• Redazione

Burana. La chiesa riaperta, casa del dolore e della gioia: omelia di mons. Perego

Burana, 12 giugno 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, sono tanti i motivi che arricchiscono questa nostra celebrazione eucaristica, sacramento del sacrificio della Croce. E’ una domenica insieme, anzitutto, il giorno del Signore che possiamo vivere in presenza, con la gioia della diminuzioni dei ricoveri e dei morti di Covid. E’ una domenica di festa, perché celebriamo la riapertura di una chiesa ferita dal terremoto del 2012 e la benedizione dell’organo storico restaurato. E’ anche una domenica in cui si rinnova il valore della testimonianza di fede, perché alcuni ragazzi e ragazze celebrano il sacramento della Cresima, sacramento della maturità cristiana. Saluto e ringrazio le autorità civili e militari presenti e le maestranze, che condividono con la comunità cristiana di Burana e tutta la Chiesa di Ferrara-Comacchio la gioia di questo giorno.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, Parola che guida il nostro cammino. La pagina del profeta Ezechiele ci ricorda che il Signore accompagna la creazione, anche con nuovi innesti, come quello di un ramo di cedro, che genera un cedro ancora più bello. Il peccato, la lontananza da Dio del popolo, l’esilio non significa la fine di una promessa, ma l’inizio di una tappa nuova della storia della salvezza. L’immagine del ‘germoglio’ comune nella letteratura profetica, diventerà anche l’immagine del Messia, e nel Nuovo Testamento di Gesù che rinnova l’alleanza tra Dio e l’uomo. Chi cammina nella fede, ricorda l’apostolo Paolo, ha bisogno di “abitare presso” il Signore”. La chiesa, casa di Dio e del popolo di Dio, è questa abitazione, questa casa tra le case che ci ricorda ogni giorno la presenza del Signore nella nostra vita, ma anche la necessità di camminare nella fede. La centralità urbanistica della chiesa ricorda a tutti come un cristiano deve mettere al centro della sua vita il Signore e testimoniare con coerenza la fede. E’ questa testimonianza che viene chiesta anche a voi da oggi, cari cresimandi. La fede non si vive a parole, ma nei fatti, nei gesti nello stile di vita guardando al Signore Gesù che è passato in mezzo a noi facendo del bene. E poiché non è facile testimoniare il Vangelo, il Signore raggiunge anche noi come a Pentecoste gli apostoli con i doni del suo Spirito. Doni che sostengono la nostra intelligenza, le nostre scelte – sapienza, intelletto, consiglio e scienza – e che ci impegnano a una formazione cristiana che continua per tutta la vita. Doni che alimentano la nostra preghiera personale e comunitaria, la partecipazione e la responsabilità nella vita della Chiesa, la carità cristiana – la pietà. Doni che ci danno il coraggio nelle difficoltà, il coraggio di essere e vivere con coerenza il Vangelo – la fortezza. Doni che ci aiutano a rispettare Dio come un Padre, gli altri come fratelli e anche il creato, come custodi e non padroni. Questi doni sono dati oggi a noi come agli apostoli, e tra loro a S. Giacomo, vostro patrono. Questi doni, cari ragazzi e ragazze, li ricevete oggi in questa chiesa riaperta e rinnovata, che anche per voi deve diventare una casa, un luogo familiare e non semplicemente occasionale. Sentitevi responsabili di questa chiesa, non soltanto delle mura di questa chiesa, ma soprattutto del cuore di questa chiesa: condividete la preghiera, soprattutto la celebrazione dell’Eucaristia, imparate qui l’accoglienza e il perdono, la condivisione e la pace. Nella chiesa talora si entra poveri, ma si esce sempre ricchi della grazia del Signore, per testimoniare la gioia del Vangelo, costruire il Regno di Dio, di cui parla la pagina evangelica di Marco. Il regno di Dio non cresce se non si getta il seme, non importa se piccolo come un granello di senape. E cresce nonostante tutto: quando siamo distratti, quando viviamo momenti difficili come è stata la pandemia, quando siamo segnati dalla sofferenza e dall’abbandono, quando ci sentiamo soli o sembra che ogni nostra azione sia inutile. Il seme cresce nonostante tutto. La nostra fede è fondata sulla libertà e sulla grazia. Se anche la nostra libertà talora dimentica il Signore, la grazia non viene mai meno. Dio non rinnega mai i suoi figli. La chiesa che vive tra le nostre case ci ricorda anche questo e ci invita ad annunciarlo a tutti: Il Signore vive tra noi. E ad accorgersi della presenza del Signore non sono i superbi, i ricchi, i potenti, ma coloro che confidano in lui, si affidano a lui. Le nostre chiese non sono la casa dei ricchi, ma dei più poveri, degli anziani degli ammalati, dei piccoli, dei lavoratori che si inginocchiano davanti al Signore o pregano davanti alla statua di Maria o di un santo per chiedere aiuto, consiglio, per affidare chi è in difficoltà, per sentire il dono della presenza del Signore. Cari ragazzi e ragazze sentite l’esigenza di ritornare almeno ogni domenica in questa chiesa: per incontrare il Signore e i fratelli, perché la fede non si vive in maniera individualistica , ma comunitaria. Sentite il bisogno di fare di questa chiesa un luogo familiare, dove ritornate nei momenti più significativi della vostra vita: quando si soffre, quando muore una persona cara, quando nasce un figlio o una nuova famiglia; quando si deve chiedere perdono, quando si cerca la pace, quando si vuole condividere pensieri, parole e gesti.

Cari fratelli e sorelle, cari cresimandi, lodiamo il Signore, perché abbiamo riavuto la nostra chiesa, anche tra difficoltà burocratiche e tempi non brevi. Ringrazio don Roberto per la passione e l’impegno con cui ha accompagnato questi lavori, con la collaborazione di tutti. E cantiamo insieme la nostra gioia accompagnati da un organo storico che oggi, grazie al contributo dei fedeli e dell’8 per mille alla Chiesa cattolica, viene ridato restaurato alla comunità di Burana.


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