• Redazione

Corpus Domini, un nuovo cammino nella città e nella Chiesa: omelia di mons. Perego

Basilica di Santa Maria in Vado, Ferrara, 3 giugno 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio





Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, caro Vito e cari seminaristi,la celebrazione del Corpus Domini, quest’anno ci vede ancora chiusi nel cenacolo, come nell’ultima Cena, impossibilitati a camminare insieme nelle vie della nostra città, in compagnia del Signore. Un limite che non indebolisce la verità della presenza reale del Signore. Come Mosè anche noi ci mettiamo in ascolto del “libro dell’alleanza” per conformare la nostra vita alle parole del Signore. Oggi, come discepoli del Signore, abbiamo preparato la cena del Signore, memoria della Pasqua in questa chiesa, in questa basilica di S. Maria in Vado. E in questa grande aula il Signore spezza il pane con noi e ci ripete le stesse parole che abbiamo ascoltato dall’evangelista Marco: “Prendete, questo è il mio corpo”, “questo è il mio sangue dell’alleanza”. La cena di Gesù di quel “primo giorno degli Azzimi” da allora si rivive in ogni Eucaristia: “per i molti” che vi partecipano, essendo un incontro con il Signore lasciato alla libertà e alla scelta di ogni cristiano. Un incontro reale con il Signore. Il miracolo avvenuto in questa chiesa 850 anni fa, e che celebriamo in quest’anno, con i segni che ha lasciato, ricorda la verità e la realtà di questo incontro.

L’Eucaristia aiuta a partire, ad affrontare la vita, le gioie e le sofferenze della vita di ogni giorno. Il brano di Marco che abbiamo ascoltato, infatti, si chiude con queste parole. “Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli ulivi”. Dopo la cena, inizia il cammino della passione, morte e risurrezione, il cammino pasquale di Gesù. L’Eucarestia inizia anche per noi un cammino. E’ un cammino nella città, anzitutto. Una città, la nostra, ancora con molte ferite aperte: del terremoto, della pandemia, della denatalità, della solitudine. Una città che vede non solo le mura esterne, ma anche il muro nei cuori, che non aiutano l’incontro, la comunicazione, i cammini educativi e di inclusione. “Anche oggi, - ci ammonisce Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - dietro le mura dell’antica città c’è l’abisso, il territorio dell’ignoto, il deserto. Ciò che proviene di là non è affidabile, perché non è conosciuto, non è familiare, non appartiene al villaggio. È il territorio di ciò che è “barbaro”, da cui bisogna difendersi ad ogni costo. Di conseguenza si creano nuove barriere di autodifesa, così che non esiste più il mondo ed esiste unicamente il “mio” mondo, fino al punto che molti non vengono più considerati esseri umani con una dignità inalienabile e diventano semplicemente “quelli”. Riappare la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra per impedire questo incontro con altre culture, con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti. Perché gli manca questa alterità” (F.T. 27). Il cammino che ci viene chiesto uscendo dalla Cena del Signore è per incontrare, consolare, aiutare, è un cammino di prossimità. “La Chiesa – continua Papa Francesco - ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attività di assistenza o di educazione, ma che si adopera per la promozione dell’uomo e della fraternità universale. Non aspira a competere per poteri terreni, bensì ad offrirsi come «una famiglia tra le famiglie – questo è la Chiesa –, aperta a testimoniare […] al mondo odierno la fede, la speranza e l’amore verso il Signore e verso coloro che Egli ama con predilezione. Una casa con le porte aperte. La Chiesa è una casa con le porte aperte, perché è madre. E come Maria, la Madre di Gesù, vogliamo essere una Chiesa che serve, che esce di casa, che esce dai suoi templi, dalle sue sacrestie, per accompagnare la vita, sostenere la speranza, essere segno di unità […] per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione” (F.T. 277). Il Corpus Domini ci ricorda che il nostro ritrovarci attorno all’Eucarestia, il nostro incontro domenicale con il Signore forma una Chiesa che cammina tra la gente, serve, apre alla speranza in questo tempo di incertezza, costruisce gesti di incontro e di riconciliazione. Dallo sguardo al popolo di Dio, alla gente nascono anche i ministeri, quale forma di servizio. E per questo oggi il nostro fratello Vito pronuncia qui la sua ammissione al cammino di preparazione al ministero ordinato: ministero che nell’Eucaristia trova la sua ragione ultima: un dono e una promessa che genera speranza nella nostra Chiesa, perché il Signore continui a donare operai alla sua messe.



Cari fratelli e sorelle, l’Eucaristia è mistero di comunione, ma anche forma della nostra comunione: una città e una Chiesa divise, chiuse s’illudono di conservare una identità, ma in realtà muoiono. Per questo, chiediamo al Signore presente in questa Eucaristia e in cammino con noi di rafforzare la nostra fede, perché non si chiuda ma si apra all’incontro e al confronto, animare la nostra speranza, perché non ci renda incerti e pessimisti di fronte alla quotidianità, e sostenere la nostra carità, perché si rinnovi guardando i nuovi volti dei poveri e degli ultimi. Il cammino sinodale, che nasce dall’Eucaristia, che faremo in comunione con la Chiesa universale e le Chiese in Italia, ci renda capaci di unità, di una rinnovata partecipazione alla vita della Chiesa, di una nuova missione nel mondo. Così sia.

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