• Redazione

Come gli angeli testimoni della Pasqua: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 11 aprile 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, siamo nel tempo pasquale, il tempo in cui tocchiamo con mano, come Tommaso, le ferite del Crocifisso, ma anche la gioia di incontrare il Risorto. La pagina evangelica di Giovanni ci racconta l’apparizione di Gesù Risorto ai discepoli, che conferma che il Risorto è il Gesù di Nazareth. L’apparizione ai discepoli porta il dono della pace, a loro che erano rinchiusi per paura. E’ il dono della pace che il Signore regala in questi giorni anche a noi, rinchiusi per paura di una pandemia che continua, perché le nostre famiglie abbiano la serenità nonostante i limiti e le distanze anche dai propri cari. Spesso la nostra incredulità, come quella di Tommaso, non ci aiuta ad accorgerci di questa presenza di pace che continua, confermata dalle parole di Gesù dell’ultima cena: sarò con voi fino alla fine del mondo. Spesso viviamo la fede in Gesù come un momento e un tempo occasionale e non come la consapevolezza continua che il Signore accompagna ogni giorno della nostra vita, compagno di viaggio – come per i discepoli di Emmaus – per aiutarci a scoprire nella Parola la storia di una salvezza che il Padre ha preparato per noi. Questa intermittenza della fede non illumina con continuità ogni momento della nostra vita. I sacramenti rischiamo di essere deboli segni della nostra fede, perché li carichiamo di cose e di aspetti che fanno dimenticare che sono luoghi della grazia, luoghi di vita e di vitalità, punti di partenza per una rinnovata testimonianza cristiana. I sacramenti sono un dono della Pasqua, che apre i nostri occhi e aiuta a rileggere i tempi fondamentali della vita, con gli occhi della fede, che stabilisce una simpatia con le persone e le cose che sono attorno a noi, vincendo ogni paura ed esitazione di chi vive solo per se stesso. La pagina degli Atti che abbiamo ascoltato è la testimonianza di come la Pasqua cambia il cuore e la mente, al punto tale che anche la proprietà non è più considerato solo un bene privato, ma qualcosa da condividere per il bene comune. La Pasqua rinnova non solo la vita personale, ma anche la vita economica e sociale, aprendola alla condivisione, alla fraternità. Forse questo tempo di pandemia ha fatto emergere un modello economico e sociale con molte lacune, che genera molti poveri. E la Pasqua viene a ricordarci come nella comunità che vive la risurrezione “nessuno tra loro era bisognoso”, si viveva la condivisione, l’attenzione ai più poveri, tanto che poi gli apostoli istituiranno anche i diaconi, per non trascurare il servizio della carità. Chi conserva la ‘durezza del proprio cuore’, chi è chiuso non può vedere Gesù Risorto o credere nella testimonianza di chi ha visto Gesù, come Tommaso. Il nostro cuore e la nostra fede si aprono alla Pasqua perché ancora una volta Dio con il suo amore, il suo Spirito ci raggiunge e continua a stare con noi nei passaggi dell’esistenza. La Pasqua è grazia, che chiede la libertà della nostra testimonianza. La Pasqua ci invia: “come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. La testimonianza cristiana è alimentata dall’amore a Dio e al prossimo, declinato nei comandamenti, che cerca di non far spegnere “la musica del Vangelo” anche in questo nostro tempo e tra le persone distratte da tante cose. “Se la musica del Vangelo smette di suonare nelle nostre case, nelle nostre piazze, nei luoghi di lavoro, nella politica e nell’economia – ha scritto Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti -, avremo spento la melodia che ci provocava a lottare per la dignità di ogni uomo e donna. Altri bevono ad altre fonti. Per noi, questa sorgente di dignità umana e di fraternità sta nel Vangelo di Gesù Cristo. Da esso scaturisce per il pensiero cristiano e per l’azione della Chiesa il primato dato alla relazione, all’ incontro con il mistero sacro dell’altro, alla comunione universale con l’umanità intera come vocazione di tutti” (F.T. 277), conclude il Papa. Cari fratelli e sorelle, lo Spirito di verità e di pace che la Pasqua ci ha donato sia la forza della nostra testimonianza cristiana anche in questo tempo di attesa, che alimenta paure ed ansie. Questo tempo pasquale sia il tempo del nostro esodo, dopo la liberazione dal male, del nostro cammino in cui ciascuno di noi diventa un angelo per gli altri, perché annuncia la fede in Cristo risorto. “Ognuno può infatti diventare per l’altro – ha scritto il teologo Theobald - questo angelo portatore di una novella sempre nuova e radicalmente buona, che apre, nella sua situazione ben precisa, una porta o una finestra - “gli orecchi e gli occhi” - sull’unicità della sua esistenza” (C. Theobald, Il popolo ebbe sete. Lettera sul futuro del cristianesimo, Bologna, EDB, 2021, pp. 67-68). La gioia della Pasqua ci metta in cammino e apra ciascuno di noi e le nostre famiglie, che sono, come ha scritto Papa Francesco, “l’ambito privilegiato per la trasmissione della fede” (F.T. 114), a questa testimonianza evangelica e “al gusto della fraternità” (F.T. 33). Così sia.

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