• Redazione

Chiamati a ritrovare la Croce: omelia di mons. Perego

S. Messa per l'Anniversario ritrovamento Crocifisso di San Luca


Ferrara, Santuario del Crocifisso, 22 marzo 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, il tempo quaresimale che stiamo vivendo ci rimanda continuamente al Crocifisso. L’uomo dei dolori ci accompagna ogni giorno, perché scopriamo la sua umanità, condividendo la nostra natura umana fino alla morte e alla morte in croce. E in questo santuario, da secoli, il Crocifisso ritrovato sulla spiaggia del fiume Po di Primaro nei giorni di Quaresima del 1128, accompagna la nostra vita, la vita della nostra città, nelle tristezze e nelle angosce, nelle gioie e nelle speranze.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina evangelica ci presenta Gesù in cammino verso il monte degli ulivi. Gesù è consapevole che questo cammino lo porterà all’arresto, al processo e alla morte. In questo cammino Gesù fa una sosta nel tempio, dove scribi e farisei gli portano un’ adultera per giudicarla. Il giudizio sull’adultera diventa giudizio sugli scribi e farisei, che hanno la pretesa di essere giusti e di giudicare tutti. Si ripete la storia della giovane Susanna che abbiamo riascoltato nella pagina del libro di Daniele. Seguire Gesù non significa diventare giudici degli altri, ma significa accogliere con gli altri il suo perdono, imparare la giustizia, camminare nella carità. Abbracciare la Croce significa proprio questo: camminare secondo lo spirito delle beatitudini. E questo cammino aiuterà a leggere con occhi diversi gli errori, ma anche le sofferenze. In ogni situazione: anche in questo tempo di pandemia, dove abbiamo capito come la sofferenza e la morte accompagnano la vita, e non possono essere rimosse: occorre solo ritrovarne il senso. E il senso della sofferenza e della morte è nel comprendere la nostra umanità, il nostro limite che ritrova un futuro solo abbracciando la Croce di Cristo, le sue parole di fede e obbedienza al Padre. Anche noi siamo chiamati a ‘ritrovare’ la Croce, perché non sia mai rimossa dalla nostra vita, ma sempre al centro della nostra vita personale e comunitaria. Per questo nelle nostre chiese la Croce è al centro: richiama ad ognuno che la salvezza viene dal Figlio di Dio, dalla sua autodonazione, dalla sua obbedienza. Ed entrando in questo santuario del Crocifisso di S. Luca noi non solo vediamo la Croce, ma riviviamo il Venerdì santo, la storia della passione e morte di Gesù. Ci ritroviamo con Gesù sul monte degli ulivi, con la nostra fatica di pregare. Riviviamo con nostro fratello Giuda prima e con Pietro poi i nostri continui tradimenti. Rifiutiamo talora le parole di Gesù come i sacerdoti, Pilato. Offendiamo Gesù a parole e gesti come i soldati e la folla. Flagelliamo e incoroniamo Gesù re con i nostri peccati. Lo seguiamo anche nei suoi dolori sulla via Crucis. Crocifiggiamo il Signore dimenticando e offendendo i poveri, abbandonando i malati, giudicando i migranti. Il Crocifisso ricorda il nostro peccato, ma anche come grazie a Lui siamo stati anche riconciliati con Dio e con i fratelli. Come scrisse il card. Martini, il Crocifisso, “Il Servo sofferente che si affida al Padre non è soltanto un segno luminoso dell'amore di Dio per tutti gli uomini, bensì diventa il rappresentante degli uomini davanti a Dio. E l'uomo vero, obbediente, riconciliato con il suo Signore; l'uomo che soffre per la tragedia del peccato, che dischiude agli altri uomini il cammino del ritorno a Dio. Ancora, il Servo di JHWH appare solidale con tutto il popolo,prende su di sé tutti i peccati, coinvolge gli uomini nello stesso cammino di amore doloroso ed espiatore”. Anche noi come il centurione, difronte al Crocifisso siamo chiamati a dire: “Davvero quest’uomo era il Figlio di Dio”. Davvero Dio è entrato nella nostra storia per prenderci per mano e rinnovare la nostra vita. Ritrovare il Crocifisso significa ridire la nostra fede, anche oggi come ieri. E come quando fu ritrovato il Crocifisso la vita della Chiesa e della nostra città attraversava un tempo non facile per le violenze, le divisioni, le eresie, così anche la vita di oggi non è facile per le prepotenze, la tentazione di una fede individualista, gli egoismi. Il Crocifisso diventa un segno oggi come ieri che solo una fede carica di amore e di speranza rinnova la storia. Sempre il card. Martini ci ha ricordato che: “la croce diviene la suprema legge dell'amore e chi vuol far parte del cammino di rigenerazione inaugurato da Gesù deve entrare nel male del mondo per portare il bene della fede, della speranza, della carità, dell' amore per i nemici. La legge della croce è formidabile, ha un'efficacia sovrana nel regno dello spirito ed è applicabile a tutte le vicende umane; è il mistero del regno di Dio, è il mistero del Vangelo”. Cari fratelli e sorelle, in questo tempo quaresimale ritroviamo anche noi la Croce e riponiamola al centro della nostra vita per imparare la prossimità, il valore del dono, del sacrificio per un bene comune. La Croce è forza di rinnovamento non solo personale, ma anche sociale, perché aiuta a rivedere i gesti e le parole della nostra vita, a contemplare il Signore, a costruire comunità, ad aiutare il prossimo, e anche a “imparare a soffrire - come ci ha ricordato Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium - in un abbraccio con Gesù crocifisso quando subiamo aggressioni ingiuste o ingratitudini, senza stancarci mai di scegliere la fraternità” (E.G. 91). Come è avvenuto lungo la via Crucis con le donne incontrate, l’aiuto del Cireneo, il perdono al ladrone, il dono di una Madre a noi figli e a tutta la Chiesa. Il Signore ci aiuti a camminare con Lui sulla Via Crucis ogni volta che entriamo in questo santuario, per ritrovare anche noi il senso del Crocifisso, condividendo – con Papa Francesco – “Che dolce è stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita!” (E.G. 264). Così sia.

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