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Cesare Finzi e Amedeo Magrini: storia della profumeria più famosa di Ferrara negli anni della guerra

Aggiornato il: 23 dic 2019

All’interno del percorso della mostra ”Ferrara ebraica” inaugurata lo scorso 12 novembre al MEIS, è possibile ammirare anche l’antica insegna della profumeria della famiglia Finzi.

Il negozio di via Mazzini era molto noto in città: oltre a profumi, prodotti la cosmesi e per radersi, vendeva anche cancelleria aprendo presto alla mattina affinchè i bambini potessero rifornirsi del necessario prima di andare a scuola. Amedeo Magrini (foto, senza occhiali), classe 1906, era figlio di due ex fornai che avevano cominciato a vendere frutta e verdura in via Mazzini. La famiglia viveva nel ghetto, in piazzetta Lampronti. Aveva solo 13 anni quando iniziò a lavorare nella profumeria di proprietà di Moisè Finzi, padre di Enzo e Renato e nonno di Cesare, presente il 12 novembre all’inaugurazione della mostra al MEIS. Cesare Finzi ci spiega come Amedeo in famiglia fosse chiamato “al piculin”, per via della bassa statura, che non gli permetteva ad esempio di afferrare la saracinesca per chiuderla. Per ironia della sorte, continuarono tutti a chiamarlo così anche quando diventò alto quasi due metri. Durante la guerra, la famiglia Magrini era dovuta sfollare a Quartesana, per cui il piccolo Amedeo doveva recarsi anche due volte al giorno in bicicletta a Ferrara per lavorare. Nella pausa pranzo andava a vedere se la casa di via Salinguerra (dove abitava all’epoca della guerra) fosse stata bombardata.

Gianna Magrini, una delle figlie di Amedeo, ci racconta come, prima di approdare dai Finzi, il padre - a 10 anni - era andato “a bottega” da Arlotti, un antiquario ebreo. Da bambino possedeva uno spiccato senso della giustizia e a causa di ciò fu espulso da tutte le scuole del Regno perché, reagendo ad una ingiusta punizione che gli aveva inflitto la maestra, tenne sotto assedio la scuola lanciando sassi con la fionda verso chiunque si accingesse ad uscire dall’edificio. Nonostante il cognome ebreo, anche durante la guerra - quando a causa delle persecuzioni la famiglia Finzi era dovuta fuggire in Romagna - Amedeo continuò a fare il commesso assieme alla sig.ra Berta (Alberta Bonazzi), moglie di Renato Finzi, donna cattolica che all’epoca gestiva il negozio. Amedeo Magrini ha lavorato per i Finzi fino alla pensione, negli anni Sessanta.

Francesca Brancaleoni

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 novembre 2019

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