” – e nel conseguente gesto del dono della salvezza, del Paradiso al ladrone. La regalità di Cristo è un dono condiviso dal cristiano mediante il cammino di iniziazione cristiana, che comprende i sacramenti del Battesimo e della Cresima, della Penitenza e dell’Eucaristia. Ognuno dei sacramenti è un dono: della figliolanza nel Battesimo e della testimonianza nella Cresima, del perdono nella Penitenza e della comunione con il Signore nell’Eucaristia. Questi doni alimentano la nostra regalità. Il Concilio Vaticano II, in una bella pagina della Lumen Gentium (n.36), ci ha ricordato cos’è la regalità del cristiano. Si legge in questa pagina: “Cristo, fattosi obbediente fino alla morte e perciò esaltato dal Padre (cfr. Fil 2,8-9), è entrato nella gloria del suo regno; a lui sono sottomesse tutte le cose, fino a che egli sottometta al Padre se stesso e tutte le creature, affinché Dio sia tutto in tutti (cfr. 1 Cor 15,27-28). Questa potestà egli l'ha comunicata ai discepoli, perché anch'essi siano costituiti nella libertà regale e con l'abnegazione di sé e la vita santa vincano in se stessi il regno del peccato, anzi, servendo il Cristo anche negli altri, con umiltà e pazienza conducano i loro fratelli al Re, servire il quale è regnare” (n.36).

Il Concilio sottolinea la nostra libertà e responsabilità di battezzati - sia fedeli laici, presbiteri e consacrati - nell’estendere il regno di Dio, regno di giustizia, di amore e di pace, di verità, di santità. In particolare i laici trovano nel creato e nel mondo i luoghi per esercitare la loro missione di servizio, attraverso il lavoro, la tecnica, la cultura per il bene comune. Il Concilio ricorda inoltre ai laici di distinguere i diritti e i doveri in quanto membri della Chiesa e in quanto membri della società, pur in armonia tra loro. E conclude la pagina conciliare: “Nel nostro tempo è sommamente necessario che questa distinzione e questa armonia risplendano nel modo più e chiaro possibile nella maniera di agire dei fedeli, affinché la missione della Chiesa possa più pienamente rispondere alle particolari condizioni del mondo moderno. Come infatti si deve riconoscere che la città terrena, legittimamente dedicata alle cure secolari, è retta da propri principi, così a ragione è rigettata l'infausta dottrina che pretende di costruire la società senza alcuna considerazione per la religione e impugna ed elimina la libertà religiosa dei cittadini” (n.36). Cari fratelli e sorelle, in questo giorno in cui celebriamo solennemente Cristo Re e ringraziamo il Signore per i frutti della terra, vogliamo chiedere a Lui, Signore della storia, di accompagnarci nelle vicende di ogni giorno, personali e familiari, ecclesiali e sociali, perché i sentimenti di Cristo diventino i nostri sentimenti e possiamo così trasformare la faccia della terra. “La tua identificazione con Cristo e i suoi desideri - ci scrive Papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate sulla chiamata universale alla santità - implica l’impegno a costruire, con Lui, questo Regno di amore, di giustizia e di pace per tutti. Cristo stesso vuole viverlo con te, in tutti gli sforzi e le rinunce necessari, e anche nelle gioie e nella fecondità che ti potrà offrire. Pertanto, non ti santificherai senza consegnarti corpo e anima per dare il meglio di te in tale impegno” (G.E. 25). Corpo e anima, contemplazione e azione sono i luoghi e gli strumenti perché possiamo testimoniare la gioia del Vangelo e abitare nella casa del Signore. Così sia.


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