• Redazione

Centenario della nascita di don Luigi Giussani. Educare alla libertà e alla intelligenza della fede

Ferrara, 22 febbraio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, nella festa della Cattedra di S. Pietro ricordiamo quest’anno il giorno anniversario della nascita al cielo del Servo di Dio don Luigi Giussani e del riconoscimento della Fraternità di Comunione e Liberazione. Quest’anno sono anche cento anni dalla nascita di Don Giussani, occasione per alimentare il ricordo e l’insegnamento. Ho anch’io un piccolo ricordo. Incontrai una sola volta don Luigi Giussani, appena prete, nel 1988. Il mio Vescovo Assi, milanese come don Giussani e di poco più vecchio (era nato nel 1919), lo aveva invitato a parlare a Cremona ai preti e ai seminaristi sulla proposta contenuta nel libro ‘Il rischio educativo’, uno dei libri più famosi del fondatore di C.L., ripubblicato in quell’anno. Fu un incontro di grande interesse per la passione con cui don Giussani presentò la proposta educativa, fondata sui tre presupposti noti (tradizione, esperienza, senso critico) e che mira a rendere la persona educata libera dall’educatore (ecco il ‘rischio’), perché ormai ha maturato una fede intelligente, aperta all’amore e alla missione. E’ stato anche un incontro fraterno tra un Vescovo e un prete che ebbero un confronto serrato alla nascita di Gioventù studentesca. Infatti, don Assi era a Milano l’assistente diocesano della Gioventù femminile di Azione Cattolica. Ricordo a tavola don Giussani e Mons. Assi passare in rassegna quegli anni di scontro e di dibattito ecclesiale non con acredine, ma con la consapevolezza di essere entrambi convinti di servire la Chiesa e i giovani.

“Servire la Chiesa e i giovani”: è questa la cifra sintetica dell’esperienza carismatica e pastorale di don Luigi: servire una Chiesa che sappia generare, appassionare i giovani. Lo ricorda anche Papa Francesco nell’esortazione sinodale Christus vivit, dedicata ai giovani e al popolo di Dio: “Alcuni giovani sentono le tradizioni familiari come opprimenti e ne fuggono sotto la spinta di una cultura globalizzata che a volte li lascia senza punti di riferimento. In altre parti del mondo invece tra giovani e adulti non vi è un vero e proprio conflitto generazionale, ma una reciproca estraneità. Talora gli adulti non cercano o non riescono a trasmettere i valori fondanti dell’esistenza oppure assumono stili giovanilistici, rovesciando il rapporto tra le generazioni. In questo modo la relazione tra giovani e adulti rischia di rimanere sul piano affettivo, senza toccare la dimensione educativa e culturale”. E conclude il Papa: “Come fa male questo ai giovani, benché alcuni non se ne rendano conto!” (C.V. 80). Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. Le prime parole che abbiamo ascoltato sono quelle dell’apostolo Pietro. Sono parole in cui Pietro, anziano e testimone della passione e morte di Gesù, ricorda agli altri anziani, cioè a coloro che guidavano le comunità, le stesse parole che Gesù aveva rivolto a lui: pascete il gregge di Dio che vi è affidato. E Pietro poi indica un verbo e alcuni atteggiamenti del guidare: sorvegliare, cioè guardare con attenzione e passione la comunità, senza lasciarsi guidare da interessi personali, da rimpianti, non come padroni delle persone, senza plagi e costrizioni, ma “con animo generoso”. Nella vita del servo di Dio don Luigi Giussani troviamo questa capacità di guidare, con passione e attenzione educativa, senza interessi personali, dando la propria vita, anche le sofferenze dell’incomprensione, per la testimonianza di Gesù. La pagina evangelica di Matteo ci ricorda un episodio avvenuto a Cesarea di Filippo che ha come protagonista l’apostolo Pietro. Gesù interroga i discepoli su cosa dice la gente sul suo conto. Escono le diverse definizioni: chi un profeta, il profeta Geremia o il profeta Elia, chi il Battista. Dalla richiesta di cosa dice la gente Gesù passa alla richiesta diretta ai discepoli: “Voi chi dite che io sia?”. A Gesù non interessa tanto ciò che si dice in giro: interessa interpellarci direttamente. L’esperienza cristiana, il nostro rapporto con il Signore è personale. E ognuno, personalmente è chiamato a dare una risposta originale alla domanda di Gesù. L’educazione cristiana ha questo come scopo: rendere le persone libere e capaci di un rapporto personale con il Signore. La risposta personale di Pietro è quello che Gesù chiedeva. Gesù sa che questa risposta, questo riconoscimento della Figliolanza divina, deve ancora maturare e passerà anche attraverso il rinnegamento, ma riconosce in lui il fondamento, il primato della Chiesa. Don Giussani ha sempre riconosciuto questo ‘primato’ di Pietro. C’è una sintonia tra Pietro e i suoi successori e don Giussani, segnalata anche da un amore e da una fedeltà al Papa che ha sempre caratterizzato la sua vita. Don Giussani, infatti, ha sempre richiamato la fedeltà e l'obbedienza al Santo Padre e all'autorità della Chiesa come «direttiva suprema al cammino umano». Senza questa sequela, diceva, «diventa incerta l'edificazione del popolo di Dio». Segno di questo amore è anche la pubblicazione in un numero della rivista 30 giorni, la rivista diretta da Giulio Andreotti dal 1983 al 2012, di un libretto di don Primo Mazzolari dal titolo: “Anch’io voglio bene al Papa” e un passaggio di un testo di Hans Urs Von Balthasar, Piccola guida per i cristiani (Milano, Jaca Book, 1985), teologo e amico di don Giussani dopo un importante incontro a Einsiedeln nel 1971: “In Cristo la Chiesa è talmente una cosa sola, che il Papa non può esercitare la sua funzione d’unità se tutti insieme non sono obbedienti nello Spirito a Cristo così come Cristo lo era nello Spirito al Padre. Se il rapporto che i fedeli hanno con gli uomini del Ministero, il Papa, i vescovi, i sacerdoti, non è vivificato dalla carità, il ministero che presiede loro scade nella burocrazia, che poi si fa presto a denunciare e criticare senza prender coscienza della propria parte di responsabilità” (p. 101). Cari fratelli e sorelle della Fraternità di Comunione e liberazione, il ricordo del Servo di Dio don Luigi Giussani, in questo giorno della festa della Cattedra di San Pietro, ci aiuti a comprendere come carisma e istituzione non possono essere in contrapposizione, alimenti il nostro amore al Papa e al suo primato nella carità, guidi il nostro cammino di fede raccogliendo la sfida educativa del nostro tempo, propria anche del cammino sinodale, ma anche il rischio educativo, di educare alla libertà e all’intelligenza della fede. Così sia.

Post recenti

Mostra tutti

In riferimento a ciò che è accaduto nella parrocchia di Goro, riguardo alla preparazione dei candidati ai sacramenti, e a quanto è stato riportato dalla stampa locale, l'Arcidiocesi di Ferrara-Comacch