• Redazione

Centenario nascita S. Giovanni Paolo II. Ricordo visita nella nostra Diocesi: omelia di mons. Perego

Basilica di S. Maria in Vado, Ferrara, 18 maggio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, celebriamo oggi la memoria di San Giovanni Paolo II, nel centenario della sua nascita, il 18 maggio 1920, nella cittadina di Wadowice in Polonia. Il centenario del Santo Papa, Patrono dei giovani, ci regala la grazia di iniziare da oggi a celebrare l’Eucaristia nelle nostre chiese non più a porte chiuse, ma finalmente alla presenza del popolo di Dio, seppur con alcune precauzioni igienico-sanitarie da rispettare con responsabilità. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio.

La pagina degli Atti degli Apostoli ricorda l’apostolo Paolo in una tappa dei suoi viaggi e dei suoi incontri, in questo caso con Lidia, una commerciante che viene battezzata insieme alla sua famiglia e offre ospitalità all’apostolo. Una delle caratteristiche di San Giovani Paolo II, come gli apostoli, è stata quella dei numerosi viaggi, nel suo lungo Pontificato, in Italia e all’estero. Tra i viaggi in Italia come non ricordare quello nella nostra Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, il 22 e 23 settembre 1990, 30 anni fa. Il viaggio a Ferrara-Comacchio, su invito dell’indimenticato Arcivescovo Luigi Maverna, è stato il Novantunesimo dei 146 viaggi in Italia di S. Giovanni Paolo II, a cui vanno aggiunti 104 viaggi internazionali, toccando tutti i continenti. Per S. Giovanni Paolo II i viaggi erano visite pastorali, un’importante occasione per incontrare il popolo di Dio: “un autentico pellegrinaggio al santuario vivente del popolo di Dio” – come ebbe a dire. E all’inizio dell’ enciclica Redemptoris Missio” spiega il senso del suo viaggiare: “Già dall’inizio del mio pontificato ho scelto di viaggiare fino agli estremi confini della terra per manifestare la sollecitudine missionaria, e proprio il contatto diretto con i popoli che ignorano Cristo mi ha ancor più convinto dell’urgenza di tale attività” (R.M. 1). E in ogni visita, in modo diverso e originale, San Giovanni Paolo II, ha annunciato il Vangelo e testimoniato il desiderio della Chiesa – come aveva voluto il Concilio Vaticano II – di mettere al centro l’uomo e la Redenzione operata da Gesù Cristo: “L’uomo che vuol comprendere se stesso fino in fondo – scriverà nella sua prima enciclica Redemptor Hominis - , con la sua inquietudine e incertezza e anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, deve avvicinarsi a Cristo… Cristo Redentore rivela pienamente l’uomo all’uomo stesso” (R.H. 10). Interessante notare come il Papa, la cui venerazione a Maria era straordinaria – come dimostra il suo stemma e il motto da Lui scelto: ‘Totus Tuus’ -, concluderà i suoi viaggi internazionali a Lourdes, il 14-15 agosto 2004, e i viaggi in Italia a Loreto, il 5 settembre 2004, dove, tra l’altro, beatificherà Alberto Marvelli, il giovane di Azione Cattolica di origini ferraresi.



Nella sua visita pastorale a Ferrara e Comacchio, incontrando presbiteri, religiosi e fedeli, imprenditori, agricoltori e pescatori, nelle chiese e nelle piazze, in Ospedale e in Università, San Giovanni Paolo II ha ubbidito all’invito di Gesù ricordato dalla pagina evangelica di oggi: “anche voi date testimonianza”. La testimonianza in parole e gesti a Ferrara di S. Giovanni Paolo II è stata straordinaria. Nell’incontro con la cittadinanza il Santo Papa ci ha provocati a dare “un particolare contributo per la costruzione di una società più degna dell’uomo e, per ciò stesso, più vicina all’ideale cristiano”. Costruire “una città dell’uomo” – immagine cara al Servo di Dio prof. Giuseppe Lazzati, amico del Papa e dell’Arcivescovo Maverna – è uno degli impegni della testimonianza cristiana, anche oggi. Ricordando il monito alla nostra città del Papa: “Ogni città, infatti, è come un albero che ogni anno rinnova le fronde e produce frutti abbondanti nella misura in cui le sue radici restano affondate nel buon terreno. Se sradicato, l’albero inaridisce e muore”. San Giovanni II continuava il suo primo discorso in piazza della Repubblica con un messaggio quanto mai valido oggi, in questa situazione di crisi in seguito alla pandemia: “Irradiate, cari amici, intorno a voi il calore della fraternità e la fiamma della solidarietà. Avete alle vostre spalle la testimonianza di un laicato generoso e intraprendente che, in tempi non meno difficili dei nostri, seppe impegnarsi a fondo per inserire con efficacia il lievito del cristianesimo nella realtà del mondo contemporaneo”. Il Santo Padre, guardando al declino demografico dei Paesi più ricchi, concludeva con un invito profeticamente di grande attualità: “Ferrara, non assistere indifferente al preoccupante fenomeno del calo costante della tua popolazione!”. Un appello rimasto purtroppo inascoltato e che chiede una seria e continua politica familiare e sociale anche a Ferrara e provincia: solo negli ultimi vent’anni, nonostante l’apporto delle nascite da genitori immigrati, ogni 1000 abitanti abbiamo avuto un nato in meno (da 2283 a 1988) e ogni 1000 abitanti abbiamo avuto un morto in più (da 4.464 a 4768). Gli appelli alla testimonianza cristiana sono continuati anche nei discorsi agli imprenditori e al sindacato, dove il Papa operaio ha ricordato la necessità di una “professionalità qualificata… ricca di qualità operative, ma anche di valori umani, sociali, culturali ed etici”, “ispirata a una visione personalista”. Di grande attualità, in seguito alla crisi legata alla pandemia, è l’esortazione che San Giovanni Paolo II faceva alla nostra comunità diocesana di “Ripartire dagli ultimi che sono il segno drammatico della crisi attuale” e l’impegno a “riscoprire i valori del bene comune, della tolleranza, della solidarietà, della giustizia sociale, della corresponsabilità”.



Nel discorso conclusivo, nella piazza Duomo gremita, il Papa ci ricordò: “Siamo chiamati a partecipare, non solamente ad ascoltare, non solamente ad essere osservatori. Non si può essere osservatori di questa parola che è la Croce, la Pasqua. Siamo chiamati ad aprire il cuore alle parole di Cristo, perché il suo Spirito possa operare in noi”. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, rileggere alcune delle parole pronunciate da San Giovanni Paolo II nella sua visita pastorale alla nostra Chiesa lo fa sentire ancora vicino, a cento anni dalla sua nascita, al nostro cuore e alla nostra vita di cristiani, in questo tempo di ripresa della vita ecclesiale, con la forza e la bellezza della testimonianza di quei giorni straordinari in cui fu Padre e Pastore tra noi.

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