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Costruire la vita, con gioia: omelia di mons. Perego per la Terza Domenica di Avvento

Basilica di San Francesco, Ferrara, 15 dicembre 2019


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


La gioia del Signore che viene, cari fratelli e sorelle, ci rende più attenti alla vita, nelle sue diverse espressioni, che riguardano le persone, il creato, il tempo, nella sua quotidianità e nelle attese.

La pagina del profeta Isaia, che ci sta accompagnando da diversi giorni, sottolinea come il Signore dà qualità alla vita: la steppa fiorisce, come anche il fiore di narciso; si aprono gli occhi dei ciechi, gli orecchi dei sordi; il muto e chi è senza parola parlerà; si canta di gioia. Anche la vita di chi è debole, malato, “con le mani fiacche e le ginocchia vacillanti”, come anche i nostri anziani, ritrovano forza, per la cura del Signore e delle persone che sono loro vicine. La prossimità di Dio, che aiuta e stimola anche la prossimità dell’uomo, ridona coraggio, rimette sulla strada, con gioia, ma anche per ritrovare la gioia vera. Isaia sembra ricordarci, in questo tempo di attesa al Natale, che solo chi si fida del Signore, lo cerca e troverà gioia, che è sinonimo di vita. Ma Isaia ci ricorda anche che Dio, Creatore e Signore, continua a ricreare alla vita di coloro che si affidano a Lui. E’ un invito alla fede che viene dalle parole di Isaia, perché il tempo dell’attesa del Signore che viene chiede anche di rinnovare la nostra vita di fede. La fede aiuta a recuperare la serenità e la gioia nel leggere la quotidianità e la storia, che diversamente viene letta solo fermandosi sul male, sulle stragi – in questi giorni ne abbiamo ricordata una di cinquant’anni fa - per cercare sempre negli altri i colpevoli, per non mettersi mai in discussione, aumentando solo la paura, la sfiducia, l’individualismo, il dolore. Senza prossimità di Dio e degli altri non si genera vita. L’apostolo Giacomo ci ricorda che la fede chiede poi di essere operatori di vita, costruttori di vita. E l’apostolo ci regala l’esempio dell’agricoltore, una figura familiare nelle nostre campagne. L’agricoltore costruisce la vita con la sua pazienza, la capacità di attesa, le attenzioni e le cure, perché solo così potrà godere del “prezioso frutto della terra”. La fretta, il desiderio di avere tutto subito, alimenta le sofisticazioni e le preoccupazioni anche nella nostra vita. Si cerca di costruire la vita guardando altrove, cercando subito risposte, risorse, che invece hanno bisogno di un tempo di attesa, di fiducia, di fede. E di fronte alla vita che ha i suoi tempi, nei frutti come nelle relazioni - come ricorda l’apostolo Giacomo –, “ci lamentiamo”, “gli uni degli altri”. L’uomo di fede, il profeta, ma anche l’educatore è colui che sa aspettare. E nell’attesa il profeta ricerca, perché sa che il Signore è sempre vicino, regala continuamente nuovi doni, nuove presenze che accompagnano le preoccupazioni dell’uomo.

E’ quanto sembra dirci oggi la pagina dell’evangelista Matteo, che ci ripresenta ancora la figura di Giovanni il Battista. Il Battista, in carcere ingiustamente, non si abbandono a lamentazioni, ma cerca e interroga Gesù e scopre, dalle parole di Gesù, che è il Messia atteso. E quali sono i gesti di messianicità con cui Gesù si rivela? Sono i gesti di una vita concreta, quotidiana, rinnovata: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi guariti, i sordi odono, i poveri vedono un’attenzione preferenziale, la vita rinasce, risorge: c’è una continuità dell’azione di Dio nella storia della salvezza. Giovanni è profeta perché non si rinchiude, non chiude i suoi discepoli alle novità della vita, ma si apre con loro all’attesa e all’incontro. L’atteggiamento di Giovanni è l’atteggiamento di un profeta, ma anche di un educatore, di un genitore. Anche l’educatore e il genitore si aprono alla vita e accompagnano a scoprire nella vita la presenza di nuove strade, nuove esperienze, nuove realtà, nuove persone. L’educatore e il genitore non si chiudono mai, perché ricercano per lo scolaro come per il figlio qualcosa di meglio, qualcosa di nuovo. Anche oggi abbiamo bisogno di nuovi educatori e genitori che si aprano alla vita e che accompagnino nella vita di ogni giorno i nostri figli, ragazzi e giovani. Senza guide i nostri ragazzi e giovani si costruiscono una vita virtuale, costruita da altri, senza relazioni, dove valgono più le cose e le persone. Non esistono paradisi in questa terra, ma esiste una vita che può essere nella gioia nella misura in cui sposa la prossimità, il dono, la condivisione in famiglia, nelle esperienze associative, nelle nostre parrocchie: nella misura in cui cresce una vita di fede, aiutata da testimoni autentici, da stili di vita coerenti di laici, consacrati e presbiteri. Lo ha ricordato Papa Francesco all’inizio dell’ esortazione apostolica Evangelii Gaudium: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (E.G. 1).

E’ questa gioia del Vangelo che chiediamo oggi al Signore, capace di ricostruire la nostra vita, i nostri affetti, i nostri dolori, le nostre speranze. E’ una gioia del Vangelo che ci fa guardare alla crescita di nuove comunità evangelizzatrici, capaci di uscire dagli schemi comuni, ma anche dai luoghi comuni, come ci ha ricordato ancora Papa Francesco: “La comunità evangelizzatrice si immette mediante opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all’umiliazione se è necessario, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo” (E.G. 24). E’ una gioia che nasce anche da persone e comunità di fede attente alla vita nelle sue diverse espressioni, nei suoi diversi tempi, nelle sue diverse situazioni. E’ ancora Papa Francesco a ricordarcelo, nell’esortazione apostolica dedicata alla santità, Gaudete et exsultate: “La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto. Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia di questo mondo, dove alcuni festeggiano, spendono allegramente e riducono la propria vita alle novità del consumo, mentre altri guardano solo da fuori e intanto la loro vita passa e finisce miseramente “ (G.E. 101). Il Signore ci aiuti in questo tempo di Avvento ad essere custodi della vita, costruttori di vita, con gioia, come Maria, fidandoci del Signore, quel Gesù che attendiamo tra noi a Natale. Così sia.

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